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HOPPER, MALICK E GLI ALTRI
mia cara Watson
ELEMENTARY,
EASTERN BOYS
in concorso a Cannes 2017
dal regista di 120 BATTEMENTS PAR MINUTE,
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Oggi Free
Mauro Gervasini dice che Collateral è il film da salvare oggi in TV.
Su Paramount Channel alle ore 21:15.

Ulteriore omaggio a sir Roger Moore ricordando però il suo impegno civile e umanitario come ambasciatore Unicef, al quale dedicammo un articolo nel 2013...

In concorso a Cannes con 120 battements par minute , Robin Campillo era già nei nostri cuori da tempo. Questa settimana vi segnaliamo un suo film del 2013, ancora inedito in Italia.

Un nuovo Sherlock americano? Più House che Holmes, con Watson al femminile (Lucy Liu). È stato appena rinnovato per una sesta stagione e noi vi invitiamo a (ri)scoprirlo dall'inizio.

Esce di scena a 89 anni sir Roger Moore, che ricordiamo in Vivi e lascia morire, il suo primo Bond e uno dei migliori della serie

Song to Song ci ricorda quanto sia pittorica l'arte di Terrence Malick, che si è ispirato a Edward Hopper sin da I giorni del cielo . Ma qual è il contributo al cinema del grande pittore iperrealista americano? Ecco i registi, i fotografi, i sognatori che hanno cercato e cercano di rubare lo sguardo e i luoghi dei suoi quadri

La citazione

«All work and no play makes Jack a dull boy»

La tenerezza dello sguardo

In occasione dell'uscita di La tenerezza, nelle sale dal 24 aprile, dedichiamo a Gianni Amelio un ampio speciale che partendo dal nuovo film ripercorre le tappe della sua carriera di cineasta, con una filmografia completa che comprende anche i suoi lavori televisivi, le locandine di due dei suoi titoli più significativi, Ladro di bambini (testo di Emanuela Martini) e Colpire al cuore (testo di Maurizio Porro), e due interviste pubblicate quando presentò alla Mostra di Venezia L'intrepido e al Festival di Toronto Il primo uomo. Buona lettura!

In edicola: Martedì, 23 Maggio, 2017

Speciale noir italiano contemporaneo, l'analisi di Mariuccia Ciotta sulla saga dei Pirati dei Caraibi, Speciale Cannes 2017 con la prima parte delle recensioni, Terrence Malick secondo Alessandro Baratti, la nuova stagione di Veep, Scanners su Kiyoshi Kurosawa e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Anni di Piombi

Gli ultimi anni di Daniele Piombi in tv sono stati all’insegna della leggerezza un po’ svagata, alla Peter Sellers in Oltre il giardino, e il suo ruolo, chissà quanto consapevole, quello dell’antifrasi alla tv dominante. Soprattutto dal palcoscenico della sua creatura, quegli Oscar tv, nati nel 1960 come Premio regia televisiva, ai quali dedicava tutto se stesso, ancor di più da quando i Telegatti berlusconiani li confinarono in un cono d’ombra. Inossidabile e impermeabile agli sfottò e alle parodie, come il cognome suggeriva, passava oltre e non si curava di essere additato quale residuo della tv di ieri, «lo smoking vestito da uomo», come gli disse una volta Montesano (ma la battuta l’aveva scritta Vaime). In tempi di people show, reality, intimità date in pasto ai cani e mignottocrazia catodica, Piombi restava un’erma, mai sfregiata dai giovani Alcibiadi della tv spazzatura, il volto composto in una gravitas solenne, persino sproporzionata rispetto a quanto aveva intorno. D’altronde, oggi che tutti sono conduttori polivalenti, amava essere “solo” presentatore sobrio ed elegante, introdurre l’ospite e lasciargli il palcoscenico. Nell’era dei Bonolis e dei Mammucari, quasi una bestemmia. Giornalista mancato, appassionato di musica (tante manifestazioni canore, mai Sanremo, sempre sfiorato in anteprima o collegamenti dal casinò), ha abitato la tv, pubblica in particolare, fin dall’età d’oro della Rai, anche se giocava su più tavoli ai tempi delle emittenti private, con una frenesia senza pari, da Telebiella a Teletna. Presenza funzionale che diventa icona suo malgrado (e già Trapani lo volle come autoparodia vivente nei suoi rivoluzionari C’era due volte e Due di tutto), se ne va quasi sincronicamente con un piccolo grande uomo del cinema statunitense migliore, quel Powers Boothe che fu guerriero della palude silenziosa e ricercato ufficialmente morto per Walter Hill. Come Piombi in tv, Boothe è stato il milite (anzi il militare, visti i suoi tanti ruoli in divisa, uomo duro e di potere) ignoto di tanto cinema popolare, quando i registi si chiamavano Milius e Boorman, per finire, di nuovo come Piombi, trasformato in icona di se stesso da registi fan come Robert Rodriguez che ne volle la faccia di pietra nei due Sin City.

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