Fai bei sogni di Marco Bellocchio - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 45/2016

Fai bei sogni


Regia di Marco Bellocchio

Torino, 1969. Massimo ha nove anni e perde la mamma, alla quale è legatissimo, in circostanze drammatiche. Non accetta la sua morte e il papà non riesce a gestire il dolore. Nel 1971 il Toro vince per la quarta volta la Coppa Italia e intanto lo stesso Massimo, ma di molti anni più grande, entra nella vecchia casa di famiglia dove trova l’album di mamma con i facciotti dei cantanti di allora immortalati e ritagliati. Giornalista, Massimo fa la gavetta tra Torino e Roma, prima cronista sportivo poi inviato di guerra a Sarajevo, infine la carriera a “La Stampa”, dove la risposta alla lettera di un lettore rimette in circolo il peso del legame con la madre e un lutto mai elaborato. A lato, personaggi dallo spessore variabile: il padre (Guido Caprino, tra gli attori più interessanti del momento), Elisa (Bérénice Bejo), medico con la quale osare una fuga in avanti, ma anche il fantasma di Belfagor, chissà se tramite tra il mondo dei morti e quello, non sempre più vitale, dei vivi. Fai bei sogni è tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Massimo Gramellini edito da Longanesi nel 2012, ed è sceneggiato dal regista con Edoardo Albinati e Valia Santella. Con i migliori film di Marco Bellocchio del nuovo millennio - Vincere e Buongiorno, notte - ha in comune il conto in sospeso con il Novecento. Ai tempi di I pugni in tasca, La Cina è vicina o Nel nome del padre quell’epoca era lì, da distruggere o accettare, con le sue ideologie antipodali. Nella visione contemporanea del cineasta invece potrebbe essere un passato più o meno remoto che ha senso nella rappresentazione. Non trovate, in Fai bei sogni, alcun oggetto vintage, lucidato come reliquia mai usata, di quelli spacciati per veri nei film più dozzinali o nelle fiction di Rai1 e Canale 5. Un passato autentico anche se simbolico, terra di illusioni e assenze (di madri, di padri veri e putativi, per i singoli o per la nazione), da contemplare con gli “occhi spalancati chiusi” come in Kubrick, esattamente il “gioco” dello sguardo atterrito, ma condiviso, di Massimo bambino e di sua mamma mentre Juliette Gréco in tv si staglia in posa espressionista minacciosa, nel bianco e nero di Claude Barma. Una scena stupenda come altre. Perché è vero: Fai bei sogni dimostra quanto il cinema di Bellocchio, nell’affrontare una narrazione più tradizionale, risulti fragile e rischi l’improbabile (per esempio nell’incontro tra Massimo ed Elisa, prima al telefono e poi al pronto soccorso). Ma sappia restare gigantesco e unico nella densità dei suoi percorsi, con le interpretazioni antinaturalistiche (qui del professore/astronomo/prete Roberto Herlitzka, o del finanziere Fabrizio Gifuni, o della ricca Emmanuelle Devos, presenza straniante e sublime) e con gli squarci onirici dove convivono pezzi di cinema, tv e canzonette che non sai mai se percepiti nell’intimo tragico di un bambino adulto oppure se veri segni di un eterno presente. 

I 400 colpi

PA
7
SE
9
MG
7
RM
6
GAN
9
GS
7
media
7.5
Fai bei sogni (2016)
Titolo originale: -
Regia: Marco Bellocchio
Genere: Drammatico - Produzione: Italia/Francia - Durata: 134'
Cast: Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Roberto Herlitzka, Emmanuelle Devos, Barbara Ronchi, Linda Messerklinger, Lorenzo Monti
Distribuzione: 01 Distribution
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Valia Santella, Edoardo Albinati

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