Arrival di Denis Villeneuve - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 03/2017

Arrival


Regia di Denis Villeneuve

12 oggetti non identificati arrivano in altrettanti diversi luoghi della Terra: 12 scudi ovoidali alti più di 400 metri galleggiano oscuri e forse impenetrabili a pochi metri dal suolo. Dal loro interno, esseri di un’altra specie tentano di comunicare con l’umanità attraverso suoni misteriosi, tutti da decodificare. Per questo il colonnello Weber trascina nel Montana Louise Banks, esperta linguista, e il matematico Ian Donnelly: perché, insieme, cerchino di capire cosa stanno dicendo gli alieni, suggestivi, filiformi eptapodi (poliponi a sette zampe) che dall’interno della loro astronave “scrivono” con fiumi d’inchiostro, sulla superficie trasparente che li protegge, caratteri circolari e sfrangiati, evidentemente concettuali (infatti, i cinesi stanno cercando di comunicare con loro attraverso le tessere del mahjong). Aperto da una sequenza intimista stringata e struggente e, subito dopo, dall’annuncio di un’invasione maestosa e inquietante ma non roboante, Arrival di Denis Villeneuve si colloca lungo la linea della fantascienza umanistica riaperta di recente da Christopher Nolan. Linguaggio o scienza: qual è il fondamento della civiltà? E i comportamenti di una specie, e il suo pensiero, sono condizionati dal linguaggio? Villeneuve, come Ted Chiang (l’autore del racconto originale, Storie della tua vita), sta dalla parte del linguaggio e della comunicazione rispetto alla scienza e all’azione, da quella del femminile rispetto al maschile. E gli stessi protagonisti, Donnelly e Weber, sono alquanto più duttili della maggior parte dei loro colleghi, commilitoni e capi, connazionali o stranieri. Ma è Louise che guida, conquistata dalla grazia dei due alieni, dalla capacità di Tom & Jerry (in originale, Abbott & Costello: così li battezzano all’istante Louise e Ian) di trasmettere intenzioni, richieste, sogni, ricordi. E qui, il tema della lingua e della scienza s’interseca inevitabilmente con quello del tempo e della memoria: e il cerchio emerge come figura dominante e si spiegano i flashback che appaiono ogni tanto sullo schermo e nella mente della protagonista. Ultimatum alla Terra (il campione della fantascienza umanistica del 1951, di Robert Wise) interseca la parte finale di 2001: Odissea nello spazio e ci porta dritti fino a Interstellar. Ma c’è un po’ troppa carne al fuoco nel film di Villeneuve, che è molto bello nella prima parte, con panoramiche solenni su cielo, terra, edifici, sui vuoti al posto dei pieni cui ci hanno abituato le catastrofi dei mondi in guerra, sull’attesa più che sulla paura, sull’“arrivo” più che sulla minaccia. Gli arrivi, però, sono tanti e diversi, e le connessioni spielberghiane finiscono con l’eleganza stilizzata degli alieni e il desiderio di comunicare (Incontri ravvicinati del terzo tipo è imprescindibile). Poi, la deriva si fa malickiana, e qui Arrival soffre di “perdita dell’innocenza”, di eccesso di filosofia, l’umanesimo diventa un po’ troppo sentimentale e la comunicazione, da istintiva, vira verso la predica.

I 400 colpi

AA
6
PA
7
CB
7
PMB
5
MC
6
AC
8
SE
5
IF
6
AF
8
RM
5
MM
7
EM
7
FM
5
RMO
8
GAN
6
LP
7
GS
5
RS
6
FT
9
Arrival (2016)
Titolo originale: Arrival
Regia: Denis Villeneuve
Genere: Fantascienza - Produzione: Usa - Durata: 116'
Cast: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Mark O’Brien, Tzi Ma, Abigail Pniowsky, Julia Scarlett Dan, Jadyn Malone, Lucas Chartier-Desser

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