Le cose che verranno di Mia Hansen-Løve - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 16/2017

Le cose che verranno


Regia di Mia Hansen-Løve

Ci sono momenti in cui le cose paiono disfarsi. I figli mettono su casa, il marito, costretto a una scelta, va a vivere con una donna più giovane, la mamma piano piano si raggrinzisce e infine muore, e persino la casa editrice accademica per la quale la protagonista cura una prestigiosa collana decide di rendere copertine e contenuti più appetibili e “moderni“. «Sembrano confezioni di caramelle», dice Nathalie disgustata agli editori, ormai preda degli esperti di marketing, per i quali vendere, come in questo caso, filosofia o caramelle è la stessa cosa. Nathalie è sulla sessantina, benestante, colta, attiva nel suo rapporto intellettuale e talvolta conflittuale con gli studenti di liceo ai quali insegna filosofia, bella casa parigina e un’altra molto amata in Bretagna, che però deve lasciare perché è di proprietà della famiglia del marito, docente della stessa materia all’università, incappato come spesso accade nel coup de foudre della mezza età. «Credevo che mi avresti amata per sempre. Che stupida!», è la prima reazione di Nathalie all’annuncio dell’abbandono. Seguita poi, però, dalla sconsolata constatazione dei vuoti apparsi tra i libri (in comune) e dalla stizzita liquidazione in pattumiera dell’enorme, imbarazzante mazzo di peonie che l’ormai ex marito le fa recapitare. Che fare della libertà totale ritrovata, che fare della vita? Ospitare, certo, Pandora, la gatta nera e cicciona che ha vissuto sempre sdraiata ai piedi di sua madre, una volta che questa dev’essere ricoverata in un istituto. Andare al cinema la sera da sola. O passare le vacanze nella casa in montagna nella quale è andato a vivere, in una sorta di comune, l’ex studente preferito. Per accorgersi magari che ci sono esperienze e ideali non più condivisibili. Costruito su una Isabelle Huppert straordinaria, nervosa o dolorante, ironica o arrabbiata, Le cose che verranno, quinto, bellissimo film di Mia Hansen-Løve, ha l’andamento fluido del tempo che passa, inavvertito fino a un certo punto. Fino a quando, appunto, le cose che si sono costruite si disfano. E la vita diventa “la vita degli altri“, le nuove coppie, le nuove famiglie, ma anche le nuove collane editoriali, le nuove parole d’ordine politiche e filosofiche. Quando la gatta Pandora vede per la prima volta dalla finestra un bosco, ci pensa un po’ su e poi si addentra decisa nella wildlife, dalla quale torna portandole in regalo una piccola preda. L’istinto la muove, anche in vecchiaia. Lo stesso che induce Nathalie a scelte amare. Tenerissimo, imbastito nell’ironia e intriso di malinconia, Le cose che verranno racconta l’improvvisa apparizione dell’avvenire (L’avenir è il titolo originale) nel momento in cui questo non c’è più. E tra una tavola imbandita e un nipotino che piange in camera, Nathalie sceglie quest’ultimo e la macchina da presa indietreggia nel corridoio, indugia un attimo sulla sua sedia vuota, mentre in colonna sonora parte Unchained Melody nella versione dei Fleetwoods, canzone triste sulla solitudine e sullo scorrere del tempo.

I 400 colpi

AA
7
PA
8
PMB
7
AC
8
SE
4
IF
8
MG
6
RM
8
MM
6
EM
8
FM
7
RMO
6
LP
8
GS
8
media
7.1
Le cose che verranno (2016)
Titolo originale: L'avenir
Regia: Mia Hansen-Løve
Genere: Drammatico - Produzione: Francia/Germania - Durata: 102'
Cast: Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka, Edith Scob, Sarah Le Picard, Solal Forte, Elise Lhomeau, Lionel Dray, Grégoire Montana, Lina Benzerti
Distribuzione: Satine Film
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve

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