Civiltà perduta di James Gray - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 25/2017

Civiltà perduta


Regia di James Gray

Rispetto al precedente C’era una volta a New York, dove le interferenze di Harvey Weinstein devono avere pesato più del dovuto, Civiltà perduta, titolo italiano banale per il ben più evocativo The Lost City of Z, evidenzia senza alcun dubbio che James Gray è uno dei pochissimi americani in attività (l’altro è Jeff Nichols) a tentare la strada di un cinema complesso, non autoreferenziale, citazionistico. Nella vicenda di Percival Fawcett, reduce di guerra che si lancia alla scoperta della civiltà amazzonica scontrandosi con le chiusure scientifiche del suo tempo, Gray mette in scena - traslandola sul piano di un genere normalmente associato al lavoro di Zoltan Korda - una modalità di racconto apparentemente desueta. Nelle mani del regista di Little Odessa e I padroni della notte, però, il cosiddetto “film d’avventura” diventa il segno di un uscire fuori da se stesso; un allontanarsi - ulteriore - dal perimetro del racconto urbano cui Gray è associato da sempre. Film di una complessità inusitata, la cui costruzione circolare contiene la chiave del rapporto fra Fawcett e suo figlio (e che non può non evocare - lontanamente - l’eco di Sentieri selvaggi), Civiltà perduta, inevitabilmente, è anche un ragionamento profondo sulla hybris occidentale, sospesa fra colonialismo e autodeterminazione del sapere, desiderio di conoscenza e romanticismo. Non a caso Gray, attraverso la figura della moglie interpretata da Sienna Miller, riesce a offrire, compiutamente, una prospettiva femminile di quella che una volta sarebbe stata solo una “faccenda maschile”. A fronte della vastità tematica del film, Gray adotta una modalità di racconto vertiginosa; i dettagli, invisibili a una prima visione, che rivelano l’organizzazione sociale del mondo di Fawcett, nei cui confronti si afferma quello di sua moglie, sono organizzati come un gioco di riflessi e specchi. Esemplare, in questo senso, il finale quasi “viscontiano” (si pensa a Senso, con lo spostamento evidente dell’asse del racconto sulla solitudine della donna, fra specchi, scale e altri elementi ottocenteschi che lasciano il campo a un sentire moderno...). Oppure l’ultima, definitiva partenza, con la carrellata dal treno che attraversa le stanze della casa di Fawcett che evoca quella di I vitelloni. Nel legame fra Fawcett e suo figlio, interpretato da Tom Holland, in un gioco di agnizione rimandato dalle prime immagini al finale, e tematizzato nel rapporto con Robert Pattinson (sempre eccellente), Gray rilancia ancora una volta le sue ossessioni “bibliche”, in un passaggio di consegne, fatto di destino e saperi, che è sia un’accoglienza sia una resa. Magnificamente inattuale eppure modernissimo, contemporaneo, il film di James Gray è una riuscita assoluta. Un’opera complessa e segreta che funziona perfettamente anche “solo” come film d’avventura. Al di là delle ossessioni da cultura pop e formati veloci più o meno brevi, James Gray rilancia la centralità del racconto e della forma. Una scelta - come dire? - politica.

I 400 colpi

PMB
9
MC
6
AC
9
SE
9
IF
9
RM
6
MM
9
FM
6
RMO
9
GAN
10
LP
8
GS
10
RS
6
FT
8
Civiltà perduta (2016)
Titolo originale: The Lost City of Z
Regia: James Gray
Genere: Avventura - Produzione: USA - Durata: 141'
Cast: Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller, Tom Holland, Edward Ashley, Angus MacFadyen, Ian McDiarmid, Clive Francis

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