Le locandine di Film TV

Locandine /// Poster memorabili di film imperdibili, dal 1999 ad oggi.

La zona morta

Regia di: David Cronenberg

Titolo originale: The Dead Zone
Anno: 1983
Genere: Horror
Produzione: USA
Durata: 100 minuti

Cast: Christopher Walken, Brooke Adams, Martin Sheen, Nicholas Campbell

Il dono della solitudine


Emanuela Martini su La zona morta

Johnny Smith è un insegnante di lettere bravo e appassionato (all’inizio del film, recita a memoria ai suoi studenti Il corvo di Edgar Allan Poe); è giovane e molto innamorato della sua collega Sarah; pare destinato a una vita serena a Castle Rock, la cittadina immaginaria nella quale Stephen King ha ambientato il suo romanzo del 1979 e alcuni lavori successivi, trasportata da David Cronenberg al confine tra il Maine e l’Ontario, in un Canada di provincia luminescente e quasi sempre immerso nella neve. Ma il corso della vita di Johnny cambia all’improvviso la notte in cui, dopo aver accompagnato a casa Sarah e aver rifiutato di dormire da lei (Johnny crede che le cose vadano fatte solo al “momento giusto“), viene coinvolto in un incidente automobilistico. Quando si risveglia, con il volto liscio come prima dello scontro e il corpo all’apparenza integro, scopre però di essere rimasto in coma per cinque anni (durante i quali Sarah si è sposata) e di possedere un nuovo “senso“: se tocca le persone, se stringe loro la mano, “vede“ il loro futuro, quello che sta per accadere, che è appena accaduto o che accadrà tra anni. Vede e sente, con violenza sconvolgente, i pericoli che queste persone stanno correndo, le minacce individuali e collettive, il male come si materializza nella vita di tutti. Morti, incendi, omicidi, incidenti, deliri di potere che metteranno a rischio l’umanità intera. E Johnny è costretto a convivere dolorosamente con questo “dono“ tremendo, come con la ferita dell’amore perduto. Poco apprezzato da chi (molto superficialmente) di Cronenberg ama soprattutto la vena carnale e splatter, in realtà La zona morta è un tassello esemplare di quello studio della malattia che sta al centro dell’opera dell’autore canadese. È un La mosca senza mutazione corporea, uno Scanners senza esplosioni, un Inseparabili senza deriva nella follia, uno Spider ante litteram. È un viaggio nell’esistenza volutamente appartata di un uomo mite e intelligente, rassegnato a un handicap del quale a poco a poco valuta le implicazioni morali. Johnny vorrebbe solo l’anonimato; ma è anche tanto onesto da sapere che, per il bene di altri, sarà costretto a mettersi in gioco. Così, il primo film di Cronenberg a budget non risicato (produce, nel 1983, Dino De Laurentiis, allora nel pieno della sua avventura hollywoodiana) è in realtà un thriller psicologico trattenutissimo e dolente, dove, più che il mistero, l’effetto, la suspense, contano i rapporti, accennati, intuiti, tra i personaggi, l’atmosfera raggelata di un inverno suburbano perenne, le scosse elettriche che, all’improvviso, si scaricano sul protagonista. E la sua quieta, incolmabile solitudine. Christopher Walken, che aveva già dimostrato quant’era bravo in Il cacciatore, I cancelli del cielo e Roseland, conferisce a Johnny un’ingenuità, una pazienza, una faticosa sottomissione alle sue doti telepatiche e alle richieste conseguenti che ne fanno un perfetto eroe cronenberghiano. Probabilmente, questa è ancora una delle sue interpretazioni migliori: si scalda quando è davanti ai suoi allievi (nell’ultima parte del film diventa il tutore di un ragazzino timido e asociale e insieme si entusiasmano, ancora, alla lettura di Poe), si ritrae inorridito davanti alle immagini che “vive“ attraverso una stretta di mano, s’imbarazza come un ragazzino quando rivede Sarah e il suo bambino, s’interroga con rassegnazione quando capisce di dover uscire allo scoperto e agire. La zona morta è un film tristissimo su quello che abbiamo perduto e sui nostri doveri morali.

La controlocandina di Claudio Bartolini

Cultori della materia cronenberghiana, mano alle agende. Non prendete impegni dal 15 al 22 marzo 2015, perché il Lucca Film Festival (in media partnership con Film Tv), giunto all’11ª edizione, offre una personale multimediale sul cineasta di Toronto. Nell’arco delle giornate ne saranno infatti proiettati i lungometraggi e i corti, tra il grande schermo del cinema Centrale e quello dell’auditorium Vincenzo da Massa Carrara. Tutto molto cinefilo, ma le ciliegine sulla torta sono quattro e tutte fuori dagli schermi. Trattasi delle mostre, inaugurate il 15 febbraio e aperte fino al 3 maggio. La più stupefacente è Evolution, creata dal Toronto International Film Festival nel 2013 e allestita presso la Fondazione Ragghianti di Lucca, che raccoglie i principali oggetti di scena cronenberghiani destinandoli a un percorso espositivo imperdibile per quantità e qualità. Quindi M. Butterfly, ovvero una stanza del Puccini Museum - Casa natale interamente dedicata al capolavoro del 1993 con costumi, oggetti di scena e cimeli ad affiancare i numerosi documenti autografi riguardanti Madama Butterfly che il museo conserva. Poi Red Cars, installazione multimediale a tema Ferrari nata dall’iniziale progetto di un lungometraggio ambientato nel mondo della Formula 1. Presso l’Archivio di Stato è possibile assistere alla proiezione e acquistare il libro contenente la sceneggiatura originale. Infine Chromosomes, percorso attraverso fotogrammi cronenberghianamente modificati e divenuti quadri da esposizione visibile a Viareggio, presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. L’offerta è quantomai ricca e comprende anche una lezione di cinema che l’autore terrà in collegamento Skype sabato 21 dalle 17. Ma non di solo Cronenberg vivrà il Lucca Film Festival 2015, dato che alla kermesse parteciperanno anche nomi del calibro di Terry Gilliam e Alfonso Cuarón. Il programma completo su www.luccafilmfestival.it

I giovani si arrabbiano

Io sono un campione di Lindsay Anderson

Nella sua spiccia rozzezza un titolo come Gioventù, amore e rabbia coglie nel segno più del poetico The Loneliness of the Long Distance Runner, che è quello originale del film di Tony Richardson e del romanzo di Alan Sillitoe....

Gianni Amelio

Volontariato in Technicolor

Magnifica ossessione di Douglas Sirk

Che bell’annata di gustosi pianti fu il 1954! Da L’ultima volta che vidi Parigi a Johnny Guitar, da Senso a La contessa scalza passando per la Hollywood cinica di È nata una stella, il mélo fu...

Maurizio Porro

Cinema di lacrime

Amore maledetto di Emilio Fernández

Un regista brasiliano che non gira più film da molto tempo passa alcuni giorni a Città del Messico per rivedere vecchie pellicole latinoamericane degli anni '40, melodrammi in bianco e nero che tanto piacevano (come lui ricorda senza turbamento...

Gianni Amelio

Elegie della solitudine

Regalo di Natale di Pupi Avati

In una casa immersa nella Bologna ovattata, nostalgica e immobile del dicembre 1986, Pupi Avati trova il suo capolavoro. La notte di Natale accoglie cinque personaggi riunendoli intorno a un tavolo, verde come la speranza di riscatto da una vita...

Claudio Bartolini

Il buffone buono

Falstaff di Orson Welles

Anni fa andava di moda un giochino tra cinefili: indovinare il nome di un attore o di un'attrice partendo da tre registi con i quali aveva lavorato. Esempio: ha interpretato film di Fellini, Germi e Scola. Risposta (facile): Marcello Mastroianni...

Gianni Amelio

Archivio Locandine

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