Le locandine di Film TV

970x250.JPG

Locandine /// Poster memorabili di film imperdibili, dal 1999 ad oggi.

Rocky

Regia di: John G. Avildsen

Titolo originale: Rocky
Anno: 1976
Genere: Drammatico
Produzione: USA
Durata: 119 minuti

Cast: Sylvester Stallone, Talia Shire, Burt Young, Carl Weathers, Burgess Meredith

Voglia di vincere


Giona A. Nazzaro su Rocky

Rocky è un film perfetto. E quell’anno, il 1977, per gli Oscar correvano film come Taxi Driver, Quinto potere, Tutti gli uomini del presidente, Questa terra è la mia terra. Film come non se ne fanno più. All’epoca sembrava quasi uno scandalo che la statuetta per il miglior regista se la fosse beccata John G. Avildsen, ormai dimenticato da(l) tempo (e al sicuro da ogni rivalutazione). La critica, soprattutto quella ideologica, italiana e non, si lamentava: le solite storie sull’America in cerca di rassicurazioni e redenzioni, diceva. Come oggi con Sully. E invece sarebbe bastato vedere il film per capire come Rocky sia (purtroppo) una delle ultimissime volte del cinema hollywoodiano in cui operai e proletari hanno avuto accesso compiutamente a una vera e propria mitologia di massa. Le immagini delle strade di Philadelphia nelle quali si muove bofonchiando la sua frustrazione Rocky Balboa oggi valgono almeno quanto i documentari di Frederick Wiseman. Buie, sporche, acquitrinose. E poi la galleria di volti, da caratteristi leggendari come Joe Spinell, al corollario di facce da galera indimenticabili che, per vederne di simili (ma non al cinema), s’è dovuto aspettare I Soprano. L’attenzione con la quale James Crabe, abituale collaboratore di Avildsen, usa la profondità di campo, muove la macchina, inventa prospettive e tesse immagini è esemplare (notare il rispetto con il quale filma il gruppo doo-wop da strada). Il passaggio dei treni, il porto, il bar, il macello. Tutti luoghi con indirizzi veri. E le scenografie (di Bill Cassidy) che sanno di acari annidati nelle poltrone, di pavimenti luridi lavati peggio, di sudore, di unto, di tristezza. Tristezza quella vera, che ti taglia il fiato e ti preme sul cuore. Sylvester Stallone mette in scena non un mondo, ma una classe sociale e la eleva al rango di mondo. E il soffio di chi non vuole morire. Non ancora. L’hanno definito una favola, Rocky, come se fosse un limite. E invece Stallone, con Rocky, è stato l’unico che ha avuto il coraggio, anche inconsapevole, di raccogliere l’eredità morale di Frank Capra, fra i maestri americani il più sottovalutato e dimenticato. Poi, certo, Stallone è diventato Rocky, le due immagini sovrapposte e smarginate (per dirlo con la magnifica Elena Ferrante). E il destino di Stallone è diventato quello di Rocky e viceversa, sino a che Rocky non ha, ancora una volta, dato una mano a Stallone, il suo compagno segreto. È questo che racconta Creed. Se in Rocky Apollo letteralmente chiama alla vita “The Italian Stallion” (pronunciato Ai-tallian, ossia, “io-ttaliano”…), Stallone restituisce il testimone. Regia di Ryan Coogler e titolo non Rocky 7 o altro, ma Creed. Come Apollo. Black Lives Matter. Una danza fra Rocky e Sly annunciata dalla purezza del capostipite (e anche se lo spoof di Aki Kaurismäki, Rocky VI, è delizioso, non si comprende a fondo la mitologia di Balboa senza i sequel e le successive trasformazioni). All’epoca di Rocky, la linearità della “storia”, l’esemplarità della parabola, «All I wanna do is go the distance» (voglio solo andare sino in fondo), sembravano banalità se riferite alla crisi dell’anomia di Taxi Driver o alla schiettezza politica degli altri film in lizza per l’Oscar. E invece Stallone raccontava la classe operaia e lo faceva da antropologo; attento ai gesti, ai dettagli, alle voci e sì, certo, ai loro sogni. E sorpresa: quei sogni lì, ce li avevano tutti (e ci eravamo già passati, anche se in altre forme, con Raffaello Matarazzo). E non sono sogni facili. Sono sogni che solo a immaginarli devi spaccarti la schiena. E non è detto che si vinca. Vinci dentro, magari, resti in piedi, ma il giudice di gara la vittoria non te la dà. Stallone, invece, non sbaglia niente. Scrive, interpreta e scrive. Coreografa tutti gli incontri di pugilato che Scott Conrad e Richard Halsey montano virtuosisticamente. Oscar meritatissimo, tra l’altro. Basta osservare come sono montati gli angoli di ripresa e gli spazi nelle abitazioni di Rocky e Paulie. E poi la musica composta da Bill Conti. «Volevo qualcosa che evocasse navi in preda alla furia del mare», racconta Stallone e Conti, ispirandosi a delle fanfare medievali, scrive uno dei temi più struggenti di sempre. E così Stallone corre all’alba come un dannato (con un’accelerazione da cardiopalma) mentre la musica monta e lui si prepara ad ascendere verso il Philadelphia Museum of Art. E non è una coincidenza. Se poi si guardano i numeri si capisce meglio l’enormità dell’impresa. Poco più di un milione di dollari; 28 giorni di riprese. Come un documentario; come un’opera neorealista. Anche in questo Rocky era diverso dai suoi concorrenti per l’Oscar. Come avrebbe detto Roberto Rossellini: o faccio questo film, o muoio. Rocky è uno dei migliori film americani di tutti i tempi. E più passa il tempo, più migliora e acquista ulteriore importanza (l’unica cosa che si potrebbe eliminare, la zoomata sul volto di Rocky quando accetta la proposta di Jergens). L’America di Rocky Balboa non esiste più. Con quelle strade lì si sono persi anche un mondo e un cinema. In compenso Stallone, proprio come il suo personaggio più amato, ha preso botte, commesso errori, ma ha tenuto duro. Sempre. E come Rocky, film e personaggio, è diventato un classico americano. Di quelli che ti fanno capire come funziona il cinema. E la vita.

Fatti & rifatti

I diabolici di Henri-Georges Clouzot

Quella che è la ragione d'essere del teatro, al cinema sembra invece un ripiego. Intendo il remake di uno spettacolo riuscito, di un evento che ha fatto epoca e che si vuole rinfrescare con nuove tecniche. Che c'entra il remake col teatro? lo...

Gianni Amelio

L'armata delle ombre

Lo spione di Jean-Pierre Melville

Uomini che, nella notte, scivolano veloci lungo i muri della città. Auto che, contemporaneamente, pattugliano e scrutano il buio delle strade, sulle tracce, forse, di quegli stessi uomini. E impermeabili stretti nella cintura, borsalino calati...

Emanuela Martini

Lettere dal carcere

Buongiorno, notte di Marco Bellocchio

Ossimoro: figura retorica che consiste nell’accostare parole di senso opposto. Buongiorno, notte. Accoglienza di un periodo buio, del nostro tempo e della nostra Storia, vissuto attraverso gli occhi di Chiara, carceriera di Aldo Moro,...

Mauro Gervasini

Tiro mancino

Furia selvaggia - Billy Kid di Arthur Penn

«When Billy the Kid was a very young lad, in the old silver city he went to the bad. Way out in the West with a gun in his hand, at the age of twelve years he first killed his man.» Così recita una delle tante ballate che celebrano le gesta del...

Gianni Amelio

Justine d'Egitto

Rapporto a quattro di George Cukor

Youssef Chahine, il più grande regista egiziano, ha raccontato la capitale del suo paese in un'appassionante trilogia inedita da noi e i cui titoli sono da soli un omaggio, o un'ossessione: Alessandria ... perché?, Una storia...

Gianni Amelio

Archivio Locandine

Titolo Film Autore FilmTv n°
Mondo nano Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet Mauro Gervasini 25 / 2017
Noi, Daniel Blake Io, Daniel Blake di Ken Loach Mauro Gervasini 24 / 2017
Solo per i suoi occhi Octopussy - Operazione piovra di John Glen Mauro Gervasini 23 / 2017
I texani ammazzano al sabato La caccia di Arthur Penn Mauro Gervasini 22 / 2017
Il senza nome Un detective - Macchie di belletto di Romolo Guerrieri Mauro Gervasini 21 / 2017
Quell'oscuro oggetto del desiderio La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel Giulia D'Agnolo Vallan 20 / 2017
Attenti al padrone Cane bianco di Samuel Fuller Giulia D'Agnolo Vallan 19 / 2017
I furbi e i cretini Il federale di Luciano Salce Alberto Pezzotta 18 / 2017
The Irish Señor Alvarez Kelly di Edward Dmytryk Mauro Gervasini 17 / 2017
Un battito d'ali La farfalla sul mirino di Seijun Suzuki Mauro Gervasini 16 / 2017
Il capolavoro Il giovedì di Dino Risi Mauro Gervasini 15 / 2017
Gabba Gabba Hey 31 di Rob Zombie Mauro Gervasini 14 / 2017
La galassia può attendere Guardiani della galassia di James Gunn Ilaria Feole 13 / 2017
La natura dell'uomo Il quarto uomo di Paul Verhoeven Pier Maria Bocchi 12 / 2017
Il regista della furia Notte senza fine di Raoul Walsh Mauro Gervasini 11 / 2017
Nel mezzo del cammin Sicario di Denis Villeneuve Mauro Gervasini 10 / 2017
Riserva americana I guerrieri della palude silenziosa di Walter Hill Mauro Gervasini 09 / 2017
Si può fumare! Imputato alzatevi! di Mario Mattòli Mauro Gervasini 08 / 2017
La via della cedevolezza Sugata Sanshiro di Akira Kurosawa Mauro Gervasini 07 / 2017
Magnifica ossessione La mia droga si chiama Julie di François Truffaut Mauro Gervasini 06 / 2017
Odissea morale Il disprezzo di Jean-Luc Godard Alberto Pezzotta 05 / 2017
La madre dei sospiri Suspiria di Dario Argento Mauro Gervasini 04 / 2017
Meridiano di sangue Il buio si avvicina di Kathryn Bigelow Mauro Gervasini 03 / 2017
Quale tempo per l'eros La vita di Adele di Abdellatif Kechiche Mauro Gervasini 02 / 2017
Otto bastardi The Hateful Eight di Quentin Tarantino Emanuela Martini 01 / 2017
L’oblio degli uomini Francofonia di Aleksandr Sokurov Emanuela Martini 52 / 2016
Voglia di vincere Rocky di John G. Avildsen Giona A. Nazzaro 51 / 2016
L’incubo della psiche Lo specchio scuro di Robert Siodmak Emanuela Martini 50 / 2016
La lunga corsia della morte The Hitcher di Dave Meyers Adriano Aiello 49 / 2016
Amore e morte Matador di Pedro Almodóvar Emanuela Martini 48 / 2016

Pagine

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti - Privacy