Le locandine di Film TV

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Locandine /// Poster memorabili di film imperdibili, dal 1999 ad oggi.

Rocco e i suoi fratelli

Regia di: Luchino Visconti


Anno: 1960
Genere: Drammatico
Produzione: Italia/Francia
Durata: 180 minuti

Cast: Alain Delon, Renato Salvatori, Annie Girardot, Roger Hanin, Katina Paxinou, Nino Castelnuovo, Corrado Pani

In piedi per Visconti


Gianni Amelio su Rocco e i suoi fratelli

Ho una sola nostalgia per il bel cinema che fu, e riguarda una sciocchezza, un dettaglio. Una volta c'era l'abitudine di entrare in sala a qualunque ora, che il film si vedesse dalla metà non sembrava un problema. E succedeva che, arrivati alla cassa, si leggesse un cartello: posti in piedi. Pochi tornavano indietro, i più entravano e s'ammassavano in fondo o ai lati o persino nel corridoio centrale. l ragazzi si sedevano per terra e guardavano lo schermo dal basso in alto, come quando passano gli aerei. Da questa scomoda posizione vidi per la prima volta Rocco e i suoi fratelli. La scritta «posti in piedi» mi suonava più come una promessa che come una minaccia: meglio entrare comunque (non avevo l'età, e il film era vietato...) che rischiare di non vederlo mai. Il posto a sedere era in quel caso un lusso di cui potevo fare a meno: Rocco non era L'urlo dei Comanches o Scapricciatiello. E il pienone, quella volta, era una cosa diversa, un tutto esaurito speciale. A distanza di tanto tempo, e facendo indegnamente il suo stesso mestiere, oggi capisco perché Visconti amasse questo film più degli altri suoi, più di Ossessione, più di La terra trema, più di Senso (che a me - per inciso- sembrano più belli...). Era forse per via di quel cartello, di quel «posti in piedi» attaccato sopra la cassa del Politeama Italia di Catanzaro (e di tutti i Politeama d'Italia). Era per via di quel pubblico che faceva a meno di una poltrona e stava tre ore con le gambe doloranti a commuoversi sulla storia della famiglia Parondi. Un pubblico che aveva pagato un posto a sedere, ma ci rinunciava senza lamentarsi. perché vedere quel film era comunque un privilegio. Un altro mondo davvero, un mondo eroico - quello degli spettatori del cinema - che veniva spesso e volentieri maltrattato. Difficile immaginare per chi non c'era in quella prima visione (settembre 1960) l'effetto che ci fece il famigerato oscuramento di un paio di sequenze. Dopo aver superato censure ufficiali e non (vietato girare un omicidio all'Idroscalo di Milano per non vilipendere il suolo...), Rocco e i suoi fratelli incorse nella verecondia di un pretore che ne inventò una nuova: senza tagliare le scene considerate scandalose, fece sì che in ogni sala, al momento opportuno, si mettesse un filtro scuro davanti al proiettore: si sentivano le voci ma non si vedeva più niente per qualche minuto, dietro quello schermo nero si poteva immaginare qualunque cosa. Anche per questo accorsero in tanti. E la soddisfazione di quei «posti in piedi» fu anche merito di un censore imbecille.

Scandalo a Philadelphia

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Il bel titolo Longtime Companion si perse nella traduzione italiana Che mi dici di Willy? Anzi il punto di domanda sembrava persino indisponente, come se suggerisse una risposta pruriginosa, un pettegolezzo. Spariva la parola...

Gianni Amelio

Amore e morte

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Pellerossa e visi pallidi

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Gianni Amelio

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Qualcuno si ricorda di Lady Godiva? Fu l'eroina di una leggenda inglese che si perde nel medioevo. Per far sì che il marito, signore di Coventry, alleggerisse le inique tasse che gravavano sui sudditi. attraversò a cavallo tutta la città...

Gianni Amelio

L'assedio di Heidegger

Distretto 13 - Le brigate della morte di John Carpenter

Con Distretto 13 - Le brigate della morte (1976) comincia pienamente la carriera di John Carpenter. L’esordio Dark Star di un paio d’anni prima, infatti, oltre a essere il saggio di diploma alla USC (University of Southern...

Mauro Gervasini

Archivio Locandine

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