Le locandine di Film TV

Locandine /// Poster memorabili di film imperdibili, dal 1999 ad oggi.

L'uomo che sapeva troppo

Regia di: Alfred Hitchcock

Titolo originale: The Man Who Knew Too Much
Anno: 1956
Genere: Thriller
Produzione: USA
Durata: 119 minuti

Cast: James Stewart, Doris Day, Daniel Gélin, Brenda De Banzie

Il film che visse due volte


Gianni Amelio su L'uomo che sapeva troppo

Nella lunga filmografia di Hitchcock ci sono due film con lo stesso titolo: L'uomo che sapeva troppo. Hanno in comune lo spunto di partenza, le stesse scene madri, ma si somigliano poco o niente. E non solo perché è diversa l'ambientazione e uno dei due è a colori. Che cos'è che spinge un regista a rifare un film che ha già fatto? Può esserci una ragione mercantile: la storia funziona ancora, quindi la si aggiorna con tecniche più moderne e un cast adeguato. Oppure il primo film non era venuto bene, e allora lo si aggiusta tenendo conto degli errori già fatti. Del resto i romanzieri, che sono più liberi dall'ingombro economico, ripropongono le loro edizioni rivedute e corrette, e nessuno si scandalizza. Ma c'è un'altra possibilità ancora: che il remake diventi l'occasione per un film completamente diverso, che del primo conserva il titolo ma poi prende una strada propria. È quello che mi pare sia accaduto a Hitchcock con questi due omonimi del '32 e del '56: condividono tanti snodi della trama, sono fatti dalla stessa mano inconfondibile, ma non si apparentano tra di loro più di quanto non succeda alle altre opere del maestro. È vero che tutti i grandi (e anche i piccoli...) fanno sempre lo stesso film e lo chiamano per comodità in modo diverso. Con Hitchcock succede però un fatto speciale: in tanti lo hanno imitato, tanti hanno sognato almeno una volta di essere come lui, d'impadronirsi del suo stile; ma l'impresa, che io sappia, non è riuscita a nessuno. Era giusto, allora, che Hitchcock i suoi vecchi soggetti se li rigirasse da solo ogni volta che voleva: per noi spettatori sarebbe stata comunque una novità. Nel caso di L'uomo che sapeva troppo seconda versione, basta già la coppia dei protagonisti per fare la differenza. Non solo James Stewart - che dà l'impronta seria ai film di Hitchcock, come Cary Grant quella leggera... - ma anche Doris Day è in gran forma. Qui sfrutta anche il suo primo mestiere e canta una canzone (Que sera sera) in una delle scene più ardite ed emozionanti sul piano della regia. La musica ha un ruolo chiave nella trama, e Hitchcock ne approfitta per costruire come una partitura tutta l'ultima parte, dal concerto alla Albert Hall fino allo scioglimento nell'albergo. Impeccabile. Non c'è storia per chi vuole rifargli il verso. Ne sa qualcosa Gus Van Sant, che di Psyco, invece di fare il remake, ha fatto il clone.

La controlocandina di Emanuela Martini

La prima fu casuale, solo perché si doveva riempire lo schermo: di spalle, nella redazione di un giornale, in The Lodger (1926), il suo terzo film. Col tempo, l'apparizione di Hitchcock diventa una superstizione e poi un obbligo. «Oggi», ha detto a Truffaut, «per permettere alla gente di vedere il film in pace mi preoccupo di farmi notare nei primi 5 minuti». Da Rebecca in poi, compare in tutti. Due volte, impacciato da un violoncello, incontra un suo protagonista in una stazione (Il caso Paradine e L'altro uomo); spesso attraversa la strada (Il sospetto, davanti a Joan Fontaine, Nodo alla gola, nella prima inquadratura, La congiura degli innocenti), passeggia sul marciapiede (Murder, Il club dei trentanove, Il prigioniero di Amsterdam, Il signore e la signora Smith, Paura in palcoscenico, La donna che visse due volte) o si confonde tra la folla (a Marrakech in L'uomo che sapeva troppo, sulla riva del Tamigi in Frenzy). Una volta ha i baffi (il cowboy che porta la lettera in Sabotatori), una un cappello da texano (davanti all'ufficio di Marion in Psyco), una una gabbia di uccelli (seduto sull'autobus di fianco a Cary Grant in Caccia al ladro) e una una coppia di fox-terrier ('Gli uccelli). Le più difficili sono state quelle nei film chiusi in un solo ambiente: in una foto su un giornale, a pubblicizzare una cura dimagrante, nella scialuppa di l prigionieri dell'oceano e in una foto di vecchi compagni di scuola di Ray Milland nell'appartamento di Il delitto perfetto. Le più divertenti sono quelle di L'ombra del dubbio (il giocatore con tredici picche in mano in una partita di bridge su un treno), di Notorious (l'invitato alla festa di Sebastian che beve una coppa di champagne in un sorso), di La finestra sul cortile (l'uomo che ripara la pendola nella casa del musicista). L'ultima, in Complotto di famiglia, è una firma: solo la sua inconfondibile silhouette nera, dietro il vetro di un ufficio dell'anagrafe.

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