#iCancelliDelCielo #12 Il cinema dei soldi pubblici

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Giulio Sangiorgio dice che Scemo di guerra è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 10:25.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Non è più possibile parlare d'arte escludendo la scienza e la tecnologia. Non è più possibile analizzare i fenomeni fisici escludendo le realtà metafisiche. (Gene Youngblood)»

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Simone Arcagni

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2 Aprile 2017

#iCancelliDelCielo #12 Il cinema dei soldi pubblici

In occasione dell'uscita in sala di Classe Z, il regista Guido Chiesa ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook, poi condiviso anche dal nostro account Facebook @filmtvrivista. In buona sostanza Chiesa ricorda un suo film di sette anni fa, Io sono con te, dedicato alla figura di Maria di Nazaret. Nonostante ottime recensioni («Le migliori che abbia mai avuto») lo videro meno di 15 mila spettatori per un incasso di 100 mila euro, a fronte di un costo di circa 3 milioni. Una proporzione «inaccettabile» per Chiesa, anche perché si trattava di soldi pubblici. Da qui la decisione di lavorare per Colorado occupandosi di commedie, in cerca di un pubblico più ampio, puntualmente arrivato. Per il suo penultimo film, Belli di papà (2015), con Diego Abatantuono, gli spettatori sono stati 600 mila, l'incasso di quasi 4 milioni e mezzo. Le proporzioni sono queste. Però io vorrei raccontarvi un'altra storia. Quando uscì Io sono con te organizzai una proiezione nella mia città e invitai Guido. Sala piena. Certo, una sala di cento posti. Sono tanti? Sono pochi? Comunque sono. Credo che nessuno sia uscito da quell'incontro uguale a come ci era entrato, perché, complice la presenza di un sacerdote dallo sguardo particolarmente cinefilo, e grazie a una partecipazione non solo professionale dello stesso Guido, quella non fu una proiezione come le altre. Anche chi fatica a scorgere un disegno divino dietro l'esperienza della Madonna è rimasto colpito dal mito (nel senso etimologico del termine) e dal modo in cui era stato rappresentato dal regista. Sono certo che nessuno di quei cento spettatori - io per primo - penserebbe oggi che quei 3 milioni di euro pubblici siano stati spesi male. Aggiungo che se tra altri sette, o quattordici, o ventuno anni dovessimo ripetere la medesima esperienza guardando Io sono con te avremmo lo stesso risultato, mentre non credo che ci ricorderemo di Belli di papà. Questo discorso non ha nulla a che vedere con lo spreco di soldi pubblici, con i privilegi pagati dai cittadini, con la disgrazia di una cinematografia (la nostra) che produce 200 titoli all'anno senza che abbiano (salvo 20, 30...) "mercato". E naturalmente non è in discussione la scelta di Guido Chiesa, più che legittima. Questo discorso ha a che fare con la volontà politica di investire in qualcosa che abbia come unico parametro un valore non negoziabile, non quantificabile economicamente. Potrà essere storico, linguistico, culturale in senso ampio, fate voi. Io sono con te è un film molto bello, per fortuna esiste, è stato realizzato grazie a un importante finanziamento pubblico, che nonostante non abbia avuto un ritorno adeguato è comunque stato, più che giustificabile, giusto. 

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