Addio filodiffusione

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La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

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10 Luglio 2017

Addio filodiffusione

Sul numero 26 avevamo comunicato ai lettori il motivo dell'assenza dei palinsesti della filodiffusione sulle nostre pagine. L'avviso era questo: in pratica la Rai aveva smesso di consegnarci per tempo i palinsesti della filodiffusione, rendendoci impossibile inserire anche questa informazione nelle nostre pagine.

Dopo aver chiesto informazioni a lungo, la Rai alla fine ha risposto, argomentando come segue:

«Gentile Direttore, desideriamo spiegare ai suoi lettori la motivazione della non pubblicazione dei palinsesti delle nostre nuove radio sulla sua rivista. La scelta di rinnovamento dell’offerta delle radio specializzate è andata nella direzione di creare radio moderne, attuali, in linea con le esigenze di ascolto del pubblico del 2017. Questo ha fatto sì che a fronte di un palinsesto di periodo realizzato in anticipo, la programmazione di dettaglio venga poi fatta il più possibile a ridosso della messa in onda. In media, cinque o sei giorni prima. Solo così possiamo garantire un prodotto fresco, dinamico, aggiornato. Questi tempi, ahimè, non coincidono con i tempi di stampa della sua rivista, da lei comunicatici in almeno due settimane. Ci scusiamo pertanto con i lettori della sua rivista, ma come vede non si tratta di cattiva volontà ma solo di due esigenze editoriali che non si incontrano: la nostra di offrire un prodotto il più possibile fresco e di qualità e la sua di rispettare i più lunghi tempi di stampa. Direzione Rai Radio». 

La risposta del direttore Giulio Sangiorgio a queste parole è la seguente:

Ringraziamo la Direzione Rai Radio per la risposta, che ci giunge via email. A noi sarebbe piaciuto dialogare sulle esigenze di una radio pubblica del 2017, chiedere cosa spinge Radio Rai a rompere una radicata convenzione con la stampa e i suoi lettori, cosa la induce a sfidare il digital divide nella comunicazione dei palinsesti in nome del “dinamismo”, in cosa consterebbe la suddetta “freschezza” nel produrre un palinsesto con materiale d’archivio (Radio Techetè), pieno di musica italiana (Radio Tutta Italiana), o, quello che ci sta a cuore, fatto di concerti di musica classica e opera lirica (Radio Classica): non proprio cose su cui è necessario un “aggiornamento” dell’ultim’ora, ma può essere che mi sbagli. Escludo si possa trattare di filarmoniche rinvenute dall’oblio all’improvviso o di teatro d’opera organizzato su due piedi. Per essere pubblicati i palinsesti dovrebbero esserci consegnati dai 9 (calcolando la domenica) ai 16 (calcolando sabato) giorni prima. Tra noi e i 5 giorni utili alle nuove Radio Rai per essere “fresche”, “dinamiche”, “aggiornate” c’è una finestra che varia dai 4 agli 11 giorni, giorni evidentemente fondamentali, ore evidentemente impossibili da anticipare. Questo dunque è il perché non troverete più su questo settimanale i palinsesti di Radio Classica, sostituto del fu quinto canale della filodiffusione. È un servizio che non possiamo più offrirvi. Ci abbiamo provato. Ci dispiace. La soap è finita. Potrete trovare i palinsesti delle radio sul sito www.rai.it. GIULIO SANGIORGIO

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I commenti dei lettori

" "Il male che tutto ammorba è l'idea del pubblico, cioè d'un fantasma che non è una società organica e presente, né una generazione né una setta né una comunità; il suo incombere segreto rende tutto spettrale, tenerne conto significa piombare nell'irrealtà". Elémire Zolla, Storia del fantasticare Sono un compositore di musica contemporanea. La cosiddetta musica "colta". Per Film Tv tengo una rubrica che si chiama "Ritorni al futuro - Invito all'ascolto della musica contemporanea". Per chi abbia alle spalle studi di musica classica, apprendere della definitiva tumulazione della Filodiffusione rappresenta l'ulteriore sbriciolarsi di quel mosaico musicale che i nostri avi iniziarono a comporre ben prima della nascita della Rai. Esiste una pubblicazione, del 1897, a cura di Luigi Torchi e dal titolo L'arte musicale in Italia. Essa raccoglie trascrizioni di musiche dal 14° al 18° secolo di compositori noti e meno noti italiani. Insomma, nel 1300 potevamo già andare fieri di un glorioso passato musicale. Oggi stiamo compiendo passi da giganti nel distruggere quanto resti di questo passato. Di Luigi Torchi che preservino le partiture del nostro tempo, non mi risulta affatto che ve ne siano. Forse qua e là, qualche specializzato, ma sempre più confinato alla sua topesca tana di bibliotecario in declino o polveroso docente. La Filodiffusione, per molto tempo, poteva raggiungere solo alcune principali città. Ma con l'avvento della rete, l'ascolto dei canali più impensabili divenne pressoché universale. Ricordo, ormai più di 12 anni or sono, alcune notti insonni durante le quali mi collegavo al Terzo Canale della Rai, che dopo la mezzanotte trasmetteva la Filodiffusione: autori di musica contemporanea, concerti insoliti, pezzi classici e moderni. Film Tv fino a pochissimo tempo fa pubblicava il palinsesto di quel canale dal nome così suadente: avete provato a pronunciare fra voi e voi "filodiffusione"? Udite che suono al tempo stesso garbato e d'antan, antico e moderno? "Radio Classica" suona già come qualcosa di reazionario, del tipo: "Io sono classico". E che significa? Per me era meraviglioso leggere tutti i caratteri in minuscolo, con una scelta tipografica che è anche la mia quando scrivo a mano: un'allusione alle fini e limitate tirature in minuscolo del circolo del poeta tedesco Stefan George? O a quella monumentale edizione - pure tedesca - dei fratelli Grimm? Poco importa: su Film Tv il palinsesto era scritto così. Non sono così pochi gli ascoltatori di musica classica - magari di contemporanea un po' meno - e appartengono a una fascia d'età e sociale che generalmente predilige la carta, la manopola da girare o il "bottone da premere", alla ricerca di quel quinto canale. Il prodotto "fresco" di cui parlano dalla Rai è il pomodoro biologico, la pasta dei noti Supermercati che accompagnano il gusto del pesto di nicchia con stucchevoli note jazz. "Dinamico" è il giovane impegnato a concludere qualche polizza assicurativa con quelle giacchette maschili attillate sul di dietro; meno "dinamico" è chi si sieda ad ascoltare un pezzo di de Falla o Stravinsky, Bach o Schoenberg. "Aggiornato", infine, è termine abusato da tutti: "Ci aggiorniamo!" - si usa dire ormai ovunque. Eppure i primi sinonimi di questo aggettivo, secondo il Grande Dizionario Hoepli Sinonimi e dei Contrari, sono: "rimandato", "rinviato". Solo fra gli ultimi troviamo: "al corrente, al passo". Cosa si deve aggiornare delle grandi partiture dei maestri defunti? Forse, solo aggiungere una tantum quelle dei moderni, trascurati. Ma non è così necessario. L'aggiornamento è divenuto sinonimo di quel brutto vocabolo della politica "asfaltatrice". Ad "asfaltare" i cadaveri onde occultarli sono le mafie. Conservate i numeri di Film Tv con i palinsesti di Filodiffusione, potrebbero rappresentare - fra poco tempo - pezzi "vintage" sui quali rievocare i perduti Eldoradi. Dario Agazzi "
Dario Agazzi
Lun, 10/07/2017 - 16:15
" E se per garantire un prodotto "fresco, dinamico, aggiornato" prima o poi decidessero di fare la stessa cosa coi palinsesti Tv, cosa succederebbe? Che tutti i settimanali televisivi sarebbero costretti a chiudere - perché incompatibili con le tempistiche - o a rimanere solo sul web? ... Comunque peccato, spero almeno che riusciate a mettere dei "consigli d'ascolto" qua e la. "
Stefano Bani
Mar, 11/07/2017 - 16:18
" Gentile Stefano Bani, il Suo è un prezioso commento. Se magari Le è capitato di leggere la mia rubrica su Film Tv alla quale ho accennato nel mio intervento sopra, magari ha notato che cerco sempre di suggerire un'intersezione fra un film e una composizione musicale, non necessariamente "contemporanea". Era capitato un cenno alla "Geographical Fugue" di Toch, al "Teatro dei burattini di maestro Pietro" di de Falla, o addirittura a lavori meno conosciuti di grandi classici come Haydn. Il Suo intervento è una spinta che - personalmente - mi induce a continuare in tale direzione. Grazie. "
Dario Agazzi
Gio, 13/07/2017 - 08:30
" La comunicazione per tempo dei palinsensti televisivi (e, vedo adesso, radiofonici) è sempre stata uno strumento utile per lo spettatore/ascoltatore, e un tormento per i programmatori delle reti. Diciamocelo, lo hanno sempre fatto malvolentieri, e spesso i programmi li cambiano comunque l'ultimo momento, spesso per motivi imperscrutabili. Questo perché il loro ideale sarebbe improvvisare qualche ora prima, in base all'aria che tira, nell'illusione di cogliere l'attimo e di tirare su gli indici di ascolto. E' un'illusione, appunto, perché molta gente si sintonizza su una rete televisiva o su un canale radio per vedere o ascoltare quella trasmissione e non un'altra. Mica fanno tutti zapping. Magari la persona ne era venuta a sapere leggendo i programmi pubblicati sulle riviste. Da ora in poi non lo potrà più. Ora i programmi saranno certo più freschi e dinamici, ma è bene che la Rai metta in conto di perdere almeno una parte del suo pubblico. Una ulteriore. "
Stefano Detoni
Mer, 19/07/2017 - 02:53
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