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News


9 Agosto 2017

Netflix, Disney e David Letterman

Saranno sei gli episodi da circa un'ora del nuovo show di David Letterman, che ha deciso di imbarcarsi in una nuova avventura con Netflix. Il programma, ancora senza titolo, arriva due anni dopo l'uscita di scena dal The Late Show su CBS, di cui era stato il conduttore per ben 33 anni, con oltre 6.000 episodi e 52 nomination agli Emmy (di cui 10 vittorie). Prevista per il 2018, non sarà una trasmissione in diretta e vedrà Letterman condurre una lunga intervista con un solo ospite, oltre che affrontare alcuni argomenti in solitario e fuori dallo studio. La lista degli ospiti non è stata rilevata, anche se c'è già chi ventila i nomi di Donald Trump e Papa Francesco. 

Letterman ha dichiarato: «Sono elettrizzato e fortunato di poter lavorare a questo progetto con Netflix». Ted Sarandos ha commentato così: «Anche solo incontrare David Letterman è stata un'emozione; immaginate cosa voglia dire per me annunciare che lavoreremo insieme. È una vera icona televisiva e non vedo l'ora di vederlo scatenato e libero dalla scrivania a intervistare le persone che ritiene più interessanti».

Questo annuncio però non è bastato a entusiasmare Wall Street, che ha invece reagito negativamente con una perdita del valore azionario di Netflix del 5% (poi rientrata a circa un punto e mezzo percentuale a fine giornata), quando la Disney ha annunciato che i suoi film, quelli Pixar e i contenuti del gruppo di canali sportivi ESPN, avranno un proprio servizio streaming. Bob Iger l'ha definito un "grande cambiamento strategico" per la compagnia, che darà i suoi primi frutti l'anno prossimo con la piattaforma sportiva, che offrirà anche contenuti finora assenti su ESPN. Nel 2019 invece partirà un servizio dedicato al cinema e alle serie Tv con titoli come Toy Story 4 e il sequel di Frozen, il che porrà fine all'accordo siglato con Netflix nel 2016. 

Disney sta ancora valutando come gestire le licenze televisive dei contenuti Marvel e del franchise di Star Wars, che potrebbero anche rimanere a parti terze. Sembra che le serie Marvel-Netflix rimarranno comunque su Netflix, ma di certo la notizia dell'altro ieri dell'acquisto di Millarworld ora appare una preparazione del colosso streaming alla eventuale perdita delle proprietà intellettuali Marvel. I film che entreranno nella nuova piattaforma rispetteranno comunque le consuete finestre di sfruttamento cinematografico e quindi arriveranno in streaming solo dopo 9-10 mesi dall'uscita nelle sale.

Iger ha dichiarato: «Abbiamo questi fan incredibilmente appassionati in tutto il mondo che non hanno mai avuto l'oppurtunità di essere direttamente in contatto con noi, se non attraverso i parchi a tema: è davvero arrivato il tempo di permetterglielo. Non è una mossa difensiva rispetto ai cambiamenti del mercato televisivo, è una mossa offensiva. Riteniamo che la capacità di generare entrate di questa iniziativa sia sostanzialmente più grande dell'attuale modello di ESPN e degli altri servizi Tv Disney. Abbiamo già iniziato un processo di sviluppo a Disney Channel e presso i nostri studi per realizzare serie Tv e film originali per il nuovo servizio. Sarà un grande investimento nelle proprietà intellettuali Disney».

Come riporta anche IndieWire, questa mossa si inserisce sulla scia di scelte analoghe di altre grandi compagnie: CBS ha CBS All Access (abbiamo parlato delle loro nuove serie solo l'altro ieri), HBO ha HBO Now, Showtime un servizio analogo, FX e AMC hanno annunciato piani di sviluppo per la distribuzione in streaming. Sono servizi che al momento sono visti come una sorta di assicurazione sul futuro prossimo, quando ancora più abbonati passeranno a allo streaming e le reti decideranno di saltare le compagnie di servizi satellitari e via cavo per interfacciarsi direttamente con gli utenti attraverso la Rete. È la stessa ragione per cui sono aumentate le fusioni e le acquisizioni, come quelle tra Lionsgate e Starz e tra Discovery e Scripps. Netflix è insomma destinata a diventare presto un'opzione tra tante e i consumatori che ora per risparmiare tagliano l'abbonamento ai pacchetti via cavo non è affatto detto che tornino a spendere 100 dollari al mese per avere molti - e probabilmente troppi - abbonamenti a piattaforme streaming. 

Inoltre il piano di Disney di produrre i propri contenuti per questa iniziativa, così come Netflix e Amazon già investono moltissimo nei propri "originals", prospetta una situazione in cui gli Studios, quando si affacceranno direttamente ai consumatori, cesseranno di produrre per le piattaforme rivali. Finora non è andata così, ma sembra il passo successivo più logico dell'evoluzione in corso.

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