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10 Agosto 2017

Ryan Murphy parla di The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story

Alla fine di luglio, Antonio D'Amico, il compagno di Gianni Versace, in una intervista al britannico Observer ha attaccato la nuova serie di Ryan Murphy The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story definendola una "ricostruzione ridicola". Nell'intervista, che conquistato anche i titoli dei quotidiani italiani, si lamenta di un cast per nulla italiano (nella foto da sinistra: Edgar Ramirez, Penelope Cruz e Ricky Martin), di un tono che sembra essere solo kitsch e dunque di una presunta mancanza di rispetto, che invece era stata concessa persino a un personaggio molto discutibile come O.J. Simpson nel precedente capitolo della serie antologica. Queste critiche non derivavano però dalla visione del pilot o dalla lettura della sceneggiatura, bensì solo dalle prime foto emerse dal set, in particolare quella in cui Ricky Martin, che interpreta D'Amico, abbraccia il corpo senza vita di Gianni Versace, incarnato qui da Edgar Ramirez, in una citazione della Pietà, mentre i fatti andarono diversamente perché di quel momento D'Amico ricorda solo lo shock e nessun abbraccio melodrammatico.

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Ieri presso un incontro con la stampa alla Television Critics Association, Ryan Muprhy ha risposto: «È difficile giudicare qualunque cosa basandosi su una foto rubata sul set dai paparazzi. Quando si realizza una serie del genere non si sta facendo un documentario ma un docu-drama, dunque ci si deve prendere alcune libertà. Il progetto non è sul come o sul perché Versace sia stato ucciso, quanto piuttosto sul perché sia stato permesso. Andrew Cunanan aveva già ucciso almeno quattro persone prima di Versace, che non sarebbe dovuto morire». 

Murphy dà la colpa all'omofobia dilagante tra la polizia di allora, che infatti non diffuse neppure i poster da ricercato dell'assassino pur sapendo quanto fosse pericoloso. Il produttore e regista ha spiegato così la scelta di questo soggetto: «È una cosa interessante da esaminare, in particolare con il Presidente che abbiamo oggi e il mondo in cui viviamo. Ho ritenuto che fosse attuale e sociale, ossia le due cose in cui la serie riesce meglio. Infatti si è scelta per il titolo la parola assassinio, che ha un tono politico e indica il togliere la vita a qualcuno per mandare un messaggio».

Di Versace poi ha detto: «Era una figura culturale molto importante, ha vissuto in modo oltraggioso e pericoloso e la sua vita era la sua opera. È una cosa per cui l'ho sempre ammirato. Era un modello per me e sono stato davvero orgoglioso di lui quando in una intervista ad Advocate ha fatto coming out, cosa che al tempo facevano veramente poche persone». È stato infatti ricordato che il celebre coming out di Ellen risaliva a soli pochi mesi prima dell'omicidio. 

«È la storia di una radicalizzazione» ha poi aggiunto lo showrunner Tom Rob Smith, notando come Cunanan e Versace avessero simili origini: «Non è solo questione di circostanze, ma delle scelte che facciamo». Dello scrittore, Muprhy ha detto che sta tenendo un approccio "autoriale" verso la serie e che «esplorerà non solo la vita di Cunanan ma pure delle altre sue vittime. La serie sarà molto diversa dagli interni processuali di The People v O.J. Simpson e attraverserà il Paese, in una caccia all'uomo dalla grande ampiezza di respiro».

Pochi giorni fa Ricky Martin ha incontrato D'Amico e ha detto che la conversazione è andata bene gli ha promesso «di fare innamorare il pubblico della sua storia d'amore con Gianni». La serie affronterà inoltre la sieropositività dello stilista, che non è ma stata confermata ma è sostenuta nel libro Vulgar Favors di Maureen Orth su cui la stagione è basata. Si tratta di uno dei fattori dell'omofobia del tempo, così come la politica militare americana del “Don’t Ask, Don’t Tell” cui Murphy ha detto che sarà dedicato un episodio. 

Le dieci puntate di The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story andranno in onda su FX dal prossimo gennaio.

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