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17 Aprile 2018

George Miller porta in tribunale Warner Bros. per i proventi di Mad Max: Fury Road

Tra Mad Max oltre la sfera del tuono, il terzo capitolo della saga on the road post-apocalittica australiana creata da George Miller e diventata oggetto di culto nella prima metà degli anni '80, e la ripresa di nuovo millennio Mad Max: Fury Road erano passati trenta lunghi anni. Nel mezzo Mel Gibson, il protagonista, aveva fatto a tempo a diventare la più grande star di Hollywood prima e il personaggio pubblico più controverso degli ultimi anni poi. Mentre George Miller si era rifatto una carriera tra maialini coraggiosi (Babe e il suo seguito) e pinguini ballerini (Happy Feet e il suo seguito). Ma una volta vinta l'enorme inerzia, con il ritorno sui set desertici dell'outback australiano e riuscendo a girare uno dei più importanti action degli ultimi tempi nonostante una produzione difficoltosa e ricca di sfortune, la strada per realizzare altri capitoli della saga sembrava finalmente in discesa, anche tenendo conto dei 400 milioni di dollari di incassi e dei sei Oscar tecnici portati a casa nel 2016. Niente di più sbagliato.

Nonostante George Miller abbia sfruttato i ritardi e la pause nella produzione per scrivere le sceneggiature di altri due film con protagonista la tumultuosa coppia Tom Hardy & Charlize Theron, lo scorso novembre il regista australiano e la sua compagnia di produzione, la Kennedy Miller Mitchell, hanno citato in giudizio Warner Bros. per il mancato pagamento di un bonus di 7 milioni di dollari, garantito da contratto nel caso in cui Miller fosse riuscito a consegnare Fury Road mantenendo la produzione sotto un budget previsto di 157 milioni. La major non concorda con il regista e i suoi soci, dichiarando che Fury Road abbia sforato il budget. Ed è così che si sono aperte le danze giudiziarie che quasi sicuramente impediranno, almeno nel prossimo futuro, al suo creatore di riportare sul grande schermo Mad Max e Furiosa. 

Giusto per entrare nello specifico della stupidità umana: da una parte George Miller e soci affermano che il budget di Fury Road si assesta sui 154.6 milioni di dollari; dall'altra Warner Bros. dichiara che i costi sono in realtà lievitati fino a un totale di 185.1 milioni di dollari.  Se davvero sono stati persi 30 milioni e mezzo di dollari, si spera almeno che a trovarli, in una valigetta lasciata incustodita sul set, sia stato un aiuto macchinista adesso felice e in pensione da qualche parte in Costarica. In realtà l'oggetto del contendere riguarda alcune scene aggiuntive, costate una trentina di milioni di dollari, che Miller ha insistito per girare e che successivamente ha stornato dal costo totale del film. La tesi del regista è che le scene aggiuntive, e quindi i costi extra, si sono rivelate necessarie a causa delle interferenze sulla lavorazione da parte dei vertici di Warner Bros.

In conclusione, e giusto per frustrare le speranze dei più positivi fra gli ottimisti, è Miller stesso a dichiarare all'interno della denuncia che anche se le due parti dovessero raggiungere una risoluzione amichevole del contenzioso, Warner Bros. ha distrutto il rapporto di fiducia che esisteva con il regista e i suoi partner, rendendo impossibile una futura collaborazione di qualsiasi sorta. 

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