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Matteo Marelli dice che Sedotta e abbandonata è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

Scorsese-DiCaprio, coppia al fulmicotone. Tre ore di film senza pause (e possibilmente senza tagli). Vi riproponiamo la locandina di Emanuela Martini.

Alice Rohrwacher dirigerà almeno due degli otti episodi della seconda stagione di L'amica geniale , dal titolo Storia del nuovo cognome . Avete già visto la prima?

Quest'anno alla #Berlinale69 non ci sono nomi di grande richiamo cinefilo. Un esempio preso dal passato? Bruno Dumont. Vi riproponiamo la recensione di un suo film, nella homepage della sezione Scanners.

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«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

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9 Luglio 2018

Emmanuelle Seigner rifiuta l'invito della Academy

Emmanuelle Seigner non è stata certo l'unica persona a ricevere l'invito della Academy of Motion Picture Arts & Sciences a unirsi al gruppo di professionisti, tecnici e artisti che ogni anno esprimono il loro voto per gli Oscar. Ma dei 928 beneficiari di quest'anno, l'attrice francese è stata certamente la sola a rifiutare con tale veemenza. La lettera di risposta di Seigner, pubblicata sul settimanale francese Le Journal du Dimanche, si schiera apertamente con il marito Roman Polanski e archivia l'invito della Academy come una «proposta offensiva». Di seguito pubblichiamo la traduzione dell'intera lettera:

«La Academy of Motion Picture Arts & Sciences mi ha chiesto di unirmi a loro, in compagnia di altre attrici, in nome della causa così pressante del femminismo. C'è qualcuno che può davvero dubitare delle mie preoccupazioni per l'eguaglianza tra uomini e donne? Sono sempre stata femminista. Ma come posso ignorare che solo poche settimane fa la Academy ha espulso mio marito, Roman Polanski, nel tentativo di soddisfare l'aria che tira. Parliamo della stessa Academy che nel 2002 lo ha premiato con un Oscar per Il pianista. Che curioso caso di amnesia!

La Academy probabilmente è convinta che io sia un'attrice abbastanza codarda e arrampicatrice sociale da riuscire a dimenticare di essere sposata da 29 anni con uno dei migliori registi del mondo. Lo amo, è mio marito e il padre dei miei figli. È stato ostracizzato come un paria e questi invisibili accademici senza nome pensano anche che dovrei “salire la scalinata della gloria” montando sulle sue spalle? Che insopportabile ipocrisia! Questa proposta offensiva è la goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia relativa discrezione. Mi offendete mentre fate finta di voler proteggere le donne.

Non mi si chieda più di tacere a proposito della faccenda che ha sconvolto la vita della mia famiglia, sin dal giorno in cui mio marito è stato arrestato in Svizzera, il 26 settembre 2009! Io e Roman abbiamo una figlia e un figlio. È stato sempre un padre di famiglia e un marito eccezionale. Sin dal suo arresto e imprigionamento in Svizzera è stato additato come un perverso, cosa che non è mai stata. Sono la sola che può testimoniare quanto lui rimpianga quello che è successo 40 anni fa.

Eppure non posso fare nulla quando la stampa pubblica infamie che lo riguardano, false testimonianze, storie di donne che lo accusano di averle stuprate senza mai sporgere denuncia. Appena due settimane fa un sito internet ha annunciato la sua morte imminente! Samantha Geimer, la sua sola e unica vittima, chiede da anni che il caso venga chiuso, ma i giudici e i media si rifiutano ostinatamente di ascoltarla. Anche lei ha accolto con indignazione l'esclusione di Roman dalla Academy. Quando si diventa un simbolo, il perdono ti viene rifiutato.

Mi sembra che, dai nazisti della sua infanzia fino a questi ultimi anni, Roman sia condannato a una lotta perpetua, senza la minima volontà dai parte dei media di giudicare il suo caso con sguardo oggettivo. Al contrario, cercano solo di renderlo ancora peggiore. Roman Polanski ha dato vita a personaggi femminili indimenticabili, interpretati da Sharon Tate, Catherine Deneuve, Mia Farrow, Faye Dunaway, Nastassja Kinski, Sigourney Weaver. Non assomiglia per nulla a questa caricatura di machismo, a questo simbolo del male che infesta il cinema. E la Academy vorrebbe che smettessi di solidarizzare con quest'uomo?

Ovviamente gli artisti non sono al di sopra della giustizia ordinaria. Ma a condizione che questa non divenga una giustizia d'eccezione, che ritratta le proprie parole e i propri stessi principi. È stato quello che è successo a Los Angeles nel 1977, quando il suo primo soggiorno in prigione doveva essere la sua punizione. A oggi Roman ha scontato più del massimo della pena previsto per il reato che ha commesso.

Posso comprendere la scarsa fiducia nella giustizia comminata dagli uomini. E non è un caso che il film preferito di Roman sia Fuggiasco di Carol Reed. Qualche volta vedo il dolore nei suoi occhi. Qualche volta mi stupisce con il suo dolce furore di vivere. Non rimangono che la verità e queste parole che ho scritto per placare il mio dolore.

Per quanto riguarda i membri della Academy, a loro mi rimane solo una cosa da dire: questa è una donna che voi non avrete.

Emmanuelle Seigner»

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