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Matteo Marelli dice che Sedotta e abbandonata è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

Scorsese-DiCaprio, coppia al fulmicotone. Tre ore di film senza pause (e possibilmente senza tagli). Vi riproponiamo la locandina di Emanuela Martini.

Alice Rohrwacher dirigerà almeno due degli otti episodi della seconda stagione di L'amica geniale , dal titolo Storia del nuovo cognome . Avete già visto la prima?

Quest'anno alla #Berlinale69 non ci sono nomi di grande richiamo cinefilo. Un esempio preso dal passato? Bruno Dumont. Vi riproponiamo la recensione di un suo film, nella homepage della sezione Scanners.

La citazione

«Life... don't talk to me about life...»

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12 Luglio 2018

Neill Blomkamp ci riprova, stavolta con il sequel di RoboCop

MGM non ha ancora perso le speranze con RoboCop. Così – nonostante gli scarsi risultati, sia di pubblico sia di critica, fatti registrare dal remake del 2014 diretto dal povero José Padilha – decide di riprovarci con l'entusiasmo di chi ha grossa fiducia nel mercato cinese, l'unico a non trattare a pesci in faccia il precedente capitolo.

Per il sequel, che sarà intitolato RoboCop Returns, la major va sul sicuro con la convocazione (in veste di produttori) di Ed Neumeier e Michael Miner, gli sceneggiatori della seminale follia diretta nel 1987 da Paul Verhoeven. La sceneggiatura del seguito si basa su quella scritta dai due per il regista olandese subito dopo il successo dell'originale, e mai realizzata anche perché Verhoeven riteneva non fosse di classe dirigere sequel. Ad adattarla e modernizzarla è stato chiamato Justin Rhodes, autore anche della sceneggiatura del prossimo Terminator diretto da Tim Miller.

La trama finora svelata sta tutta nel titolo: RoboCop torna per riportare l'ordine a Detroit. A dirigerlo è stato chiamato il sudafricano trapiantato in Canada Neill Blomkamp, ancora alla ricerca di un titolo che non faccia rimpiangere il suo esordio con District 9. La partenza sembra, come sempre a Hollywood, trionfale: «L'originale ha decisamente avuto un effetto enorme su di me quando ero ragazzo», ha dichiarato il regista tra lo stupore generale, rincarando la dose con: «L'ho amato moltissimo e rimane uno dei classici della fantascienza di fine 20esimo secolo, con un significato profondo nascosto sotto la superficie. E questo è uno degli obiettivi a cui vorremmo avvicinarci con il sequel. È la mia aspirazione.» 

Prosegue Blomkamp: «Quello con cui ero in connessione da ragazzo si è evoluto con il tempo. All'inizio consumismo, materialismo e il reaganesimo – quel tormentone dell'America anni '80 sotto steroidi – erano i temi che mi sembravano più evidenti. Ma invecchiando, ho cominciato a sentire la vicinanza con il tema dell'identità e della ricerca della stessa. Finché la parte umana del film rimane intatta, una buona narrazione funziona a prescindere dal periodo storico in cui si colloca o in cui viene vista. Quello che mi piace di RoboCop è che, come un bel film western, o di fantascienza o drammatico, la connessione umana è davvero importante per una storia ben raccontata. Quindi quello che mi attira adesso del film è questa persona alla ricerca della sua identità perduta, strappatagli da persone che adesso ne stanno traendo profitto, il tutto mentre la sua memoria è in balia degli eventi. Ecco cosa mi affascina».

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