Addio e grazie per tutte le news #002

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Pier Maria Bocchi dice che Il testimone è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 17:05.

Film d’autore e commedia demenziale, eros e kung-fu: storia di un lembo di terra diventato ponte culturale tra due universi, galleria di imprescindibili cineasti e interpreti Hongkonghesi.

Siamo di parte, ma per Film Tv la chiusura di Rai Movie è un duro colpo, sia in termini di contenuto che di persone che in questa impresa ci hanno messo l'anima e soprattutto il cuore.

Su FilmTv n° 17, in occasione della pubblicazione del libro La spada del destino , Mauro Gervasini dedica una Lost Highway alla storia dei samurai nel mondo del cinema. Accompagna l'articolo una filmografia di Emanuele Sacchi, consultabile nella sezione Liste. Di uno dei dieci film della lista vi proponiamo la locandina di Emanuela Martini.

È cominciata anche in Italia l'ottava stagione di Il trono di spade , che sarà l'ultima. La settima stagione, se vi ricordate, ci aveva diviso: qui trovate il Perché no di Fiaba Di Martino.

Il 24 aprile è la data in cui usciranno in Francia dvd e bluray di High Life di Claire Denis, con Robert Pattinson e Juliette Binoche. Ancora non è prevista un'uscita nelle sale italiane, ma per l'occasione rispolveriamo la recensione di un altro film invisibile della stessa regista.

La citazione

«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

scelta da
Marianna Cappi

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News


19 Ottobre 2018

Addio e grazie per tutte le news #002

Judi Dench realizza il sogno di rendere il suo sguardo ancora più giudicante
Già di suo Judi Dench è in possesso di uno sguardo che, volontariamente o meno, tende a oscillare tra il «Cara, è veramente uno shatush quello?» e il «Ragazzo, sbaglio o hai messo la forchetta da dolce prima di quella per i contorni?». Ci potrebbero essere solo due modi per renderlo ancora più sprezzante eppure giusto: o un remake de La mosca, con un gatto al posto dell'insetto. Oppure (e chissà perché Tom Hooper ha un Oscar e io no) scritturare Dama Dench nella versione cinematografica di Cats, accanto a un fior fiore di cast che la riconoscerà immantinente come il felino alfa. Finalmente giustizia per l'attrice inglese, che nel 1981 doveva apparire nella versione inglese del musical, ma fu fermata da un tendine d'achille rotto – e che Dench ha prontamente fatto licenziare: il tendine non ha mai più lavorato nel mondo dello spettacolo. L'unico sogno rimasto, ormai, sarebbe quello di vederla nei panni della burattinaia dietro i cartelli della droga messicani, boss finale dell'ultimo capitolo della trilogia Sicario (fatalità il primo film, quello di Villeneuve, è in onda stasera alle 21.05 su Rai4). 

A Mark Ruffalo mancano pochi numeri per vincere la tombola di Hollywood
La tombola del perfetto attore hollywoodiano esiste sul serio. Loro la chiamano bingowood, e succede quanto un attore riesce a fare tutto, almeno una volta e non contemporaneamente, davanti e dietro la macchina da presa. Il difficile sta nel recitare in tutti i ruoli. Dev'esserci il super blockbuster, il film da Oscar, l'indipendente impenitente, il cult, lo scult, commedia, dramma, cammei, biopic, serie Tv, cose sexy (tipo stasera su Premium Cinema Emotion alle 21.25 che danno Basic Instinct) il ruolo in cui sei dimagrito/ingrassato tantissimo o sei stato deturpato dal trucco, il film in cui interpreti più di un ruolo. Il sornione Mark Ruffalo, quatto quatto, si avvicina al bingowood grazie all'accordo con HBO per la miniserie (scritta da Derek Cianfrance) I Know This Much Is True, in cui interpreterà due gemelli – anche se non è dato sapere quanto grassi, magri o mostruosi per calcolare l'eventuale doppietta.

Ovvero: se il clickbait del sommario fosse vero, il mondo sarebbe un posto ancora più buffo
Non era la verità. Non esiste nessuna cerimonia in cui un uomo adulto mascherato e vestito con un frac di latex polimerizzato consegna premi cinematografici a film sperimentali molto tristi nella cornice di una caverna umida a cui si accede tramite un tappeto nero. Nessun bat-aggettivo è stato maltrattato nella costruzione di questa frase. I Gotham Independent Film Awards si chiamano così perché Gotham, prima di essere la città di Batman, era il soprannome affibbiato a New York City da Washington Irving, quello che ha scritto Le leggenda di Sleepy Hollow – insomma, un dannato collaborazionista burtoniano. Da cerimonia per il cinema a Km 0 – solo film realizzati nel nord-est degli Stati Uniti – si è coerentemente trasformato in uno dei premi preferiti dagli hipster. Quest'anno si giocano il bat-trionfo La favorita e First Reformed – La creazione a rischio, i due film con più candidature. E ne ha ricevuta una anche l'ottimo Bo Burnham con il suo esordio alla regia Eighth Grade.

In breve:
Jet Li
ha rifiutato un ruolo in Matrix per timore delle macchine. Ci dovesse essere l'atteso ritorno di fiamma del luddismo – intitolato Luddismo: La rivincita dell'umarell – alla guida del popolo anziano dentro che si ribella alle macchine ce lo vedrei, dalla finestra di casa mia mentre osservo gli scontri con gli sbirri robot, Jet Li. A cui all'apice del successo hollywoodiano proposero un ruolo in Matrix, che il maestro rifiutò per timore che la sua arte marziale venisse captata, inserita in un archivio digitale e utilizzata per far muovere tanti (ancora più) piccoli Jet Li in CGI.
Piovono fondi coreani sul film dalla trama più dimenticabile di sempre. CJ Entertainment ha deciso di foraggiare Drake Doremus nella sua rincorsa a Lasse Hallström per il titolo di melassaro ufficiale di Hollywood. Nel suo prossimo film seguiremo per un anno la vita della trentenne Shailene Woodley e le cronache dei suoi patemi amorosi e delle sue scioccanti scoperte sul senso della vita al fianco di Jamie Dornan e Sebastian Stan.

Se l'idea di Jet Li in Matrix vi ha titillato, non dovreste reprimere i vostri sentimenti, ma premiarli con il grande saggio Jackie Chan, alle 21 su Iris con Rush Hour – Due mine vaganti.

In ultimo, un contributo video di raro valore: la geniale risposta di Terrence Malick alla critica «I tuoi film sembrano pubblicità di macchine fotografiche», ovvero girare uno spot per la fotocamera di uno smartphone che assomiglia sinistramente allo spezzone di un suo film.

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