Addio e grazie per tutte le news #019

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Simone Emiliani dice che La notte dell'agguato è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 16:20.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

Il cast dei sequel di Avatar cresce (ve ne parliamo nella prossima newsletter, nella vostra casella di posta sabato 18 maggio). Per l'occasione vi riproponiamo un confronto critico pubblicato all'epoca dell'uscita del primo film.

Il calciomercato delle piattaforme streaming e dei canali a pagamento, dai destini sempre più intrecciati. Un'analisi di Andrea Bellavita.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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News


14 Novembre 2018

Addio e grazie per tutte le news #019

I bei ricordi di giovinezza di Michael Douglas
Michael Douglas
una manciata di cose le ha fatte, nella sua carriera cinematografica. Per usare un eufemismo. E le ha fatte anche per bene, basti pensare ai due Oscar – come attore per Wall Street e come produttore di Qualcuno volò sul nido del cuculo – che lo salutano dal comodino tutte le mattine e gli dicono quanto è bello e bravo. E probabilmente glielo dicono con la voce del padre Kirk, uno che negli anni di formazione del figliolo stava costruendo a mani nude gli scivoli d'oro di Hollywood e che dev'essere stato poco prodigo di tempo a disposizione e complimenti. Certo, dice Michael, «sia benedetto, nonostante gli impegni veniva a tutte le produzioni teatrali a cui partecipavo negli anni dell'università». 10 punti papà per Kirk. Ma la parte divertente della storia è quella che viene prima e che racconta del debutto a teatro di Michael, in una rappresentazione di Sogno di una notte di mezza estate, esordio commentato dal babbo con un: «”Figlio, sei stato terribile. Assolutamente terribile”. Ed era così sollevato di non dover fare i conti con la mia inesistente carriera d'attore». Severo, ma giusto. Come oggi non ne fanno più. Avrei pagato oro per conoscere il commento di Kirk Douglas a un'eventuale partecipazione del figlio in Olé (su Premium Cinema Comedy alle 21.15).

Fare il tifo per i videogiochi perché è l'unico settore in cui Disney non stravince
Per quello, e per dare il giusto fastidio alla mossa da umarell: quella di ritenere i videogiochi responsabili di un qualche impoverimento intellettuale e culturale. L'ultimo a cascarci, sui social, Carlo Calenda, che si è ingobbito sul più classico dei commenti che fa chi conosce solo superficialmente un argomento, ma guardandolo con condiscendenza dall'alto al basso si sente in potere di sminuirlo. Sono anche finiti i tempi in cui i produttori e consumatori di videogame vengono in qualche modo intaccati da opinioni del genere. Al momento l'industria si gode la sua versione degli Oscar, i Game Awards, di cui sono appena state comunicate tutte le nomination. I due titoli con più candidature sono Red Dead Redemption 2 e God of War, colossal videoludici con incassi da capogiro – il primo, nei primi tre giorni di vendita, ha fatto registrare un guadagno di 725 milioni di dollari. Sarebbe bello immaginare una versione videogioco di Bastardi senza gloria (alle 21 su Canale 20) e vederla raccogliere tutte le nomination di tutti i premi, anche i Tony.

Pedro Pascal in lotta per il grande slam
HBO
ce l'abbiamo. È stato breve, ma intenso ne Il trono di spade: una lancia avvelenata, della tracotanza, un po' di alcolismo e il cranio sfracellato. Netflix anche. Lì è durata di più, e il culto di Narcos quasi si avvicinava per fedeltà a quello dei draghi: spicci o schiaffi dietro le orecche, la pro loco della Colombia ringrazia e sapevamo che il suo personaggio non sarebbe durato più di tanto. Cos'altro manca? Disney+ ancora prima che Disney+ nasca? Segnate anche questa sulla cartella della tombola di Pedro Pascal, che è stato annunciato come protagonista di The Mandalorian, la serie spinoff di Star Wars ideata da Jon Favreau che inaugurerà il servizio di streaming Disney in arrivo nel 2019. Adesso, con tutta la calma del mondo, aspettiamo anche la sitcom di Pascal, il suo spettacolo di stand up comedy, un adattamento di Il ponte delle spie (alle 21.25 su Rai1) per Amazon Prime e un qualche ruolo in un altro spinoff di Breaking Bad

In breve:
Spike Lee è vivo e lotta insieme a noi. Più di un titolo di giornale (e anche un mio vocale su whatsapp) hanno dato per morto Spike Lee al posto di Stan Lee, scomparso nel weekend. Spike ha risposto con un intraducibile ma imprescindibile: «Me? Not Yet. And Dat’s Da ‘I’m Still A Live, And Strivin’ Truth, Ruth. YA-DIG? SHO-NUFF». Sia benedetto.

Dovrebbe essersi conclusa la trista vicenda dell'intervista di Ennio Morricone al Playboy tedesco. La pubblicazione, dopo aver inizialmente abbozzato dicendo che l'intervista era stata sicuramente fatta il tal giorno nel tal lugo alla tal ora, trattando Morricone come un nonno rimbambito, torna sui propri passi e rilascia un comunicato che potrebbe essere tradotto così: abbiamo evidentemente fatto uno sbaglio – siamo tedeschi, e accettiamo l'irrefutabile superiorità della logica – ma allo stesso tempo non ce ne capacitiamo perché, per l'appunto, siamo tedeschi e non commettiamo errori. Un paradosso che, se non trattato, potrebbe portare alla formazione di un piccolo buco nero.

Il video contributo di oggi è il primo trailer ufficiale di Roma, che è il film che ha stravinto la scorsa Mostra del Cinema di Venezia. Ed è anche il film che con tutta probabilità continuerà la lunga striscia di dominio dei registi messicani alla serata degli Oscar. Una di quelle anomalie statistiche che verranno ricordate con un sacco di affetto in futuro, come quando la Pro Vercelli vinceva gli scudetti.

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