Addio e grazie per tutte le news #067

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Matteo Marelli dice che Sedotta e abbandonata è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

Scorsese-DiCaprio, coppia al fulmicotone. Tre ore di film senza pause (e possibilmente senza tagli). Vi riproponiamo la locandina di Emanuela Martini.

Alice Rohrwacher dirigerà almeno due degli otti episodi della seconda stagione di L'amica geniale , dal titolo Storia del nuovo cognome . Avete già visto la prima?

Quest'anno alla #Berlinale69 non ci sono nomi di grande richiamo cinefilo. Un esempio preso dal passato? Bruno Dumont. Vi riproponiamo la recensione di un suo film, nella homepage della sezione Scanners.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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News


31 Gennaio 2019

Addio e grazie per tutte le news #067

The Lord of the Ringos
Da un titolo del genere, impunemente rubato a BBC, non ci si può che aspettare cose buone. La storia è quella di Peter Jackson che – a pochi giorni dall'uscita nelle sale americane del suo prossimo film (nonché primo documentario della sua carriera) They Shall Not Grow Old, 100 minuti di filmati inediti sulla Prima Guerra Mondiale – ha annunciato sulla sua pagina Facebook di aver raggiunto un accordo con Apple Corps LTD per realizzare, con il benestare di tutti i coinvolti (eredi compresi), un documentario sui Beatles e più nello specifico sulla lavorazione dell'album Let It Be. Per il film, ancora senza titolo, Jackson avrà a disposizione 55 ore di materiale video inedito, catturato durante la registrazione del disco nel gennaio del 1969 (un unicum nella storia dei Beatles), oltre a 140 ore di materiale audio. Il tutto con l'ottimo pretesto di festeggiare il 50esimo anniversario dell'album e del celeberrimo concerto sul tetto. In buona sostanza il regista neozelandese prosegue coerentemente la parabola della sua mirabile carriera da cineasta. Dopo aver sconvolto l'horror con i suoi esordi a budget zero e maschere di lattice cotte nel forno della madre, dopo aver innalzato il fantasy a materiale da Oscar e aver rivoluzionato l'utilizzo della motion capture rendendo infinite le possibilità dell'animazione, Jackson si prende di forza un altro genere andando a conquistare il documentario neanche fosse la Polonia. Peter Jackson è nettamente il John Rambo (su Sky Max alle 21) dei registi.

My Heart Will Rock You
Questa invece è tutta farina del sacco da dieci chili che vorremmo tirare in testa a quei produttori francesi che hanno visto gli incassi di Bohemian Rapsody e hanno pensato: “Funziona tantissimo! E se prendiamo un regista che non è stato accusato di molestie su minori magari ci costa anche meno e guadagniamo ancora di più! Anzi, sai cosa. Facciamo direttamente una cosa a basso costo. Ma quale icona possiamo permetterci con venti milioni di dollari di budget?”. Scorrendo la lista: gli Abba costano troppo e comunque Mamma Mia!, Michael Jackson costa troppo e meglio di no, Lou Reed costa troppo e non esiste abbastanza droga al mondo, Elton John costa troppo e comunque già fatto. Qualcuno ha detto Céline Dion? Esatto, qualcuno ha detto Céline Dion; la quale ha già prontamente concesso i diritti di utilizzo delle sue canzoni per The Power of Love, previsto in uscita nel 2020. La regista Valerie Lemercier si è posta come obiettivo quello di raccontare il grande triangolo d'amore con al centro Dion e al suo fianco la famiglia e il beneamato marito e manager René Angélil; amore che ha permesso a una povera bambina quebecchese di trasformarsi nella perfetta colonna sonora all'orrida morte di DiCaprio in Titanic. Sono progetti del genere che potrebbero farti rivalutare, ma più probabilmente no, cose come Lara Croft - Tomb Raider: La culla della vita (su Italia 1 alle 23.20). Non quello uscito l'anno scorso eh, proprio quella cosa impresentabile di inizio anni 2000 con Angelina Jolie. Quella cosa che solo una canzone di Céline Dion in colonna sonora, o in alternativa un titolo ancora più prolisso, avrebbe potuto rendere peggiore. 

Stanis La Rochelle la definirebbe una cosa molto italiana
Ok. Ti chiami Aviron Pictures, di mestiere fai il distributore e acquisti a scatola chiusa e giustamente un film scritto e diretto da Steven Knight – la versione d'Albione del “mica pizza e fichi”, uno che si è inventato il format di Chi vuol essere milionario?, ha scritto cose come Piccoli affari sporchi e La promessa dell'assassino e ne ha dirette altre come Locke – con un cast composto da due premi Oscar, Matthew McConaughey e Anne Hathaway, altrettanti nominati all'Oscar, Diane Lane e Djimon Hounsou e un altro paio di brave persone, Jason Clarke e Jeremy Strong. Arriva il momento della promozione del film, che si chiama Serenity e viene proposto come un “sexy noir” mentre Umberto Eco lotta per uscire dalla tomba e cercare qualcuno da prendere semanticamente a schiaffi. Aviron Pictures fa tutte le cose per benino, organizza proiezioni test per il pubblico e per la critica, prepara una distribuzione a tappeto per sfruttare il cast lussuoso, convincendolo peraltro a impegnarsi in un'importante campagna promozionale. Robe da grande film. Robe da chi ci crede per davvero. Poi arrivano i primi responsi di chi il film lo ha visto in anteprima: un bagno di sangue piuttosto doloroso. E qual è la scaltra scelta di Aviron? Rilasciare un comunicato che suona più o meno come “Vogliamo molto bene al nostro film, ma non abbastanza da rimetterci un sacco di soldi in pubblicità e distribuzione a tappeto. E siccome ha fatto schifo a tutti quelli che lo hanno visto, lo nasconderemo il più possibile. Emoji dell'omino che allarga le braccia sconsolato”. Serenity esce in pochissime sale e floppa clamorosamente. Squilla il telefono degli uffici Aviron. Sono gli agenti di McConaughey e Hathaway che sentono il bisogno di spendere alcune parole gentili sulle strategie di marketing dell'azienda. La fine.

In breve:
Arriva l'ultimo tassello del puzzle che, completo, raffigura la gigantesca scritta “Non hai più nessuna scusa per scaricare illegalmente i film”. Insomma, dall'otto aprile non ci sarà nessun “Fantastiche Netflix e Amazon e compagnia cantante, ma non mi convincono perché mancano di tutti i film d'autore e d'epoca” che tenga. Quel giorno, infatti, inaugurerà ufficialmente il servizio streaming di Criterion Collection, azienda che dal 1984 è impegnata nel restauro e nella pubblicazione in Dvd di classici (o meno) film d'autore (o meno), sempre rispettando le specifiche tecniche volute dei filmmaker. Sono i tipi che hanno inventato il concetto di special edition per le uscite Dvd, accompagnando i film con i contenuti extra che oggi tutti ci aspettiamo. Criterion Channel proporrà una programmazione ragionata diversa ogni giorno, oltre all'accesso illimitato all'intera libreria multimediale dell'azienda. Il tutto alla modica cifra di 100 dollari all'anno.

È proprio il caso di prendersi qualche minuto per salutare il più forte possibile Richard Miller. Che come Richard ci è solo nato, nel Bronx di 90 anni fa, e per tutti è sempre stato Dick. In realtà per la maggior parte degli appassionati di cinema, Miller non era nemmeno Dick, bensì “Ma dai, in questo film c'è anche lui. Lo vedo ovunque”. Miller ha passato, infatti, 60 anni di onorata carriera ad apparire in tutti i film possibili - si contano più di 100 ruoli, che quasi raddoppiano calcolando i lavori televisivi - e a difendere, di titolo in titolo, la meritata corona di miglior attore caratterista di sempre. Ovunque venisse scelto, che fosse in Un secchio di sangue, La piccola bottega degli orrori, Piraña, Terminator, Gremlins, Small Soldiers, Quella sporca dozzina, Il massacro del giorno di San Valentino, New York New York, Fuori Orario, Cane bianco, Explorers; che fosse per James Cameron, Joe Dante, Samuel Fuller, Robert Aldrich o Roger Corman; che il suo ruolo fosse piccolo, piccolissimo, medio o grande: in qualsiasi situazione e condizione Dick Miller riusciva a farsi notare grazie alla sua inconfondibile faccia da “Ma dai, lui lo conosco. E anche se non lo conosco, mi sta simpatico”. 

Il contributo video di oggi è una doppia pubblicità che unisce due persone a cui non si può che volere incondizionatamente molto bene. Alla regia Spike Jonze, a cui va dato affetto per aver fatto ballare Christopher Walken in un video per Fatboy Slim. Davanti alla macchina da presa Idris Elba, a cui voler del bene perché è Idris Elba, che si prende serenamente in giro. La campagna pubblicitaria è per un'azienda che crea siti web, che evidentemente ha un sacco di soldi che avanzano, ed è molto adorabile. Tutte cose che non si possono certo dire de I guardiani del destino (su Canale 20 alle 23.45).

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