Addio e grazie per tutte le news #072

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Matteo Marelli dice che Sedotta e abbandonata è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Ricordiamo il grande cineasta francese, autore del monumentale Shoah , che ha dedicato la vita a indagare il possibile ruolo dell’immagine nella rappresentazione della storia.

Se fossi una donna sarei scandalizzata dal dibattito sulle quote rosa. Molto probabilmente non amerei essere identificata con un colore appiccicoso, infantile e nauseante come il rosa. Quando un uomo politico o un giornalista usa quel colore per identificare la presenza femminile non lo fa solo per scarsa fantasia, ma per tranquillizzarsi con l’immagine di una signorina dal grembiulino color confetto, tutta pizzi, trine, boccoli e totalmente inoffensiva. Se fossi una donna avrei preferito spaziare dal rosso incandescente al grigio glaciale.

Scorsese-DiCaprio, coppia al fulmicotone. Tre ore di film senza pause (e possibilmente senza tagli). Vi riproponiamo la locandina di Emanuela Martini.

Alice Rohrwacher dirigerà almeno due degli otti episodi della seconda stagione di L'amica geniale , dal titolo Storia del nuovo cognome . Avete già visto la prima?

Quest'anno alla #Berlinale69 non ci sono nomi di grande richiamo cinefilo. Un esempio preso dal passato? Bruno Dumont. Vi riproponiamo la recensione di un suo film, nella homepage della sezione Scanners.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

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Fabrizio Tassi

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News


8 Febbraio 2019

Addio e grazie per tutte le news #072

Si sta, come a scrivere le news camminando sulle uova
Quindi esiste anche questa opzione, che una figura pubblica e artistica presa a schiaffoni dalla gogna mediatica per 25 anni, con una netta recrudescenza fatta registrare negli ultimi tempi, possa controbattere al linciaggio qualora quest'ultimo diventi effettivamente l'orizzonte principale della sua carriera. Woody Allen, piaccia o non piaccia a livello umano e/o artistico, ci ha sempre provato a tenere l'atteggiamento dal profilo più basso – ovvero: evitare il più possibile di lavare i panni in piazza tenendo i problemi personali separati dal lavoro – nel mezzo delle svariate tempeste sfociate dalla sua vita privata. La pratica si era fatta sempre più ardua dopo la pubblicazione degli editoriali di Ronan e Dylan Farrow, figli dell'ex compagna Mia, che tornavano a raccontare, per la prima volta dalla loro prospettiva di adulti, la supposta violenza sessuale ai danni di Dylan di cui Allen era stato formalmente accusato (e quindi prosciolto) all'inizio degli anni '90. Il terreno attorno a questa storia si è fatto ancora più scivoloso di prima, e senza prove in mano ma con la consapevolezza di un'opinione pubblica aprioristicamente schierata dal lato più indifeso della narrazione, quello della bimba di sette anni che racconta di essere stata toccata, è iniziato il valzer dell'ostracismo, del prendere le distanze professionali da una persona che la genteh®, senza sapere nulla di più di quello che dicono i titoli delle pubblicazioni condivise sui social, ha deciso fosse colpevole delle mostruosità di cui è stato accusato. Attori che annunciano urbe et orbi di essersi pentiti di avere lavorato con Allen. Altri – la maggior parte in realtà, anche se strappano meno titoli dei colleghi di cui sopra – che vengono buttati al centro della tonnara per essersi permessi di esprimere i loro legittimi dubbi su una situazione che non conoscono fino in fondo. E poi Amazon, che sperando di evitare il pessimo rinculo mediatico dell'associazione con quello che viene considerato (dall'opinione pubblica) un pedofilo, ha deciso di annullare la distribuzione del suo ultimo film, A Rainy Day in New York, stracciando di fatto il contratto che la legava ad Allen. Oggi però, quello stesso contratto i cui termini non sono stati rispettati, viene impugnato da Woody Allen, che minaccia di portare Amazon in tribunale alla ricerca di un risarcimento, per A Rainy Day in New York e per altri due futuri progetti compresi nell'accordo, che oscilla tra i 68 e i 73 milioni di dollari. Se Allen dovesse mai raccontare in un film tutto questo ginepraio, speriamo sia un reboot di Conan the Barbarian (su Rai 4 alle 21.20) e che finisca in una catartica e decisamente calzante lotta nel fango tra un paio di craniolesi in mutande e istupiditi dagli steroidi. 

Mettere i puntini sulle i di David Bowie
Se n'era parlato: certi tipi inglesi hanno reclutato il giovane Johnny Flynn per fargli interpretare David Bowie in un non-biopic (ora la produzione ci tiene tantissimo a sottolinearlo) ambientato all'inizio degli anni '70, quando stava per entrare nel vivo la fase Ziggy Stardust. Poi c'è Duncan Jones, che è il figlio di Bowie, di mestiere fa (molto bene) il regista e ha come caratteristica quella di usare in maniera esilarante i suoi social – una volta ha preso in giro un po' tutti, trastullandosi con l'idea di accettare la regia di un biopic sul padre, ma solo se interpretato da Tilda Swinton. Quando ha letto la notizia della conferma di Stardust, questo il titolo del film assolutamente non biografico su Bowie, Jones ci ha tenuto a far notare una cosa molto semplice: come possono questi qui fare un biopic (anche se giurano e spergiurano che non si tratta di quello) senza che gli stiano stati concessi i diritti per le canzoni e senza avere il benestare della famiglia? Aggiungendo anche che non si augura il fallimento del film, già, ma che sta al pubblico decidere se andare a vedere una roba su David Bowie che non ha nessuna canzone di David Bowie. Ovvero: come smontare un progetto con un rapido tweet, una lezione in 240 caratteri di Duncan Jones, professore di Atteggiamento inglese passivo-aggressivo contemporaneo. A parte gli scherzi, sarebbe bellissimo avere sul comodino un Duncan Jones che risponde con inappuntabile sagacia a ogni proposta per la serata: quindi stasera, proprio la sera che danno Arancia meccanica su Canale 5 alle 23.55, tu vorresti invece guardare I segreti di Brokeback Mountain su Rai Movie alle 21.10 e farmi pure perdere Sanremo? No, ok. Se lo dici tu. Mi sembra un'idea valida. 

In breve:
L'internet prende ancora una volta vita, ma stavolta è una cosa seria. Perché va anche bene se dalla fan fiction si passa alla versione stampata su carta, al successo intergalattico e quindi alla tassa cinematografica per cose come Twilight e 50 sfumature di inserire colore a scelta. E passi anche saltare la parte del successo intergalattico con il romanzo se si tratta di un prodotto di nicchia come Slender Man. Ma comincia a farsi fosca, più che altro come sintomo di mancanza di idee, quando è Steven Spielberg a mandare gli stagisti di Amblin Partners a spulciare su Reddit e 4chan alla ricerca di storie da trasformare in film. È successo a una serie di articoli pubblicati su Reddit da colui che presto diventerà una figura mitologica, Tony Lunedi, autore di una storia di fantasmi intitolata The Spire in the Woods, che presto si trasformerà in un horror intitolato The Bells.

Aggiornamento sullo stato dei disastrati Academy Awards: oggi siamo ai livelli in cui la produttrice dello show degli Oscar, Donna Gigliotti, ha riunito come tutti gli anni i candidati per un pranzo informale, nel quale ha voluto dare alcuni suggerimenti su come preparare al meglio l'eventuale discorso di ringraziamento. Come esempio di intervento perfetto, Gigliotti ha menzionato e proiettato quello di Steven Soderbergh nel 2001, premiato per la regia di Traffic, lodandone la stringatezza, il messaggio e la decisione di non trasformalo in un lungo elenco di persone da ringraziare. Interpellato al riguardo, Soderbergh ha felicemente ammesso di essere salito sul palco totalmente impreparato (dava per scontata la vittoria di Ridley Scott per Il gladiatore) e gonfio come un otre di vodka al mirtillo. I buoni esempi da seguire.

Il doppio contributo video di oggi racconta di un mondo totalmente impazzito. Non solo gli italiani sembrano avere imparato come promuovere i loro prodotti multimediali sfruttando le maree del pop, senza prendersi troppo sul serio e riuscendo a infilare Iva Zanicchi nel trailer della seconda stagione di Suburra

Ma è oltretutto lo stesso, incredibile mondo in cui compare il trailer di un film con non uno, non due, bensì tre Shaft contemporaneamente. Finalmente un paradiso in cui è incentivato l'uso del turpiloquio.

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