Addio e grazie per tutte le news #109

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Matteo Marelli dice che Il silenzio degli innocenti è il film da salvare oggi in TV.
Su Spike alle ore 01:10.

Il 24 aprile è la data in cui usciranno in Francia dvd e bluray di High Life di Claire Denis, con Robert Pattinson e Juliette Binoche. Ancora non è prevista un'uscita nelle sale italiane, ma per l'occasione rispolveriamo la recensione di un altro film invisibile della stessa regista.

State già seguendo su TIMVision la seconda stagione di Killing Eve ? Vi riproponiamo l'intervista doppia alle due attrici protagoniste realizzata per l'arrivo della prima stagione, l'anno scorso.

Remake, reboot, prequel, sequel. E degli adattamenti, non possiamo proprio fare a meno? L'opinione di Roy Menarini.

Michelle Yeoh è appena stata scelta da James Cameron per i tre sequel previsti di Avatar. Vi riproponiamo allora la locandina di Emanuela Martini scritta per il film del 2009.

Sulla seconda stagione abbiamo pareri discordi (cfr. il Perché sì / Perché no di FilmTv n° 16). Ma la prima stagione di The OA ci era piaciuta molto: la recensione di Giulio Sangiorgio.

La citazione

«Il banco di prova di un'intelligenza di prim'ordine è la capacità di tenere due idee opposte in mente nello stesso tempo e, insieme, di conservare la capacità di funzionare (Francis Scott Fitzgerald)»

scelta da
Emanuela Martini

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News


10 Aprile 2019

Addio e grazie per tutte le news #109

Almeno questi anziani non hanno la fissa delle slot machine
Ultimamente era già passato il buon Hayao Miyazaki, e nemmeno per la prima volta, a ricordarci una grande lezione di vita: le parole sono sicuramente importanti, omaggi al signor Moretti, ma sono anche davvero molto facili da dire. Miyazaki, per tornare al discorso, ha abbandonato il cinema almeno una mezza dozzina di volte negli ultimi vent'anni. L'ha fatto tramite dichiarazioni pubbliche, senza la minima pressione esterna (umana, economica o quant'altro) e senza che nessuno glielo chiedesse. E ogni volta che annunciava il ritiro, semplicemente tornava al lavoro come se nulla fosse successo. Quando la stessa cosa era capitata a Béla Tarr, sacripante ungherese da molti considerato come uno dei più fondamentali autori cinematografici contemporanei, la storia sembrava molto più credibile. Innanzitutto, nessuna sindrome da “Al lupo, al lupo!”: al contrario di Miyazaki, Tarr ha annunciato il ritiro dalle scene una sola volta. È successo nel 2011, dopo la vittoria dell'Orso d'Argento a Berlino di Il cavallo di Torino; ed è stata una scelta coerente, dettata dallo stesso percorso artistico del cineasta, e spiegata sinteticamente ed efficacemente dallo stesso Tarr durante l'ultima edizione della Berlinale, dove ha presentato il restauro del suo capolavoro Sátántangó: “Se tornerò a fare film? No. Sto facendo molte altre cose. Non sono annoiato, né tanto meno sono in pensione, e voglio ancora procedere, andare avanti. Credo solo che, dopo Il cavallo di Torino, non posso più dire nulla. Era un film che parlava della morte di tutto. Il lavoro è completo. Finito”. Ecco. Meglio argomentata e più indiscutibile di così, si muore (noi insieme al tutto di Tarr). A sorpresa, però, gli organizzatori del celebre Wiener Festwochen, storico festival culturale che affolla le strade e le piazze di Vienna lungo sei settimane a cavallo tra maggio e giugno, hanno annunciato che fra gli eventi in programma quest'estate ci sarà anche la proiezione di Missing People, documentario realizzato da Béla Tarr su commissione del festival. Il film racconta gli invisibili di Vienna, con l'imprescindibile stile bianco e nero e inquadrature contate di Tarr che si avvicina così pericolosamente al ritmo dell'esistenza extra cinematografica. Porta in scena gli emarginati e i poveri che popolano, nascosti, una delle città in cui il tenore di vita è considerato fra i migliori al mondo. Il vero dispiacere è che Béla Tarr si sia dato al documentario, quando poteva tenere fede al suo voto di ritiro pur continuando a fare cinema: bastava entrare nel magico mondo dei remake. Un Thelma & Louise (su RaiMovie alle 23.25) lungo sei ore e ambientato nelle campagne di Budapest. Un Alice in Wonderland (su Italia 1 alle 21.25) fatto di tre sole inquadrature mentre la bimba prende il tè, rigorosamente in silenzio, con il Cappellaio matto. Un Miami Vice (su Rete 4 alle 23.20) decisamente più introspettivo ed esistenziale, che segue da vicino e in tempo reale i tortuosi viaggi dei muli che trasportano la cocaina e che passano gran parte della loro vita in coda sulla temibile circonvallazione esterna di Miami. 

Torna a casa Alex
Ci aveva provato, Alexander Payne, a fare le cose un po' più in grande rispetto al cinema intimo, semplice (mai banale) a cui aveva abituato lungo tutta una carriera fatta di storie piccole, sussurrate e spesso sottovalutate. Downsizing -Vivere alla grande non è stato certamente un disastro, ed è stato lodato (senza nessuno strappo di capelli) dai critici, pur se poco apprezzato dal pubblico. L'esperienza del budget medio-alto (per Downsizing si è aggirato attorno ai 70 milioni di dollari) non ha funzionato troppo per Payne, che ci ha messo poco a tornare nel suo adorato parco giochi di produzioni agili e storie che si possono raccontare senza spendere il PIL delle Barbados. Per il suo prossimo progetto, la commedia horror The Menu, il cineasta americano si affida ai produttori Adam McKay e Will Ferrell per raccontare la storia, scritta da Will Tracy e Seth Resis (già autore comico televisivo), di una coppia che viaggia in una remota isola dove ad accoglierli troveranno lo chef del lussuoso ristorante locale, un artista dei fornelli pronto a sorprenderli con la sua scioccante cucina. Sono già stati fatti anche i primi nomi per il cast. Il ruolo della metà femminile della coppia di protagonisti è stato offerto a Emma Stone, mentre nei panni dell'orrorifico cuoco Payne vedrebbe bene Ralph Fiennes

Anche noi, anche noi!
I tipi di Sony stanno ancora finendo di mangiare le loro bombette scondite: sono stati gli studios che hanno inaugurato la bonanza del cinefumetto con Spider-Man e quindi, dopo la furibonda scesa in campo di Marvel e poi Disney, hanno perso tutto il vantaggio accumulato. Ora si trovano a inseguire la concorrenza, e decidono di farlo letteralmente, rubando una delle idee più pigre e remunerative degli ultimi anni di cinema: i remake in live action di classici dell'animazione. Qui si parla di una versione in carne e ossa di Cenerentola. Disney, chiaro capostipite del nuovo sottogenere, ha già esplorato questo particolare esempio nel 2015 con il rifacimento del suo omonimo film d'animazione del 1950. Sony aggirerà il problema dei riferimenti e dei relativi diritti prendendo come diretta ispirazione la fiaba originale, nell'interpretazione più iconica e conosciuta, quella di Charles Perrault. Anche la versione di Sony, però, sarà ricca di canzoni e momenti musicali. Tanto che il ruolo della protagonista è andato alla cantautrice cubano-americana Camila Cabello, al suo esordio cinematografico. A firmare la regia della Cenerentola Sony sarà invece Kay Cannon, attrice, produttrice (30 Rock, New Girl) e sceneggiatrice (il trittico Pitch Perfect) che ha esordito alla regia l'anno passato con la commedia Giù le mani dalle nostre figlie

Per il contributo video dell'oggi, si torna su un documentario il cui trailer era solo stato accennato qualche tempo fa. Oggi, invece, arriva in tutta la sua gloria il nuovo lavoro di Ron Howard dedicato alla vita e all'arte di Luciano Pavarotti. Il film si chiama, abbastanza a sorpresa, Pavarotti, e pare essere un ritratto davvero ammirato e amorevole del celeberrimo tenore italiano, accompagnato da un giusto abuso del Nessun dorma di Puccini.

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