Addio e grazie per tutte le news #122

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Luca Pacilio dice che Cose nostre - Malavita è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 19:15.

Quanto vale l’altra metà del cielo, sul grande schermo? Quanto potere hanno le registe e le maestranze al femminile a Hollywood? Uno sguardo alle cifre e ai nomi, resistenti o emergenti, del gentil sesso al cinema.

Tempi duri per i grandi della nuova Hollywood. Quando essere un autore di culto tipo Brian De Palma non basta come garanzia per partire con una nuova produzione. Un'analisi di Giulia D'Agnolo Vallan.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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News


9 Maggio 2019

Addio e grazie per tutte le news #122

Toh, un remake
Ma non un remake normale, bensì uno di quei remake speciali che si inverte il genere dei protagonisti perché la rappresentazione di chi non ha rappresentanza è un processo anche retroattivo e speriamo che il passaparola, “Ohmioddio, una femmina al posto di Stallone! Scandalo!1!”, sui social sia abbastanza per risparmiare sul marketing. Che è anche un po' la cosa bella di essere un produttore di successo come Neal Moritz, che dopo una settantina di film (fra cui la saga Fast and Furious), cinque miliardi di dollari di incassi e una controllatina allo specchio a conferma di essere ancora un maschio bianco, può continuare a fare quello che vuole a Hollywood e nessun finanziatore gli darà mai dello scemo. La fissa di Moritz, negli ultimi anni, è stato uno di quei progetti che per molto meno un sacco di gente è stata rinchiusa nelle patrie galere: un remake di Cliffhanger – quel film del 1993 con Stallone che fa brutto sulle Dolomiti, e già qui siamo eleggibili per il TSO – ma virato tutto al femminile, perché è sempre più ora di battere cassa a caso sullo zeitgeist socioculturale. Il progetto sarà presentato a Cannes alla ricerca di finanziamenti, e visto il credito professionale di cui gode Moritz difficilmente ci saranno intoppi. La buona notizia è che il produttore ha affidato la regia del film, sceneggiato da Sascha Penn (Creed II), alla 40enne Ana Lily Amirpour, passata alla Mostra di Venezia con il suo secondo film The Bad Batch e prima ancora esordiente al Sundance (era il 2016) con A Girls Walks Home Alone at Night, regista indipendente che ha dimostrato grande amore per il cinema di genere e, soprattutto, un punto di vista peculiare ed esteticamente rilevante. 

Tom Cruise, lévati
Non ci ha mai creduto nessuno a Tom Cruise come L'ultimo samurai. Non ci credeva, nonostante rimanga un attore capace di grandi cose, nemmeno Ken Watanabe mentre recitava al suo fianco nel filmetto di Edward Zwick. Oggi Hollywood torna sul genere “tentativo di espropriazione di quella cultura lì”, e lo fa con una vicenda che ha del leggendario, ma che è anche comprovata dalle cronache storiche: quella del primo (e unico) samurai africano. La storia, seppur scarna di dettagli (risale pur sempre al Giappone medievale della seconda metà del 1500), è realmente accaduta e appartiene a un uomo divenuto celebre con il nome di Yasuke, giunto in Giappone (forse) dal Mozambico, (forse) schiavo a bordo di una nave portoghese e quindi (sicuramente) preso a servizio dal missionario gesuita Alessandro Valignano (c'è anche nel Silence di Scorsese, interpretato da Ciarán Hinds) e quindi introdotto alla corte del daimyō (la maggior carica feudale nel Giappone dell'epoca) Oda Nobunaga, che superato lo stupore di chi non aveva mai visto in vita sua una persona nera, lo accoglie a corte e lo eleva al rango di samurai. Una storia oggettivamente pazzesca, che verrà portata sul grande schermo per intercessione di Chadwick Boseman, sia produttore sia protagonista del film (che non ha ancora un regista). Boseman ci sta prendendo la mano con questi biopic iconici: sarà Jackie Robinson in 42, James Brown in Get On Up e Thurgood Marshall, il primo nero (era il 1967) a essere eletto giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, in Marshall. Per Yasuke, il più grosso ostacolo tra Boseman e la realizzazione di un buon film sarà la sceneggiatura firmata da quel guercio di Doug Miro, che prima di azzeccarne una e creare Narcos aveva fatto più danni della grandine scrivendo cose tipo Prince of Persia – Le sabbie del tempo, L'apprendista stregone e The Great Wall.

Lo sguardo di rimprovero di Ethan Hawke
Mentre i nove decimi abbondanti dell'umanità che non ha problemi di acqua potabile sono ancora impegnati ad aiutare Marvel a contare gli incassi di Avengers: Endgame o a imparare i rudimenti del voodoo per esorcizzare l'ultima stagione di Game of Thrones, Ethan Hawke osserva da lontano e sorride comprensivo, in cima al portico su cui sta pacificamente fumando la sua pipa, bevendo il suo whiskey e assaporando l'ultima edizione critica delle trascrizioni di Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show. Mentre il mondo si agita attorno al vuoto pneumatico dell'intrattenimento di massa, e mentre i suoi stimati colleghi guadagnano gazzilioni di dollari agitandosi in un pigiama di lattice davanti a uno schermo verde, Hawke cesella incessantemente la sua arte, conscio di essere dalla parte giusta della storia. Per il suo prossimo progetto cinematografico, l'interprete e regista conta di sceneggiare, in collaborazione con il drammaturgo e compositore Shelby Gaines, dirigere e recitare come protagonista nell'adattamento di Camino Real, dramma teatrale scritto nel 1953 da Tennessee Williams e fra i lavori più concettuali e sperimentali firmati dallo scrittore americano. Hawke, che sarà fors'anche un filo pretenzioso ma non è certo fesso, ha scelto Rio de Janeiro come location per questo testo surreale che racconta dell'amore e dell'inevitabile passare del tempo. Come partner sul set, invece, Hawke ha scritturato Juliette Binoche. Come detto, il ragazzo è tutto tranne fesso. 

In una giornata che ci lascia con segnalazioni televisive del calibro di Blade (su Canale 20 alle 21), Il mostro (su Rai2 alle 21.20) e San Andreas (su Canale 5 alle 21.20), tutte le residue speranze di non perdere l'uso della vista per un trauma ottico si appoggiano sul primo teaser dell'adattamento seriale di Watchmen che HBO e Damon Lindelof stanno architettando da mesi. Ci sono un sacco di Rorschach, Jeremy Irons che fluttua e una discreta palpabile sensazione che la fine è vicina. Tic Tac. 
 

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