Addio e grazie per tutte le news #123

970x250.JPG

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Luca Pacilio dice che Cose nostre - Malavita è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 19:15.

Quanto vale l’altra metà del cielo, sul grande schermo? Quanto potere hanno le registe e le maestranze al femminile a Hollywood? Uno sguardo alle cifre e ai nomi, resistenti o emergenti, del gentil sesso al cinema.

Tempi duri per i grandi della nuova Hollywood. Quando essere un autore di culto tipo Brian De Palma non basta come garanzia per partire con una nuova produzione. Un'analisi di Giulia D'Agnolo Vallan.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

scelta da
Pedro Armocida

cinerama
8658
servizi
3092
cineteca
2812
opinionisti
1906
locandine
1028
serialminds
820
scanners
488

News


10 Maggio 2019

Addio e grazie per tutte le news #123

Il positivo venerdì di László Nemes
Può anche non accettarne la filosofia o il messaggio più o meno voluto che stanno veicolando, caro László Nemes, dal rispettabile alto di un Oscar al Miglior film straniero con Il figlio di Saul e una gavetta passata a imparare il mestiere alla bottega di Béla Tarr. Niente da dire. Ma l'allegoria principale, la mitologia cinematografica Marvel l'ha azzeccata: da superpoteri derivano superproblemi. È oggettivamente vero. E vale anche per László Nemes, che è un 40enne di grande talento e profondità, benedetto da un intelletto vasto e indagatore che gli permette di scavare a fondo nell'umanità e riemergere con qualcosa che assomiglia alla verità, a una verità. Il contrappasso del regista ungherese è che non si diverte. Ma davvero mai. Si presenta a un'intervista al Guardian per il lancio sul mercato inglese del suo ultimo film, Tramonto (in concorso alla scorsa Mostra del cinema di Venezia), e parla dell'ultimo film Marvel che ha visto: “L'ho trovato inguardabile e falso, noioso e autoreferenziale, un mondo fatto di persone ideali che non si comportano come umani, ma più alla stregua di macchine. Mi rattrista da tempo vedere come il cinema abbia ristretto il suo linguaggio e creato un alfabeto che non è mai stato così povero. I film di supereroi non hanno alcun mistero perché non c'è nulla nell'ombra. Tutto è rivelato. E questa non è la relazione che noi abbiamo con il mondo, purtroppo, perché di esso possiamo conoscere solo una frazione. Questi film ci consegnano una falsa impressione della nostra potenza. Permettono agli spettatori di mettere da parte le loro paure. Ma questo 'salvataggio' non è molto realistico. E se crei solamente film oggettivi, che evitano i grandi interrogativi della vita, allora hai solo creato una macchina da popcorn”. Beh. Quantomeno, però, viviamo in un periodo di fibrillazione culturale, ricco di stimoli, eventi, occasioni di scambio. Almeno questa consapevolezza servirà a Nemes per trovare sollazzo nonostante la Marvel, giusto? “Ho questa netta sensazione, che una civilizzazione così sicura di sé e arrogante come la nostra si stia preparando per la sua stessa autodistruzione. Anche l'Europa all'inizio del 1900, in questo turbinio di creatività e positività, stava già sospirando in attesa del suo declino”. Decisamente no. Tramonto, in tutti i cinema. Sconsigliato per i primi appuntamenti. 

William S. Burroughs, padre di tutti i califfi
Certe volte si scherza sulla mancanza di fantasia di Hollywood, sul cinema commerciale incatenato al concetto di rischio di impresa, che deve affidarsi al riciclo di idee dal conclamato successo per non far implodere lo stesso meccanismo che le garantisce successo e ricchezza. Si scherza perché la corsa alla monetizzazione della nostalgia, al restauro di vecchi sogni ri-confezionati e rivenduti è oggettivamente esilarante. E lo scherzo finisce, come sempre, quando il cinema comincia a superare la realtà. Prendi William S. Burroughs, uno il cui curriculum da strada era leggendario persino tra i duri e puri della Beat Generation e che ha insegnato a Kerouac, Ginsberg e Cassady come viversela con la giusta intensità, uno che ha partorito Il pasto nudo in un bugigattolo di Tangeri e si è costruito una lunga vita che nemmeno il più scappato di casa degli sceneggiatori si sarebbe potuto immaginare. Quando si saccheggia una storia come quella di Burroughs, non si parla di un innocuo biopic qualsiasi. Il progetto è finito nelle mani di Ben Foster, che esordisce dietro la macchina da presa dopo anni di carriera da attore nei panni di quello che ce la sta per fare, è lì lì per diventare la nuova superstar, e invece niente. Accanto a lui, anche protagonista del film, Kristen Stewart, che nei panni dell'ex moglie (di facciata) e musa Jean Vollmer, collaborerà a ricostruire uno degli episodi più assurdi in una delle esistenze umane più assurde del '900. All'apice delle loro sperimentazioni con le sostanze psicotrope, nella Città del Messico degli anni '50, i due decidono di prendere una balestra e giocare a Guglielmo Tell. Non finisce bene per la giovane Vollmer, mentre Burroughs proseguirà nel suo percorso di sperimentazione lisergica. 

Spike Lee, il nonno di Heidi di Brooklyn
Oggi è il giorno in cui si celebrano tutti i burberi dal cuore d'oro che là fuori, silenziosamente o al massimo con un paio di borbottii infastiditi, fanno la cosa giusta e poi tornano a fare il proprio dovere. La storia è quella di Stefon Bristol, 34enne che fra pochi giorni vedrà distribuito su Netflix See You Yesterday, il suo esordio alla regia, prodotto nientemeno che dal suo eroe personale e mentore professionale, Spike Lee. Entrambi cresciuti a Brooklyn, entrambi neri e consapevoli di quello che succede intorno a loro, entrambi con i mezzi e la voglia per raccontarlo. E, oltre a tutto il resto, i due sono anche allievo e professore al corso di cinema della New York University. Qui, Bristol ha avuto la prima chance di realizzare il suo sogno e mostrare il suo talento all'idolo d'infanzia. È andata un sogno: “Spike ha chiamato il mio cortometraggio 'spazzatura', lo ha definito poco originale perché era un film che parlava del ghetto. Stavo ancora cercando di capire che tipo di cineasta volessi essere, e ho finito con l'usare molti cliché che avevo visto in Boyz n the Hood, Nella giungla di cemento o Strapped, i film con cui sono cresciuto”. La clamorosa falsa partenza non ha scoraggiato Bristol, che si è ritirato nei suoi quartieri a riflettere sulla sua voce come filmmaker e su quello che voleva fare, fuoriuscendo con la prima bozza di sceneggiatura per See You Yesterday, viaggi nel tempo e matte avventure nel quartiere di periferia. Spike Lee, dopo averlo insultato un altro po' per l'idea di voler esordire subito con un lungometraggio senza prima fare altra esperienza, stavolta è stato quasi affettuoso: “Pensavo avrebbe strappato la sceneggiatura e invece, non vi prendo per culo, con mia grande sorpresa si è girato e mi ha chiesto di stringergli la mano. È stata la prima volta, e ne sono ancora sorpreso, in cui ho fatto buona impressione su quell'uomo”. Difficile da conquistare, ma poi è tutto miele. Dopo aver spronato Bristol a limare e migliorare ancora il progetto, Lee si è proposto come produttore e ha trovato l'accordo con Netflix per la realizzazione del film, oggi pronto per essere mostrato al pubblico. Un valido lieto fine. 

Ma come insegna László Nemes, bello il lieto fine, ma non è divertente quanto stare sulle spine tutto il tempo. Meglio lasciarsi con i brividini in Tv, Captain America: Winter Soldier (su Rai 2 alle 21.20) fa esplodere molte cose, E venne il giorno (su Rai 2 alle 23.45) era nel periodo Shyamalan estremo e Panic Room (su Rai 4 alle 21.15) si intitola così per una serie di specifici motivi; e con i brividoni dell'odierno contributo video, un lungo trailer di It Capitolo due in cui succedono svariate cose, nessuna delle quali pare troppo piacevole.

Aggiungi questo contenuto
ai tuoi articoli salvati.

Resta sempre aggiornato con le notizie più importanti della settimana, tutte le recensioni e le esclusive di Film Tv: iscriviti alla newsletter!

Le ultime news


 Addio e grazie per tutte le news #131

24 Maggio 2019

Mektoub, parte seconda: bene, ma non benissimo
Proseguono imperterrite le cronache dalla 72esima edizione del Festival di Cannes. La quale, al di là della...

Addio e grazie per tutte le news #130

23 Maggio 2019

Novità sul fronte Nolan
Difficile dire quando Christopher Nolan sia diventato ufficialmente la versione cinematografica e su scala globale delle cucine...

Addio e grazie per tutte le news #129

22 Maggio 2019

Georgia (Not) On My Mind
Per chi non lo sapesse, un breve riassunto delle puntate precedenti. Al momento gli Stati Uniti sono governati da un manipolo di anziani,...

Appello al voto di oltre 400 registi e attori

21 Maggio 2019

In previsione delle elezioni europee, che si terranno dal 23 al 26 maggio 2019, alcuni cineasti e personalità di spicco del mondo del cinema si sono incontrati durante il festival di Cannes,...

Addio e grazie per tutte le news #128

21 Maggio 2019

Il messaggio ecumenico di Tarantino
“Io amo il cinema. Voi amate il cinema. È il viaggio che ci porta a scoprire una storia per la prima volta. Sono emozionato all'idea di...

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti
Privacy Policy