Addio e grazie per tutte le news #123

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Francesco Foschini dice che Vediamoci chiaro è il film da salvare oggi in TV.
Su Rete4 alle ore 02:15.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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News


10 Maggio 2019

Addio e grazie per tutte le news #123

Il positivo venerdì di László Nemes
Può anche non accettarne la filosofia o il messaggio più o meno voluto che stanno veicolando, caro László Nemes, dal rispettabile alto di un Oscar al Miglior film straniero con Il figlio di Saul e una gavetta passata a imparare il mestiere alla bottega di Béla Tarr. Niente da dire. Ma l'allegoria principale, la mitologia cinematografica Marvel l'ha azzeccata: da superpoteri derivano superproblemi. È oggettivamente vero. E vale anche per László Nemes, che è un 40enne di grande talento e profondità, benedetto da un intelletto vasto e indagatore che gli permette di scavare a fondo nell'umanità e riemergere con qualcosa che assomiglia alla verità, a una verità. Il contrappasso del regista ungherese è che non si diverte. Ma davvero mai. Si presenta a un'intervista al Guardian per il lancio sul mercato inglese del suo ultimo film, Tramonto (in concorso alla scorsa Mostra del cinema di Venezia), e parla dell'ultimo film Marvel che ha visto: “L'ho trovato inguardabile e falso, noioso e autoreferenziale, un mondo fatto di persone ideali che non si comportano come umani, ma più alla stregua di macchine. Mi rattrista da tempo vedere come il cinema abbia ristretto il suo linguaggio e creato un alfabeto che non è mai stato così povero. I film di supereroi non hanno alcun mistero perché non c'è nulla nell'ombra. Tutto è rivelato. E questa non è la relazione che noi abbiamo con il mondo, purtroppo, perché di esso possiamo conoscere solo una frazione. Questi film ci consegnano una falsa impressione della nostra potenza. Permettono agli spettatori di mettere da parte le loro paure. Ma questo 'salvataggio' non è molto realistico. E se crei solamente film oggettivi, che evitano i grandi interrogativi della vita, allora hai solo creato una macchina da popcorn”. Beh. Quantomeno, però, viviamo in un periodo di fibrillazione culturale, ricco di stimoli, eventi, occasioni di scambio. Almeno questa consapevolezza servirà a Nemes per trovare sollazzo nonostante la Marvel, giusto? “Ho questa netta sensazione, che una civilizzazione così sicura di sé e arrogante come la nostra si stia preparando per la sua stessa autodistruzione. Anche l'Europa all'inizio del 1900, in questo turbinio di creatività e positività, stava già sospirando in attesa del suo declino”. Decisamente no. Tramonto, in tutti i cinema. Sconsigliato per i primi appuntamenti. 

William S. Burroughs, padre di tutti i califfi
Certe volte si scherza sulla mancanza di fantasia di Hollywood, sul cinema commerciale incatenato al concetto di rischio di impresa, che deve affidarsi al riciclo di idee dal conclamato successo per non far implodere lo stesso meccanismo che le garantisce successo e ricchezza. Si scherza perché la corsa alla monetizzazione della nostalgia, al restauro di vecchi sogni ri-confezionati e rivenduti è oggettivamente esilarante. E lo scherzo finisce, come sempre, quando il cinema comincia a superare la realtà. Prendi William S. Burroughs, uno il cui curriculum da strada era leggendario persino tra i duri e puri della Beat Generation e che ha insegnato a Kerouac, Ginsberg e Cassady come viversela con la giusta intensità, uno che ha partorito Il pasto nudo in un bugigattolo di Tangeri e si è costruito una lunga vita che nemmeno il più scappato di casa degli sceneggiatori si sarebbe potuto immaginare. Quando si saccheggia una storia come quella di Burroughs, non si parla di un innocuo biopic qualsiasi. Il progetto è finito nelle mani di Ben Foster, che esordisce dietro la macchina da presa dopo anni di carriera da attore nei panni di quello che ce la sta per fare, è lì lì per diventare la nuova superstar, e invece niente. Accanto a lui, anche protagonista del film, Kristen Stewart, che nei panni dell'ex moglie (di facciata) e musa Jean Vollmer, collaborerà a ricostruire uno degli episodi più assurdi in una delle esistenze umane più assurde del '900. All'apice delle loro sperimentazioni con le sostanze psicotrope, nella Città del Messico degli anni '50, i due decidono di prendere una balestra e giocare a Guglielmo Tell. Non finisce bene per la giovane Vollmer, mentre Burroughs proseguirà nel suo percorso di sperimentazione lisergica. 

Spike Lee, il nonno di Heidi di Brooklyn
Oggi è il giorno in cui si celebrano tutti i burberi dal cuore d'oro che là fuori, silenziosamente o al massimo con un paio di borbottii infastiditi, fanno la cosa giusta e poi tornano a fare il proprio dovere. La storia è quella di Stefon Bristol, 34enne che fra pochi giorni vedrà distribuito su Netflix See You Yesterday, il suo esordio alla regia, prodotto nientemeno che dal suo eroe personale e mentore professionale, Spike Lee. Entrambi cresciuti a Brooklyn, entrambi neri e consapevoli di quello che succede intorno a loro, entrambi con i mezzi e la voglia per raccontarlo. E, oltre a tutto il resto, i due sono anche allievo e professore al corso di cinema della New York University. Qui, Bristol ha avuto la prima chance di realizzare il suo sogno e mostrare il suo talento all'idolo d'infanzia. È andata un sogno: “Spike ha chiamato il mio cortometraggio 'spazzatura', lo ha definito poco originale perché era un film che parlava del ghetto. Stavo ancora cercando di capire che tipo di cineasta volessi essere, e ho finito con l'usare molti cliché che avevo visto in Boyz n the Hood, Nella giungla di cemento o Strapped, i film con cui sono cresciuto”. La clamorosa falsa partenza non ha scoraggiato Bristol, che si è ritirato nei suoi quartieri a riflettere sulla sua voce come filmmaker e su quello che voleva fare, fuoriuscendo con la prima bozza di sceneggiatura per See You Yesterday, viaggi nel tempo e matte avventure nel quartiere di periferia. Spike Lee, dopo averlo insultato un altro po' per l'idea di voler esordire subito con un lungometraggio senza prima fare altra esperienza, stavolta è stato quasi affettuoso: “Pensavo avrebbe strappato la sceneggiatura e invece, non vi prendo per culo, con mia grande sorpresa si è girato e mi ha chiesto di stringergli la mano. È stata la prima volta, e ne sono ancora sorpreso, in cui ho fatto buona impressione su quell'uomo”. Difficile da conquistare, ma poi è tutto miele. Dopo aver spronato Bristol a limare e migliorare ancora il progetto, Lee si è proposto come produttore e ha trovato l'accordo con Netflix per la realizzazione del film, oggi pronto per essere mostrato al pubblico. Un valido lieto fine. 

Ma come insegna László Nemes, bello il lieto fine, ma non è divertente quanto stare sulle spine tutto il tempo. Meglio lasciarsi con i brividini in Tv, Captain America: Winter Soldier (su Rai 2 alle 21.20) fa esplodere molte cose, E venne il giorno (su Rai 2 alle 23.45) era nel periodo Shyamalan estremo e Panic Room (su Rai 4 alle 21.15) si intitola così per una serie di specifici motivi; e con i brividoni dell'odierno contributo video, un lungo trailer di It Capitolo due in cui succedono svariate cose, nessuna delle quali pare troppo piacevole.

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