Addio e grazie per tutte le news #124

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Luca Pacilio dice che Cose nostre - Malavita è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 19:15.

Quanto vale l’altra metà del cielo, sul grande schermo? Quanto potere hanno le registe e le maestranze al femminile a Hollywood? Uno sguardo alle cifre e ai nomi, resistenti o emergenti, del gentil sesso al cinema.

Tempi duri per i grandi della nuova Hollywood. Quando essere un autore di culto tipo Brian De Palma non basta come garanzia per partire con una nuova produzione. Un'analisi di Giulia D'Agnolo Vallan.

Film di culto, pilastro della storia del cinema, capolavoro assoluto. E... Mel Gibson si prepara a rifarlo. Con un ricco cast, come vi raccontiamo nella prossima newsletter. Rileggiamo le parole di Gianni Amelio.

Arriva il 31 maggio su Prime Video una delle nuove serie più attese dell'anno. Si chiama Good Omens, ed è tratta dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buona Apocalisse a tutti! Impossibile non ripensare a American Gods , egualmente tratta da un romanzo dello scrittore inglese.

Tra i film che abbiamo già visto dell'edizione 2019 del Festival di Cannes c'è La Gomera di Corneliu Porumboiu, che non ci ha convinto. Vi invitiamo a confrontare le parole di Roberto Manassero con quelle di Sangiorgio, che con questa recensione, qualche anno fa, nella rubrica Scanners, presentava quest'autore della Nuova onda rumena.

La citazione

«E questo è quanto (Casinò - Martin Scorsese)»

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News


14 Maggio 2019

Addio e grazie per tutte le news #124

Addio a Doris Day  
Doris Day
è scomparsa ieri a 97 anni. Troppo presto, a dispetto della veneranda età, per una donna che era stata descritta in forma smagliante e perfetta salute, ancora coinvolta nelle attività della sua fondazione per la difesa degli animali, prima di contrarre una banale, ma fatale polmonite. Day era una delle ultime vestigia degli anni d'oro della Hollywood classica, quando tutto sembrava molto più semplice (o semplicemente era tutto più ipocrita). La sua ultima apparizione sul grande schermo risale al 1968, fatalità solo due anni dopo aver rinunciato al ruolo da protagonista in Il laureato perché reputata una sceneggiatura “volgare e offensiva”. D'altronde Day, nei suoi 25 intensi anni di carriera davanti alla macchina da presa, aveva raggiunto un successo fuori scala grazie alla bellezza da ragazza della porta accanto, la schiettezza senza malizia – la stessa che conquistò Michael Curtiz (la fece debuttare in Amore sotto coperta dopo un provino in cui la donna confessò di non sapere recitare) e che la ritenne sempre la più importante scoperta della sua carriera – la voce di un angelo, una purezza virginea e spensierata. Doris Day era l'incarnazione di uno stereotipo rassicurante in un cinema che non era modello di realtà, ma fabbrica di sogni talmente entusiasta che ogni film doveva avere nel titolo un punto esclamativo. Day ha deciso, consapevolmente o meno, di non adeguarsi al nuovo cinema che, dalla metà degli anni '60, comincia a prendere piede. Poco male, perché verrà comunque per sempre ricordata come l'attrice di maggior successo commerciale del decennio che va dalla metà degli anni '50 alla metà dei '60. Dagli esordi al cinema, dopo anni di grande successo come cantante, agli ordini del mentore Curtiz, ai primi ruoli iconici da protagonista (Non sparare, baciami!); dall'esperienza in ruoli drammatici, fra le sue migliori prove d'attrice ci sono quelli in Amami o lasciami e nel remake americano di L'uomo che sapeva troppo, fino alla definitiva consacrazione come angelo del focolare dell'America intera nel terzetto di commedie anni '60, in cui era spalleggiata da Rock Hudson e Tony Randall: Il letto racconta... (per il quale Day riceve la sua unica nomination agli Oscar), Amore, ritorna! e Non mandarmi fiori! Dopo il cinema, Day si è trovata letteralmente costretta (causa bancarotta) a lavorare in televisione. Nasce il Doris Day Show, che resta in onda fino al 1973 per cinque stagioni e 128 puntate.

Tesoro, mi si sono ristretti i legecyequel
La pazienza sta finendo. Non tanto perché Disney ha sentito la necessità di organizzare il rigurgito di un altro piccolo culto cinematografico generazionale, Tesoro, mi sono ristretti i ragazzi, che stava bene e aveva senso là dov'era stato fatto (nel 1989) senza il bisogno di ricicciarlo. Non tanto perché al posto di Rick Moranis, fra i protagonisti di La piccola bottega degli orrori, i due Ghostbusters e Balle spaziali, ci sarà Josh Gad, fra i protagonisti di The Rocker – Il batterista nudo. La pazienza si sta assottigliando di fronte ai salti mortali comunicativi per tentare di dare un'aura di originalità a un programmatico processo di rimasticazione. Non c'è nessun bisogno di trattare gli spettatori come delle ingenue mucche da mungere. Non c'è motivo per inventarsi che questa nuova iterazione, che si intitolerà Shrunk (“Rimpicciolito”), debba essere chiamata “legecyequel”, ovvero un reboot dell'originale, ma che esiste nello stesso universo narrativo del film e ne continua la narrazione pur raccontando la stessa storia. In Shrunk, infatti, Gad interpreterà Nick Szalinski, figlio dello scalcagnato inventore Wayne – quello che in Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, a sorpresa, restringeva alcuni ragazzi – che proprio come il padre si troverà costretto a rincorrere una manciata di figli rimpiccioliti. In realtà il progetto era era nato per essere nascosto nei meandri degli originali studiati per il lancio di Disney+. Ma, complice l'eccitante prospettiva di poter abusare nei comunicati stampa dell'orrido insensato neologismo “legecyequel”, al momento i vertici Disney stanno tentando di organizzare una distribuzione in sala. “Vaffangrazie” Disney, che è un po' un reboot del volgare invito originario, ma che sta nello stesso universo narrativo di un ringraziamento e ne continua la narrazione, pur raccontando la stessa storia.

Manca solo Nicolas Cage
Al Mercato di Cannes sta per tentare la sua fortuna con gli investitori un progetto che pare ideato da uno di quelli che da bambini davano fuoco ai formicai con la lente d'ingrandimento e poi stavano a guardare, ridendo come pazzi, mentre gli insetti brulicavano confusi fuori dalla loro casa in fiamme. Si tratta di una commedia nera – si dice ispirata a un classico del genere, l'inglese Sangue blu diretto da Robert Hamer nel 1949 – che racconta le matte matte avventure di un ricchissima e tribolatissima famiglia newyorchese, i Rothchild. Protagonisti del film: nei panni del patriarca Whitelaw (“Legge bianca”) Mel Gibson, e in quelli della pecora nera della famiglia Becket, Shia LaBeouf. E già qui ci sarebbero gli estremi per gridare a un capolavoro di incidente in galleria. Ma ci ha pensato l'internet che non perdona a rendere ancora più teso questo progetto. Rothchild è un nome che assomiglia sinistramente, e non può essere un caso, a quello dei Rothschild, dinastia di origine ebraica che negli ultimi 300 anni è stato il capro espiatorio preferito dell'antisemitismo, che l'ha resa inconsapevole promotrice di qualsiasi teoria complottista che meriti almeno una settimana di ricovero psichiatrico. Ed è noto: Gibson virgola Mel ha un passato di alcolismo pubblico che ha rivelato al mondo il suo lato peggiore, antisemita, misogino e violento. Fatto informalmente confermato dallo sceneggiatore Joe Eszterhas, che qualche anno fa, in una lettera aperta, ha scritto senza troppi giri di parole: Mel Gibson odia gli ebrei. Sarà un mercato divertente, giù a Cannes.

E a proposito di Cannes. Ok, probabilmente non ci troverete mai film divertenti ma del genere sbagliato tipo Jack Reacher: Punto di non ritorno (su Tv8 alle 21.35) o Creed – Nato per combattere (su Tv8 alle 23.50), o film del regista sbagliato tipo Blue Jasmine (su Iris alle 21). Ma sicuramente ci troverete Marco Bellocchio, unico italiano in concorso con Il traditore, film biografico che racconta la vita, le opere, le ammazzatine e le confessioni di Tommaso Buscetta, fra i più clamorosi e fondamentali pentiti di Cosa Nostra di sempre. 

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