Addio e grazie per tutte le news #126

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Giulio Sangiorgio dice che Un momento di follia è il film da salvare oggi in TV.
Su Cielo alle ore 21:15.

Quando Filippo Mazzarella incontrò David Lynch, qualche parola, del silenzio.

Julie Andrews, una voce leggendaria e una serie di ruoli iconici scolpiti nella storia del cinema, ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera a Venezia76. Riproponiamo qui la locandina di Victor Victoria .

Esattamente un anno fa esordiva su Netflix l'attesa serie creata da Matt Groening. A breve sarà disponibile la seconda stagione. Possibile competere con I Simpson e Futurama ? Dobbiamo proprio farlo?

Tra i registi che amiamo quest'anno la Mostra del cinema di Venezia ospita in concorso Olivier Assayas, con Wasp Network . Riproponiamo qui la recensione di un suo film ancora invisibile, segnalato tra gli Scanners nel 2014.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

La citazione

«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

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Pedro Armocida

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News


16 Maggio 2019

Addio e grazie per tutte le news #126

Santo Guglielmo da Evanston
Praticamente tutte le testate internazionali che hanno battuto questa notizia, direttamente dal Festival di Cannes dove il gran visir in questione ha appena presentato I morti non muoiono, si sono concentrati sul dito e si sono persi il carnevale di Rio che passava lì a fianco. Per comodità, ad esempio, IndieWire ha titolato “Bill Murray dice di essere pronto per fare un altro Ghostbuster: 'Ci ho pagato l'università di mio figlio'”, evidenziando in blu la notizia acchiappaclick, con tanto di corollario simpa e fatto di quel tipo di stravagante che è innocuo. Dice William: “Questa saga ha pagato per l'università di mio figlio. Noi abbiamo creato questa cosa, e ne siamo i custodi. È una cosa grande, ed è stato un film davvero divertente da fare. È un film vero, con un sacco di roba davvero buffa dentro. Fatto da persone meravigliose. Danny, Ernie, Harold, Rick Moranis, Annie Potts: sono alcune delle persone più fighe del mondo e hanno avuto delle gran carriere. Si comportano bene con gli altri. Capiscono davvero cosa significhi essere un attore cinematografico. Con loro si tratta di una collaborazione completa”. E già da qui dovrebbe essere chiaro che la vera storia da raccontare, qui, è meno mondana e più trascendentale: si tratta l'ascesa di Bill Murray a quello stato di illuminazione spirituale in cui non si capisce quando parla, ma sai comunque che ha ragione. Il koan di San Guglielmo si conclude con un'onesta riflessione sullo stato del cinema e sulla sua carriera: “I grandi studi di produzione adesso hanno il loro modo computer-generato per fare cose e formule che usano. Penso lavorino davvero sodo con i numeri e sulla quantità di follower su Twitter che abbiamo, e tutta quella roba. Penso che in realtà questo sia un fattore rilevante, ma dal momento che non ho followers di Twitter, nel loro mondo non sono una persona su cui investire. Sono un grosso negativo per un film”. Ma, nel reame dei sani di mente, chi preferirebbe un tonno in dolcevita con un milione di followers, a un Bill Murray che accoglie così i dirigenti di Coca-Cola, all'epoca neo-proprietaria di Columbia Pictures, sul set di Ghostbusters? “Sono arrivati sul set. Tutto d'un tratto c'erano tipo 25 tizi della Coca-Cola che ciondolavano in giacca e cravatta. Riesci ad annusarle le persone che non appartengono a un set, sai? Ci riesci proprio. Senti che ci sono strane energie. Riesci quasi ad annusare il nemico, perché il nemico è distrazione. Eravamo nel bel mezzo di una scena. Ho immediatamente interrotto quello che stavamo facendo, mi sono avvicinato a loro facendo finta di nulla e ho cominciato a parlarci. E ho continuato a parlarci. Non finiva più. Non sono stati due minuti, né dieci, né mezz'ora. Quando abbiamo superato la mezz'ora e stavamo per addentrarci in zona quaranta minuti, hanno cominciato ad andarsene. C'erano 250 persone che ci guardavano mentre noi chiacchieravamo con questi stronzi, 'Forse dovremmo andarcene'. Se ne sono andati, e non sono più tornati”. Prendo quello che ha preso il signor Murray, grazie.

Se l'han fatto fare a von Trier
Al grido “A David Lynch piacciono le soap opera, io vado pazzo per i musical romantici” quel simpatico birbantello di Leos Carax abbandona momentaneamente monsieur Merde per realizzare – era ora, se ne parlava da quasi un lustro – il film che gli algoritmi di Netflix consiglieranno, inopinatamente, a tutti quelli che hanno visto Mamma Mia! Il progetto si era assicurato un accordo di distribuzione con Amazon già più di due anni fa, e più o meno nello stesso periodo si era cominciato a fare i nomi di possibili protagoniste. Si era parlato di scelte sui generis come Rihanna, e di trattative con attrici come Rooney Mara e Michelle Williams. Tutto bello, ma mancava un produttore solido alle spalle e un piano di lavorazione serio per riuscire a contrattare con gli interpreti. Quindi è salito a bordo del progetto Charles Gilbert, produttore di stanza a Parigi che in passato ha collaborato con Olivier Assayas, e finalmente Annette ha un titolo, una plausibile data di inizio riprese (in estate) e una coppia di protagonisti: Adam Driver e Marion Cotillard. Le canzoni originali saranno composte dagli Sparks, duo americano che ha attraversato la musica leggera dalla fine degli anni '60 a oggi; mentre tutta la parte musicale sarà curata da Marius de Vries, il produttore musicale che ha lavorato anche su La La Land, Moulin Rouge e Cats. La trama, dal poco che si sa, suona eroica. Il film viene etichettato come un musical drammatico romantico, che racconta di un comico reso vedovo dalla prematura scomparsa della moglie, una cantante d'opera. Rimasto solo con la figlia di due anni, l'uomo si accorge che la bambina è in possesso di un dono sorprendente. Comunque vada, sarà un successo.

Non sembra mica passato già un anno dall'ultima volta che Black Mirror si è presentata a fomentare sentimenti proto-luddisti con le sue inquietanti visioni su futuro prossimo. Effettivamente non sono passati nemmeno sei mesi da quando è uscito Bandersnatch. Eppure, la quinta, fulminea (sono tre episodi) stagione della serie antologica creata da Charlie Brooker è già in arrivo, ne sia testimonianza il trailer. Nel frattempo, nel presente, l'elettrodomestico televisore esiste ancora e stasera propone: X-Men – Giorni di un futuro passato (Rogue Cut) su Italia 1 alle 21.30, Una pallottola spuntata su Spike alle 21.30 e Escobar (quello con Del Toro) su Rai 3 alle 21.20.

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