Addio e grazie per tutte le news #128

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Mauro Gervasini dice che Le conseguenze dell'amore è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 13:00.

Storie di streghe, da Angela Lansbury a Bella Ramsey.

Su FilmTv n° 34 Ilaria Feole racconta la passione/fissazione/nostalgia per gli anni '80 di cinema e serialità. Tra gli 8 horror che non muoiono mai è citato La casa di Sam Raimi, di cui vi raccontiamo la storia con questa locandina del 2008.

Hirokazu Kore-eda torna a Venezia dopo due anni: il suo La vérité aprirà infatti #Venezia76. Il film presentato in concorso a Venezia 74 era stato The Third Murder, tuttora inedito in Italia, fatta eccezione per una proiezione allo Spazio Oberdan di Milano del mese di febbraio 2019. Ne riproponiamo qui la recensione.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

Il 21 agosto arriva su Sky Atlantic la settima e ultima stagione di Veep . Riprendiamo il filo con la recensione della stagione 6.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

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News


21 Maggio 2019

Addio e grazie per tutte le news #128

Il messaggio ecumenico di Tarantino
“Io amo il cinema. Voi amate il cinema. È il viaggio che ci porta a scoprire una storia per la prima volta. Sono emozionato all'idea di essere qui a Cannes per condividere con il pubblico del Festival C'era una volta a... Hollywood. Il cast e la troupe hanno lavorato davvero sodo per creare qualcosa di originale, e chiedo solo che tutti evitino di rivelare elementi che potrebbero impedire al pubblico in sala di fare esperienza del film nella stessa maniera. Vi ringrazio, Quentin Tarantino”. Con questa lettera aperta, rigorosamente vergata tramite macchina da scrivere vintage su quello che sembra un papiro molto costoso, il regista americano si appella al buon cuore e al buon senso di giornalisti e appassionati presenti a Cannes chiedendo, abbastanza gentilmente per i canoni fumantini a cui ci ha abituato in passato, la cortesia di non cedere al vero babau di terzo millennio, il demone dello spoiler. Una pretesa del tutto legittima – che peraltro sottintende (forse) come il film sia denso di colpi di scena, scatenando ancora di più il fomento dell'attesa – e formulata con grazia. Per gli spettatori, Tarantino dovrà sperare nella coscienza di ognuno di loro. Ma dal fenomeno che “Oh, chi l'avrebbe mai pensato che Dart Fener è il papà di Luke e di Leila. Pazzesco” pronunciato ad altissima voce uscendo dal cinema e passando a fianco della fila per la proiezione successiva, a tutti quelli che hanno reso lo spoiler una personale crociata social, ci sarà sempre qualche essere umano nato per trarre piacere dalla sofferenza altrui. Per quanto riguarda i giornalisti, il regista dovrebbe e potrebbe sentirsi più al sicuro: basta un minimo di professionalità per firmare una recensione senza lasciar trapelare gli snodi a sorpresa della trama di un film. Ma giusto perché il mondo è bello perché è vario, l'appello di Tarantino è stato accolto da alcuni critici con nervosismo. Facendo nomi e cognomi, Eric Kohn (vice-caporedattore di IndieWire) e Nigel Smith (redattore di People), concordano nell'essere infastiditi dalla richiesta del cineasta, con argomenti vicini a quelli di un bambino ottenne quando gli viene tolta la vuvuzela con cui sta giocando: “Tarantino, che dà molto più valore alla critica rispetto a tanti altri registi, non dovrebbe fare richieste speciali”, oppure “Se non vuoi che un film ti venga spoilerato, NON LEGGERE UNA RECENSIONE prima di averlo visto. Non è difficile”. Bravi ragazzi, è così che si fa: immolarsi per difendere una collina che non serve a nessuno, se non al vostro ego. 

Due parole sul premio alla carriera per Alain Delon
A spenderle è il direttore del Festival di Cannes, quel Thierry Fremaux che pare sempre di più uno di quegli uomini duri e puri, cowboy senza frontiera il cui cervello rilascia dopamina solo quando può fare polemica con qualcuno. La storia è semplice: i vertici del Festival hanno assegnato un riconoscimento alla carriera ad Alain Delon, oggettivamente fra i più grandi divi della storia del cinema internazionale e, tangenzialmente, anche un 83enne con il suo punto di vista sul mondo e sulla politica. La scelta di premiarlo ha sollevato un polverone, dal momento che il punto di vista sul mondo di cui sopra comprende l'ammissione pubblica di avere, in passato, schiaffeggiato alcune donne, di essere contrario all'adozione da parte di coppie dello stesso sesso e l'aver espresso simpatie nei confronti di movimenti politici di estrema destra. Alain Delon, almeno all'ultimo intertempo, non è un criminale, né ha compiuto atti fuorilegge. È un nonnino con le sue opinioni, condivisibili o meno, esecrabili o meno. E il Festival di Cannes non premia il nonnino che la pensa in un certo modo sui diritti delle donne o delle coppie omosessuali. Il Festival di Cannes premia l'artista. Nelle parole di Fremaux, dopo la premessa in cui ricorda che Delon, come tutti, è perfettamente intitolato ad avere delle convinzioni, soprattutto dal momento che non vuole imporle a nessuno: “Sappiamo che l'intolleranza è tornata. Ci viene chiesto di credere che se tutti la pensiamo nello stesso modo, questo ci proteggerà dall'essere disprezzati o dall'essere in torno; ma Alain Delon ha paura di non piacere, di essere nel torto, eppure non si cura del giudizio altrui, non ha paura di essere solo. In questa battaglia per la tolleranza e la generosità, il Festival sarà sempre dalla parte degli artisti”. O ancora, come aveva avuto modo di far notare il primo giorno di Festival: “Cannes non sta consegnando ad Alain Delon il premio Nobel per la pace”. 

Dopo John Wick 3 - Parabellum, John Wick ∞ - Ad Libitum
Non c'è riposo per gli eroi che devono vendicare la morte di un cagnolino, e quindi passare un numero imprecisato di altri film a subire le conseguenze per la vendetta di cui sopra. In un universo narrativo in cui l'intera popolazione umana sembra composta di assassini ninja monaci shaolin piloti del motomondiale con addestramento da Navy SEALs, John Wick non ha molte chance di cavarsela solo con tre film, se sulla testa ha una taglia milionaria che più o meno cinque miliardi e mezzo di persone vorrebbero riscuotere. Date le premesse, si possono dedurre due semplici opzioni per il futuro della saga, anche senza aver visto il terzo capitolo della saga: o John Wick muore e la finiamo qui (ma chi è il mostro che romperebbe il giocattolo preferito di quell'orsacchiotto di Keanu Reeves?) o certamente i suoi nemici non possono essersi esauriti con Parabellum e quindi c'è dell'altro materiale da esplorare. E anche se la terza parte è appena uscita in sala, a Lionsgate gli auto-spoiler fanno un baffo: è di oggi, infatti, l'annuncio che tra due anni esatti, il 21 maggio 2021, verrà distribuito il quarto capitolo delle avventure marziali del signor Keanu. Non c'è ancora un titolo ufficiale. Ma se la produzione volesse mantenere una certa coerenza linguistica, consigliamo un'altra locuzione latina dopo la buzzurra contrazione di Si vis pacem, para bellum: John Wick 4 - Ad Libitum. Non è ancora chiaro se dietro la macchina da presa tornerà lo stuntman promosso a regista Chad Stahelski, né sono state date ulteriori informazioni sul cast o sulla trama – questo sì che, con il film ancora in sala, sarebbe stata una follia. L'unica cosa importante è che Keanu Reeves sia contento e possa fare un altro giro di interviste promozionali tutte timide e impacciate e piene di perle filosofiche. 

Il contributo video di oggi ha bisogno di un cuscinetto di cose innocue. Che siano simpatiche commedie italiane tipo Come un gatto in tangenziale (su Canale 5 alle 21.20), demenze americane tipo Zohan (su Paramount Channel alle 21.10) o fantastorie piene di addominali scolpiti ed Eva Green nuda come 300: L'alba di un impero (su Italia 1 alle 21.30). Il trailer dell'oggi, infatti, è quello di Brightburn, una cosa prodotta da James Gunn (probabilmente nel suo periodo adolescente arrabbiato quando era stato mollato da Disney) è che risponde a una domanda plausibile: ma se Superman fosse stato uno psicopatico, che film dell'orrore ne sarebbe venuto fuori? Questo. 

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