Addio e grazie per tutte le news #128

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Giulia Bona dice che Benvenuti a Zombieland è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai4 alle ore 00:45.

Dopo l’elezione di Donald Trump del 2016, Mauro Gervasini realizza una ricognizione sui film e i cambiamenti a Hollywood durante i due mandati del primo presidente americano nero, Barack Obama. Vi riproponiamo le sue riflessioni.

Siamo gli Oscar, e per rispondere a #OscarsSoWhite ora sì che ci preoccupiamo di dare visibilità agli artisti Neri e Donna! Ma in modo meccanico, superficiale e tutto sommato dannoso. Un'analisi di Ilaria Feole del 2018, pienamente attuale.

Muore a 97 anni la fidanzata d'America, Doris Day, una carriera leggendaria di cantante e attrice ma soprattutto il volto dell' american girl . In una filmografia per lo più dedicata alla commedia brillante scegliamo un titolo diverso, uno dei più famosi thriller di Alfred Hitchcock, per ricordarla.

Il 18 giugno arriva su Sky Atlantic la seconda stagione, ma in origine era una miniserie senza seguito: i nuovi episodi sono tutti diretti da Andrea Arnold, e non vediamo l'ora di tornare a seguire le vicende delle protagoniste di Big Little Lies. La recensione della prima stagione, di Alice Cucchetti.

Questa settimana ripeschiamo dall'archivio un film invisibile contenuto in un numero di Scanners dedicato alle metamorfosi,le trasformazioni, il cambiamento del corpo, il mutamento. Ad un ribaltamento kafkiano, per la precisione, nel caso di questo film di Denis Côté.

La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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News


21 Maggio 2019

Addio e grazie per tutte le news #128

Il messaggio ecumenico di Tarantino
“Io amo il cinema. Voi amate il cinema. È il viaggio che ci porta a scoprire una storia per la prima volta. Sono emozionato all'idea di essere qui a Cannes per condividere con il pubblico del Festival C'era una volta a... Hollywood. Il cast e la troupe hanno lavorato davvero sodo per creare qualcosa di originale, e chiedo solo che tutti evitino di rivelare elementi che potrebbero impedire al pubblico in sala di fare esperienza del film nella stessa maniera. Vi ringrazio, Quentin Tarantino”. Con questa lettera aperta, rigorosamente vergata tramite macchina da scrivere vintage su quello che sembra un papiro molto costoso, il regista americano si appella al buon cuore e al buon senso di giornalisti e appassionati presenti a Cannes chiedendo, abbastanza gentilmente per i canoni fumantini a cui ci ha abituato in passato, la cortesia di non cedere al vero babau di terzo millennio, il demone dello spoiler. Una pretesa del tutto legittima – che peraltro sottintende (forse) come il film sia denso di colpi di scena, scatenando ancora di più il fomento dell'attesa – e formulata con grazia. Per gli spettatori, Tarantino dovrà sperare nella coscienza di ognuno di loro. Ma dal fenomeno che “Oh, chi l'avrebbe mai pensato che Dart Fener è il papà di Luke e di Leila. Pazzesco” pronunciato ad altissima voce uscendo dal cinema e passando a fianco della fila per la proiezione successiva, a tutti quelli che hanno reso lo spoiler una personale crociata social, ci sarà sempre qualche essere umano nato per trarre piacere dalla sofferenza altrui. Per quanto riguarda i giornalisti, il regista dovrebbe e potrebbe sentirsi più al sicuro: basta un minimo di professionalità per firmare una recensione senza lasciar trapelare gli snodi a sorpresa della trama di un film. Ma giusto perché il mondo è bello perché è vario, l'appello di Tarantino è stato accolto da alcuni critici con nervosismo. Facendo nomi e cognomi, Eric Kohn (vice-caporedattore di IndieWire) e Nigel Smith (redattore di People), concordano nell'essere infastiditi dalla richiesta del cineasta, con argomenti vicini a quelli di un bambino ottenne quando gli viene tolta la vuvuzela con cui sta giocando: “Tarantino, che dà molto più valore alla critica rispetto a tanti altri registi, non dovrebbe fare richieste speciali”, oppure “Se non vuoi che un film ti venga spoilerato, NON LEGGERE UNA RECENSIONE prima di averlo visto. Non è difficile”. Bravi ragazzi, è così che si fa: immolarsi per difendere una collina che non serve a nessuno, se non al vostro ego. 

Due parole sul premio alla carriera per Alain Delon
A spenderle è il direttore del Festival di Cannes, quel Thierry Fremaux che pare sempre di più uno di quegli uomini duri e puri, cowboy senza frontiera il cui cervello rilascia dopamina solo quando può fare polemica con qualcuno. La storia è semplice: i vertici del Festival hanno assegnato un riconoscimento alla carriera ad Alain Delon, oggettivamente fra i più grandi divi della storia del cinema internazionale e, tangenzialmente, anche un 83enne con il suo punto di vista sul mondo e sulla politica. La scelta di premiarlo ha sollevato un polverone, dal momento che il punto di vista sul mondo di cui sopra comprende l'ammissione pubblica di avere, in passato, schiaffeggiato alcune donne, di essere contrario all'adozione da parte di coppie dello stesso sesso e l'aver espresso simpatie nei confronti di movimenti politici di estrema destra. Alain Delon, almeno all'ultimo intertempo, non è un criminale, né ha compiuto atti fuorilegge. È un nonnino con le sue opinioni, condivisibili o meno, esecrabili o meno. E il Festival di Cannes non premia il nonnino che la pensa in un certo modo sui diritti delle donne o delle coppie omosessuali. Il Festival di Cannes premia l'artista. Nelle parole di Fremaux, dopo la premessa in cui ricorda che Delon, come tutti, è perfettamente intitolato ad avere delle convinzioni, soprattutto dal momento che non vuole imporle a nessuno: “Sappiamo che l'intolleranza è tornata. Ci viene chiesto di credere che se tutti la pensiamo nello stesso modo, questo ci proteggerà dall'essere disprezzati o dall'essere in torno; ma Alain Delon ha paura di non piacere, di essere nel torto, eppure non si cura del giudizio altrui, non ha paura di essere solo. In questa battaglia per la tolleranza e la generosità, il Festival sarà sempre dalla parte degli artisti”. O ancora, come aveva avuto modo di far notare il primo giorno di Festival: “Cannes non sta consegnando ad Alain Delon il premio Nobel per la pace”. 

Dopo John Wick 3 - Parabellum, John Wick ∞ - Ad Libitum
Non c'è riposo per gli eroi che devono vendicare la morte di un cagnolino, e quindi passare un numero imprecisato di altri film a subire le conseguenze per la vendetta di cui sopra. In un universo narrativo in cui l'intera popolazione umana sembra composta di assassini ninja monaci shaolin piloti del motomondiale con addestramento da Navy SEALs, John Wick non ha molte chance di cavarsela solo con tre film, se sulla testa ha una taglia milionaria che più o meno cinque miliardi e mezzo di persone vorrebbero riscuotere. Date le premesse, si possono dedurre due semplici opzioni per il futuro della saga, anche senza aver visto il terzo capitolo della saga: o John Wick muore e la finiamo qui (ma chi è il mostro che romperebbe il giocattolo preferito di quell'orsacchiotto di Keanu Reeves?) o certamente i suoi nemici non possono essersi esauriti con Parabellum e quindi c'è dell'altro materiale da esplorare. E anche se la terza parte è appena uscita in sala, a Lionsgate gli auto-spoiler fanno un baffo: è di oggi, infatti, l'annuncio che tra due anni esatti, il 21 maggio 2021, verrà distribuito il quarto capitolo delle avventure marziali del signor Keanu. Non c'è ancora un titolo ufficiale. Ma se la produzione volesse mantenere una certa coerenza linguistica, consigliamo un'altra locuzione latina dopo la buzzurra contrazione di Si vis pacem, para bellum: John Wick 4 - Ad Libitum. Non è ancora chiaro se dietro la macchina da presa tornerà lo stuntman promosso a regista Chad Stahelski, né sono state date ulteriori informazioni sul cast o sulla trama – questo sì che, con il film ancora in sala, sarebbe stata una follia. L'unica cosa importante è che Keanu Reeves sia contento e possa fare un altro giro di interviste promozionali tutte timide e impacciate e piene di perle filosofiche. 

Il contributo video di oggi ha bisogno di un cuscinetto di cose innocue. Che siano simpatiche commedie italiane tipo Come un gatto in tangenziale (su Canale 5 alle 21.20), demenze americane tipo Zohan (su Paramount Channel alle 21.10) o fantastorie piene di addominali scolpiti ed Eva Green nuda come 300: L'alba di un impero (su Italia 1 alle 21.30). Il trailer dell'oggi, infatti, è quello di Brightburn, una cosa prodotta da James Gunn (probabilmente nel suo periodo adolescente arrabbiato quando era stato mollato da Disney) è che risponde a una domanda plausibile: ma se Superman fosse stato uno psicopatico, che film dell'orrore ne sarebbe venuto fuori? Questo. 

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