Addio e grazie per tutte le news #137

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Emanuele Sacchi dice che 20 anni di meno è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 17:55.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

Il cibo, la tradizione, il vino... ma la birra? Piccolo excursus su una bevanda popolare, ma non così tanto al cinema.

Al cinema da giovani è una raccolta di scritti di Maurizio Ponzi, appena uscita, da cui abbiamo tratto l'intervista che Ponzi fece a Jean-Pierre Melville negli anni '60, pubblicata su FilmTv n° 33. Per accompagnare quella lettura vi proponiamo il testo di Emanuela Martini su Lo spione .

Il 21 agosto arriva su Sky Atlantic la settima e ultima stagione di Veep . Riprendiamo il filo con la recensione della stagione 6.

Un horror diverso dal solito? Il pasto è servito.

La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

scelta da
Simone Arcagni

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News


4 Giugno 2019

Addio e grazie per tutte le news #137

Altra infornata di oro placcato
Vogliono farli passare per premi alla carriera, solo consegnati con partenza intelligente, quando c'è meno traffico sulla tangenziale di Hollywood. In buona sostanza, anche se si chiamano Governor Awards, sono pur sempre e per davvero gli Oscar alla carriera, ma dal 2010 la targhetta recita: vi vogliamo bene e desideriamo un sacco onorare il vostro prezioso lavoro, ma ci vorrebbe troppo a spiegare chi siete al pubblico a casa (e a parte di quello in sala) durante la diretta degli Oscar e comunque ci sarebbero veramente troppe storpiature inaccettabili dei vostri nomi; quindi facciamo che vi organizziamo una serata speciale in mezzo all'autunno, ok? Ok, hanno risposto quest'anno anche Lina Wertmüller – per inserire il suo nome completo, Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, la Academy dovrà tirare fuori la targhetta lunga – David Lynch e Wes Studi. Wertmüller è stata la prima donna a essere candidata al premio come Miglior regista, era il 1977 per Pasqualino Settebellezze. Lynch aggiunge l'Academy Award alla sua collezione di nani imbalsamati, Palme d'oro (Cuore selvaggio e premio alla regia per Mulholland Drive), Leoni d'oro (alla carriera), César (un paio come fermaporta) e nomination agli Oscar, per le regie di The Elephant Man, Velluto blu e Mulholland Drive. Studi è invece lo spirito guida del western moderno: attore di origini cherokee, ha vestito i panni del deuteragonista o antagonista indiano d'America in Balla coi lupi, L'ultimo dei Mohicani, Geronimo, The New World, Avatar (ehssì, dai) e Hostiles. Non è finita, c'è da consegnare pure il Jean Hersholt Humanitarian Award, premio che incensa (non necessariamente ogni anno) l'hollywoodiana o hollywoodiano che più ha contribuito a cause umanitarie. Per il 2019/2020 se lo porta a casa Geena Davis, già premio Oscar come Miglior attrice non protagonista nel 1989 con Turista per caso. In questo tripudio di riconoscimenti alla carriera, la scelta più corretta per garantire estremo sollazzo del pubblico in sala e dei giornalisti che leggeranno i resoconti stampa l'ha fatta il Biografilm Festival di Bologna. L'edizione numero quindici della manifestazione, che si terrà nella città felsinea tra il 7 e il 17 giugno e proietterà circa 70 anteprime italiane, ha scelto di consegnare un giusto premio alla carriera più strampalata e affascinante di sempre, quella di Werner Herzog. Il regista tedesco è atteso nel capoluogo emiliano il 10 giugno, e mostrerà al pubblico bolognese, e per la prima volta in Italia, i suoi ultimi due lavori, Family Romance, LLC e Meeting Gorbachev.

Il lamento di Gondry
Un po' te li immagini i registi, a partire dai loro film, come potrebbero essere quando sono soli, nel buio delle loro camerette. Wes Anderson ha nettamente un assistente che un paio di volte al giorno passa in rassegna la casa con squadra e goniometro per controllare che tutto sia perfettamente simmetrico. Michel Gondry non ha una stanzetta, bensì un hangar pieno di giochi che si è costruito con il cartone e le forbici con le punte arrotondate, ma in realtà finisce sempre per giocare con la plastilina. Tim Burton no. Lui gioca a croquet mirando alle lucertole nel giardino, perché fondamentalmente la vita gli fa schifo. Ecco, te li immagini un po' così questi personaggi scesi storti e bellissimi dall'albero; e poi vieni colto da dissonanze cognitive quando devi cercare di figurarteli in situazioni più prosaiche e formali. Alla legittima domanda: come può uno sghiandato come Gondry sopportare i ritmi, le necessità e i compromessi pretesi dall'industria televisiva, molto diversa e più inquadrata di quella del cinema? La risposta è che non lo fa, e a raccontarlo è lo stesso regista francese, che ospite del Transilvania International Film Festival ha parlato della sua difficoltosa esperienza sul set della splendida Kidding - Il fantastico mondo di Mr. Pickles: “È come essere a scuola. E forse è vero che sono troppo abituato a essere un regista cinematografico. Di solito non ho alcun problema quando i produttori o gli sceneggiatori mi danno delle indicazioni. Devo filtrarle un po', e talvolta non ho proprio nessuna scelta, ma non è una cosa che mi disturbi troppo quando faccio un film. Ma quando stai realizzando una serie Tv è come se avessi lì con te una maestrina... che sta lì a dirti come dovresti fare il tuo mestiere”. La maestrina in questione era Dave Holstein, già noto come parte del team di sceneggiatori e produttori di Weeds, qui alla sua prima esperienza come produttore esecutivo, creatore e showrunner di una serie tutta sua. Sarà stata l'ansia di riuscire al primo tentativo in un'industria che perdona pedofilia, violenza sessuale, maschilismo, antisemitismo e razzismo, ma non il fallimento. Fatto sta che l'atmosfera sul set di Kidding nei sei episodi diretti da Gondry, che è stato anche co-produttore, non dev'essere stata da passeggiata di salute. Tanto che per la seconda stagione, già confermata a fine ottobre dall'emittente Showtime, l'autore francese (al momento) è accreditato solo come produttore e non come regista.

In Tv danno cose forti. Cose tipo Warrior (su Canale 20 alle 21) Godzilla (su Italia 1 alle 21.30) e, perdiana, anche Un dollaro d'onore (su Iris alle 21). Se vi sentite correttamente sparati fuori dal cannone all'idea di una serata in compagnia di Howard Hawks e John Wayne, siamo più o meno nelle stesse zone in vuole lasciarci il trailer di Ford v Ferrari: la vera storia di come Christian Bale e Matt Damon, nella seconda metà degli anni '60, riuscirono con la sola forza del sogno americano a portare la loro Ford a livelli di eccellenza e a sconfiggere, contro ogni pronostico, la Ferrari di Remo Girone (vergognosamente assente dal trailer) alla 24 ore di Le Mans. 

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