Addio e grazie per tutte le news #140

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Giulia Bona dice che Benvenuti a Zombieland è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai4 alle ore 00:45.

Dopo l’elezione di Donald Trump del 2016, Mauro Gervasini realizza una ricognizione sui film e i cambiamenti a Hollywood durante i due mandati del primo presidente americano nero, Barack Obama. Vi riproponiamo le sue riflessioni.

Siamo gli Oscar, e per rispondere a #OscarsSoWhite ora sì che ci preoccupiamo di dare visibilità agli artisti Neri e Donna! Ma in modo meccanico, superficiale e tutto sommato dannoso. Un'analisi di Ilaria Feole del 2018, pienamente attuale.

Muore a 97 anni la fidanzata d'America, Doris Day, una carriera leggendaria di cantante e attrice ma soprattutto il volto dell' american girl . In una filmografia per lo più dedicata alla commedia brillante scegliamo un titolo diverso, uno dei più famosi thriller di Alfred Hitchcock, per ricordarla.

Il 18 giugno arriva su Sky Atlantic la seconda stagione, ma in origine era una miniserie senza seguito: i nuovi episodi sono tutti diretti da Andrea Arnold, e non vediamo l'ora di tornare a seguire le vicende delle protagoniste di Big Little Lies. La recensione della prima stagione, di Alice Cucchetti.

Questa settimana ripeschiamo dall'archivio un film invisibile contenuto in un numero di Scanners dedicato alle metamorfosi,le trasformazioni, il cambiamento del corpo, il mutamento. Ad un ribaltamento kafkiano, per la precisione, nel caso di questo film di Denis Côté.

La citazione

«Un colpo solo (Michael Cimino - Il cacciatore)»

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News


10 Giugno 2019

Addio e grazie per tutte le news #140

La regina degli ectoplasmi demoniaci
Ci hanno messo un sacco a partire, su quello non ci piove. Ma se le leggi della fisica applicate all'industria cinematografica ci insegnano qualcosa, è che un oggetto filmico dalla massa inerziale enorme come il terzo sequel di Ghostbusters ha bisogno di una quantità spropositata di energia per cominciare a muoversi. Ebbene: dopo trent'anni di spinte, tanto ci è voluto ad avere in mano un progetto serio per cominciare a pensare di convincere i protagonisti storici, il progetto è partito; e ha accumulato talmente tanta energia, che ormai siamo dalle parti della slavina. In poche settimane si è deciso il regista/sceneggiatore – si fa tutto in famiglia: ci pensa Jason Reitman, il figlio dell'Ivan che aveva diretto i primi due capitoli – e piano piano sono saliti a bordo prima Bill Murray, poi Dan Aykroyd e oggi, giubilo fra i giubili, arriva la conferma che anche Sigourney Weaver ha accettato di tornare a calcare set pullulanti di ectoplasmi. Il film è previsto in uscita nel giugno del 2020, ma dall'approfondito profilo dedicatole da Parade, nel quale conferma di aver accettato di riprendere il ruolo di indemoniata Dana Barrett, l'attrice tre volte candidata all'Oscar (non ha vinto per Aliens, quanta mestizia) non si sbilancia oltre a un canonico: “Sarà pazzesco lavorare di nuovo con i ragazzi!”, senza rivelare nulla di più sul misterioso progetto. 

Da zero a cento in 40 anni
Ci aveva messo 38 anni, Terrence Malick, a dirigere i suoi primi cinque film. Uno più bello dell'altro, per carità, spolverati oltretutto di quell'aura mistica (e fondamentalmente poco interessata a quello che pensa la gente) che ha contribuito a renderlo cineasta di culto assoluto, prima ancora che autore fondamentale per lo studio sull'immagine e sul linguaggio cinematografico. Poi, dal 2012 in poi, sono arrivati quattro film, un documentario e tre cortometraggi. Così, di botto. E Malick sembra averci preso davvero gusto. Neanche il tempo di riconsegnare lo smoking in affitto usato per la presentazione del suo ultimo film, A Hidden Life, nel concorso ufficiale del Festival di Cannes da poco conclusosi, e l'autarchico regista canadese è già al lavoro sul suo prossimo progetto. Che non vuol dire che sta per cominciare a scriverlo, o che sta scegliendo il cast, o che sta viaggiando in boschi sperduti per trovare location. Nossignore. Le riprese di The Last Planet, questo in teoria il titolo del suo prossimo film, sarebbero già cominciate da qualche settimana, e oltretutto dietro l'angolo: i set di Malick sono stati segnalati prima vicino Roma, dove la moglie del regista si è perduta un paio di settimane fa, poi nei pressi di Anzio, in particolare nella zona della riserva naturale di Tor Caldara, comprese le spiagge limitrofe. Altre indiscrezioni parlano di un film che avrebbe una “tematica storica e religiosa forte, alla scoperta di alcuni passaggi della vita di Cristo con la rappresentazione di parabole evangeliche, alcune delle quali saranno girate, a metà giugno, proprio a Tor Caldara e dintorni". A dare il colpo definitivo al furore mistico che ha ringalluzzito, e nemmeno poco, la filmografia di Malick sarebbe stato Martin Scorsese. Il quale ha raccontato, dal palco del Tribeca Film Festival, di aver ricevuto una lettera dal collega che, subito dopo aver visto Silence gli aveva scritto chiedendogli: “Cosa vuole Cristo da noi?”. Non avendo ricevuto adeguata risposta, Malick ha fatto quello che tutti i buoni registi fanno: ha deciso di girarci un film.

Un ritorno alle origini
C'è chi la crisi di mezza età la affronta tingendosi i capelli di colori improponibili, chi si compra una moto di cui si pentirà quando dovrà rivenderla a un prezzo stracciato per finanziarsi la protesi all'anca. Steven Spielberg ha attraversato anagraficamente quel periodo lì tra la fine degli anni '80 e la prima metà dei '90, un momento storico in cui era obiettivamente troppo impegnato a contare soldi e premi, a dirigere e produrre film che avrebbero influenzato generazioni e generazioni di spettatori per occuparsi troppo della sua crisi di mezza età. Oggi, dopo aver scavallato i 70 con una freschezza che nemmeno la pubblicità dell'olio Cuore, Spielberg può permettersi di tornare ragazzino e sfogare un po' di energia in progetti satellite solo per il gusto di farlo. Quindi torna alle origini, quando oltre a dirigere e produrre gli capitava anche di mettere mano su qualche sceneggiatura. E tendenzialmente si è sempre trattato di storie legate al cinema di genere: fantascientifico, come Incontri ravvicinati del terzo tipo, orrifico, come Poltergeist – Demoniache presenze, o un buon misto di entrambi, com'era stato l'esperimento non troppo riuscito della serie antologica Storie incredibili. Oggi è spuntato l'annuncio che il regista innumerevoli volte premio Oscar ha accettato la richiesta dell'amico (ed ex socio in DreamWorks) Jeffrey Katzenberg di contribuire al lancio della sua nuova piattaforma streaming (Quibi) sceneggiando un buon numero di episodi di una serie antologica horror ancora senza titolo. L'inaugurazione di Quibi è prevista per il 6 aprile 2020, quindi c'è tempo per i dettagli. Ma nel frattempo Katzenberg ha lasciato intuire che, per volontà di Spielberg, la serie potrebbe essere disponibile agli iscritti solamente da mezzanotte in poi, per magnificare le storie scritte dal regista e descritte dal produttore come “super spaventose” e “inquietanti”.

Le segnalazioni dei film sulla Tv dell'oggi, Michael Clayton (su Iris alle 21), District 9 (su Rai4 alle 23.20) e Guardiani della galassia (su Rai4 alle 21.15) spiccano per il ragguardevole numero di esplosioni. L'odierno contributo video, invece, spicca per una sola esplosione, la bomba di medicina alternativa che deve aver danneggiato per sempre le sinapsi di Gwyneth Paltrow. La quale apparentemente non si ricordava più di aver partecipato alle riprese di Spider-Man: Homecoming. Ci ha pensato Jon Favreau a farle tornare in mente che tutte quelle lucine, quei grossi macchinari con le lenti, quegli strani teli verdi e quel ragazzino inglese vestito con una tuta in lattice rosso e blu non erano un'allucinazione da abuso di bacche di goji, bensì il set di un film Marvel. 

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