Addio e grazie per tutte le news #141

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Emanuele Sacchi dice che 20 anni di meno è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 17:55.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

Il cibo, la tradizione, il vino... ma la birra? Piccolo excursus su una bevanda popolare, ma non così tanto al cinema.

Al cinema da giovani è una raccolta di scritti di Maurizio Ponzi, appena uscita, da cui abbiamo tratto l'intervista che Ponzi fece a Jean-Pierre Melville negli anni '60, pubblicata su FilmTv n° 33. Per accompagnare quella lettura vi proponiamo il testo di Emanuela Martini su Lo spione .

Il 21 agosto arriva su Sky Atlantic la settima e ultima stagione di Veep . Riprendiamo il filo con la recensione della stagione 6.

Un horror diverso dal solito? Il pasto è servito.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

scelta da
Rinaldo Censi

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News


11 Giugno 2019

Addio e grazie per tutte le news #141

Più Bill Murray per tutti
Il mito di re William, l'anarchico conquistatore di Hollywood, è grande tanto quanto il piffero che gli frega a Bill Murray di quello che pensiamo io, tu, loro e il 99% dell'industria cinematografica mondiale. Murray è il vero campione della democrazia e dei pari diritti. Non risponde agli SMS di Cannes che gli chiedono conferma della sua presenza per il tappeto rosso di I morti non muoiono, ma è probabile che sia rimasto fino all'ultimo indeciso se presenziare alla croisette o andare a servire vodka a un addio al celibato nelle campagne dell'Illinois. D'altronde Fremaux e compagnia festivaliera non avevano altri modi per contattare Murray, che è notoriamente e volutamente irrintracciabile. A Cannes, l'attore premio Oscar nei cuori delle persone perbene ha delineato come si deve la mitopoiesi del suo rapporto con il mondo esterno: “Avevo un telefono fisso a casa, ed era quello il numero che girava a Hollywood. Continuava a suonare e suonare e suonare. Alla fine, ogni tanto rispondevo al telefono e dicevo 'Chi cazzo è che mi chiama e fa squillare continuamente il telefono?' e il mio agente rispondeva 'Oh, scusami. Ti chiamavo per questo quello e quest'altro'. Al che rispondevo 'Senti, non può andare avanti così. Questa è casa mia. Se non rispondo al telefono, non continuare a chiamarmi: se fai così, finisce che mi costringi a non apprezzarti più'. C'è anche da dire che capisco gli agenti, il loro mestiere è raggiungere Bill Murray al telefono e null'altro. Quindi ho deciso di staccare il telefono fisso e istallare una segreteria telefonica, molto comoda. È un buon modo per non dover rispondere al telefono, e tutte le volte che mi sento pronto a fare qualcosa, posso controllare fra i messaggi e vedere se qualcuno si è preso il disturbo di chiamarmi per propormi qualcosa. Ha migliorato di molto la mia vita. E non è che funzioni che tutti i giorni alle 11 c'è il momento 'controllo dei messaggi'. A volte vado avanti per giorni o settimane senza controllare. Scusate, sono abbastanza impegnato a vivere. In sostanza non sto più cercando attivamente di lavorare per qualcuno. Ormai mantengo al minimo quella facciata. Non mi sbatto più tanto. Non so nemmeno come facciano oggigiorno a contattarmi”. Murray la fa grossa, probabilmente per continuare a tenere lontani i meno motivati, ma il metodo che ha creato funziona ancora, pur essendosi evoluto inaspettatamente. È una filosofia anti-social: vuoi lavorare con Bill Murray? Prima devi conoscerlo e diventare suo amico. Possono confermare Sofia Coppola, Wes Anderson e Jim Jarmusch, con quest'ultimo che chiosa: “Il numero di Bill l'ho avuto molti anni fa. In realtà ho più di un numero di telefono di Bill. Quello che mi piace del suo approccio è che cerca di proteggere se stesso. Non conosco molte altre persone di così alto profilo che ci riescono. Bill protegge quello che crede essere l'ordine nella sua vita, come vuole che sia strutturato il suo lavoro e il modo in cui vuole vivere. Quindi organizza il tutto in modo da non avere attorno un entourage o una siepe di persone attorno a lui come protezione. È un canale diretto, ma che allo stesso tempo lui può decidere di chiudere. Mi ricorda l'approccio di Neil Young. Anche lui è così, qualcosa tipo 'Hey amico, sto lavorando a delle idee per delle nuove canzoni al momento. Il resto del mondo può andare a farsi fottere, non devo niente a nessuno”. Insomma, esiste un modo diverso di fare le cose senza per questo precludersi gioie e opportunità. A ognuno il suo.

Denis Villeneuve ossessionato e felice
Altre buone notizie per i fan di Dune, gli stessi che da anni hanno gli occhi tristi di un cucciolo di romanzo di culto al canile che vede, uno dopo l'altro, tutti i compagni di gabbia – Il signore degli anelli, Lo hobbit, Il trono di spade, Harry Potter, La svastica sul sole, Jurassic Park – adottati e adattati come si deve per il cinema, mentre a lui tocca masticare il cartone di una trasposizione nata male e cresciuta peggio a causa di scontri fra produzione (Dino De Laurentiis) e regia (David Lynch). Non solo il progetto è andato in mano a un regista, Denis Villeneuve, che verso la serie di romanzi firmati da Frank Herbert nutre lo stesso loro entusiasmo; ma la produzione (Warner Bros.), trascinata dallo stesso Villeneuve e dalla sua capacità di raccogliere un cast davvero notevole (Timothee Chalamet, Rebecca Ferguson, Dave Bautista, Stellan Skarsgard, Charlotte Rampling, Javier Bardem, Josh Brolin, Jason Momoa, Zendaya, Oscar Isaac) ha deciso di puntare forte sul progetto, a costo di ipotecare i diritti d'immagine di Bugs Bunny. A meno di nuovi, clamorosi aggiornamenti, il nuovo adattamento cinematografico delle avventure sul pianeta dei vermi giganti sarà diviso in due film, il primo dei quali è previsto in uscita per il novembre 2020. Ma c'è una novità, che riguarda il lancio del servizio di streaming di WarnerMedia, al momento in fase di sviluppo. Il contenuto originale di punta del prossimo, l'ennesimo, concorrente di Netflix sarà una serie ambientata nello stesso universo narrativo dei film e incentrata sulla sorellanza esoterica delle Bene Gesserit, le cui componenti si addestrano per anni ad avere totale controllo sul proprio corpo e la propria mente, sviluppando poteri e abilità che superano quelli umani e che l'organizzazione utilizza per avere rilevanza politica e religiosa all'interno della complessa società costruita e descritta da Herbert. La serie si intitolerà Dune: The Sisterhood. La sceneggiatura è firmata a quattro mani da Jon Spaihts e Denis Villeneuve, con quest'ultimo che è stato confermato anche per la regia della puntata pilota. Non ci sono ancora conferme né per il cast, né è ancora chiaro se la serie anticiperà l'uscita del film, o se verrà messa in onda tra il primo e il secondo capitolo cinematografico.

Già di per sé i film in programmazione stasera non sono tutta questa pacchia. Certo, ci sono le risate a spese dei diversamente svegli in Zoolander (su Comedy Central alle 20.55) e le città che esplodono sotto i colpi dei mostri grossi in Pacific Rim: La rivolta (su Premium Cinema alle 21.15), ma ci sono anche le miserie umane di Tre manifesti a Ebbing, Missouri (su Sky Cult alle 23.10). Insomma, non c'è troppo materiale con cui asciugarsi le lacrime che scorreranno copiose dopo aver visto il trailer del documentario, presentato allo scorso Sundance Film Festival, dedicato alla memoria e all'arte di Anton Yelchin, talentuoso attore scomparso a 27 anni a causa di un folle incidente domestico, schiacciato dalla sua stessa macchina alla fine della discesa del vialetto d'entrata di casa sua. 

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