Opinionisti: rubriche e editoriali

Opinionisti /// Pensieri cattivi, (col)laterali, editoriali. Dal 2008 ad oggi.

Collateral

Bossa

Esiste davvero gente che non ama la musica?

Se il Frecciarossa procede a 250 km/h, pieno di persone che riassumono, urlando ai cellulari, i fallimenti di una giornata tra ministeri romani (come Mastroianni, da telefono fisso, nell’ultimo episodio di Ieri, oggi, domani), se intorno rimbalzano le suonerie più stupide che producono un drammatico contrasto con la serietà di quella folla in cravatta e tailleur che compulsa fogli pieni di tabelle... Insomma, se avete intorno tutto questo difficilmente potrete essere disturbati dal glitch che sto ascoltando con gli auricolari a basso volume, a tre file di sedili da voi. Lui, invece, si è alzato, si è avvicinato e mi ha detto che la musica lo disturbava. L’ho subito riconosciuto: aveva l’aspetto tremolante e sudaticcio, ma il superudito lo aveva tradito. Era Superman. Pare strano, ma esiste gente che non ama la musica e cerca di filtrare ogni accenno eufonico nel magma cacofonico che essi stessi creano. Fellini era uno di questi animi misomelodici che, a dispetto di Nino Rota, viveva in un universo musicale banale. Sul treno, guardando in faccia Clark Kent mentre aspettava che spegnessi il mio lettore, mi sentivo invece Visconti, Wenders, Tarantino, Kubrick... Uno di quei registi per cui Erato è la principale ispiratrice. Mi sono alzato, ho raccolto le mie cose e ho detto a Superman che non intendevo condividere nemmeno un vagone di treno con un essere che non ama la musica. Dopo, occupando un nuovo sedile, pensavo a come si è abbassato il livello medio nella fruizione della musica. Colpa della scuola che l’ha abolita come materia. Eppure era uno dei momenti più belli. Andavamo in un’auletta apposita dove cantavamo accompagnati al piano da una maestra con gli occhiali di strass (anni dopo ho scoperto che era la madre di Enrico Ruggeri). Colpa anche degli spot pubblicitari che non creano più propri jingle che poi si sedimentano nelle nostre orecchie. I pubblicitari hanno preso in parola Kubrick quando diceva: «Per quanto i compositori di colonne sonore possano essere bravi, non saranno mai un Beethoven, un Mozart o un Brahms. Perché usare una colonna sonora discreta quando c'è dell’ottima musica disponibile dal nostro passato più recente». Purtroppo negli spot le scelte cadono su Lady Gaga e il risultato non è Barry Lyndon. E infine, soprattutto, la colpa è dello scadimento delle colonne sonore. Il peggio del pop caciarone nei cinepanettoni. Lo stile Virzì: una vecchia canzone rifatta che ispira storielle nostalgiche o la scelta, dichiaratamente nepotista, del gruppetto dalle canzoncine smorte (gli indigesti Ovosodo). O la rumoristica: colonne sonore roboanti, con orchestre mahleriane, cori apocalittici, esplosioni. Insomma, il mondo di Hans Zimmer, l’uomo che pare aver usato la stessa partitura per tutto, dal Gladiatore al Codice Da Vinci, con il solo scopo di dare un senso ai soldi che avete speso per il nuovo cinque più uno. Ho nostalgia di Piero Umiliani, di Piero Piccioni. Di quel meraviglioso suono di bossa nova che, infischiandosene delle teorie diegetiche, spuntava dal nulla e rivestiva di eleganza anche i momenti più popolareschi di Alberto Sordi, senza alcuna discrepanza. Ecco perché, lontano dai timpani delicati di Clark Kent, ho cercato nel mio lettore i brani di un cd che avevo appena comperato. Tipa ideale di una giovanissima artista che si chiama Evy Arnesano. Ero diffidente in origine. La ragazza viene dal Salento e abita a Bologna, due preoccupanti premesse che mi facevano temere un misto di pizzica e ragamuffin fumato. Invece quella che credevo una cedrata dolciastra si è rivelata al palato un Recioto di Soave. Nella Arnesano cogli sentori di Piccioni, profumi di Umiliani e un retrogusto di Morricone. Un disco soffuso di bossa, melodie tratte da inesistenti film degli anni 70, quelli con la Bolkan, dal design pervasivo e ancora attuale. Brani che ti riconciliano con la musica, con il cinema e persino con chi condivide con te un vagone di treno che viaggia a 250 km/h. E ti sembra di essere Alberto Sordi che sta per atterrare in Africa, a New York, a Londra e guarda meravigliato il nuovo mondo dal finestrino mentre Piero Piccioni lo avvolge con la sua bossa nova.

C

N° 34 / 2011

I cattivi pensieri n° 34/2011

Cattivi pensieri

L’invisibile überflop (devo riconoscere il copyright della definizione ad Andrea Fornasiero) negli Stati Uniti di Milo su Marte, che da noi in sala ha fatto solo un’uscita tecnica per poi finire (male) sugli scaffali delle poche...

Filippo Mazzarella

E

N° 34 / 2015

Nazisti dell’Illinois

Editoriale

History (già Channel) è sorprendente, anche un po’ inquietante. Da sempre è baluardo di documentari scientifici e storici iper rigorosi, spesso declinati secondo linee narrative più avvincenti della media, proprio per coinvolgere un pubblico...

Mauro Gervasini

E

N° 27 / 2017

Senza Limiti

Editoriale

Che beffa chiamarsi Paolo Limiti in una tv ormai priva di limiti! Roba da scriverci una canzone, come avrebbe potuto fare appunto lui stesso, paroliere per calibri come Mina e Ornella Vanoni. Anche se oggi (Limiti ci ha lasciati il 27 giugno...

Rocco Moccagatta

d

N° 35 / 2011

detour 35 - Retrospettiva, campo mimato

detour

Colavano poi in rivoli i pezzetti sghiacciati sul vetro freddissimo che trasmetteva ombre di calore all’esterno, fornendo uno schermo angusto ma capace di indurre a passione smisurata (minuti che arrestavano il conto del tempo) gli occhi avvinti...

enrico ghezzi

M

N° 41 / 2013

Mulholland Drive n° 41/2013

Mulholland Drive

Una cosa che mi rendeva simpatico il (da pochi) compianto Bruno Mattei era che dopo mezz’ora a tavola con lui che si strafogava di cacciucco e tu che cercavi invano di ricordargli le sequenze più cult di titoli come Scalps o...

Filippo Mazzarella

Archivio Opinionisti

Titolo Rubrica Autore FilmTv n°
Punti di vista n° 52/2017 Punti di vista Andrea Lavagnini 52 / 2017
Black Mirror n° 51/2017 Black Mirror Andrea Bellavita 51 / 2017
Il Sassolino n° 51/2017 Il Sassolino Giulio Sangiorgio 51 / 2017
Punti di vista n° 51/2017 Punti di vista Emanuele Sacchi 51 / 2017
Refuso gastrico n° 51/2017 Refuso gastrico Adriano Aiello 51 / 2017
Riflessi (in)condizionati Editoriale Alice Cucchetti 51 / 2017
Scene di vita Lettera da uno sconosciuto Rinaldo Censi 51 / 2017
Visioni dal fondo n° 51/2017 Visioni dal fondo Roy Menarini 51 / 2017
Black Mirror n° 50/2017 Black Mirror Andrea Bellavita 50 / 2017
Editoriale n° 50/2017 Editoriale Giulio Sangiorgio 50 / 2017
La bussola d'oro n° 50/2017 Bussola d'oro Marianna Cappi 50 / 2017
Mulholland Drive n° 50/2017 Mulholland Drive Filippo Mazzarella 50 / 2017
Black Mirror n° 49/2017 Black Mirror Andrea Bellavita 49 / 2017
Il Sassolino n° 49/2017 Il Sassolino Rocco Moccagatta 49 / 2017
Refuso gastrico n° 49/2017 Refuso gastrico Adriano Aiello 49 / 2017
Se telefonando Editoriale Giulio Sangiorgio 49 / 2017
Visioni dal fondo n° 49/2017 Visioni dal fondo Roy Menarini 49 / 2017
Black Mirror n° 48/2017 Black Mirror Andrea Bellavita 48 / 2017
In my place Editoriale Giulio Sangiorgio 48 / 2017
La bussola d'oro n° 48/2017 Bussola d'oro Marianna Cappi 48 / 2017
Mulholland Drive n° 48/2017 Mulholland Drive Filippo Mazzarella 48 / 2017
Punti di vista n° 48/2017 Punti di vista Pier Maria Bocchi 48 / 2017
Black Mirror n° 47/2017 Black Mirror Andrea Bellavita 47 / 2017
Il Sassolino n° 47/2017 Il Sassolino Sergio M. Grmek Germani 47 / 2017
La stagione dell'amore Editoriale Luca Beatrice 47 / 2017
Refuso gastrico n° 47/2017 Refuso gastrico Adriano Aiello 47 / 2017
Visioni dal fondo n° 47/2017 Visioni dal fondo Roy Menarini 47 / 2017
Banalità Editoriale Giulio Sangiorgio 46 / 2017
Black Mirror n° 46/2017 Black Mirror Andrea Bellavita 46 / 2017
La bussola d'oro n° 46/2017 Bussola d'oro Marianna Cappi 46 / 2017

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