No Pet – Liberi e randagi di Davide Majocchi - la recensione di FilmTv

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Per festeggiare David Cronenberg che verrà premiato con il Leone alla carriera a Venezia 75 abbiamo pensato di rendere disponibili tutti gli articoli archiviati nella nostra collezione Locandine. A partire da La zona morta.

La citazione

«Solo chi lascia il labirinto può essere felice, ma solo chi è felice può uscirne (Michael Ende - Lo specchio nello specchio)»

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Recensione pubblicata su FilmTv 23/2018

No Pet – Liberi e randagi


Regia di Davide Majocchi

«Non mi piacciono gli animali addomesticati» dichiara all’amato randagio Chief la cagnetta Nutmeg nel finale di L’isola dei cani. Le bestie - nello specifico, i migliori amici dell’uomo - addomesticate, ammansite, ridotte a gingilli coccolosi al servizio del décor casalingo non piacciono nemmeno a Davide Maiocchi, attivista sul fronte della liberazione animale e regista di questo infervorato j’accuse agli interessi industriali e commerciali che ruotano intorno alla promozione del “pet”, il cane “domesticizzato”. Alle interviste frontali con ricercatori ed educatori e a cupi materiali di repertorio, Maiocchi mescola stralci filmici e febbrili lampi di sperimentazione visiva dalle vibrazioni apocalittiche, conditi da un ansiogeno commento sonoro, che appesantiscono eccessivamente l’operazione risultando a tratti soverchianti.

I 400 colpi

FDM
6
No Pet – Liberi e randagi (2018)
Titolo originale: -
Regia: Davide Majocchi
Genere: Documentario - Produzione: Italia - Durata: 63'

Musiche: Giona Vinti
Montaggio: Antonella Grieco

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.


Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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