Mary e il fiore della strega di Hiromasa Yonebayashi - la recensione di FilmTv

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La citazione

«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

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Marianna Cappi

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Recensione pubblicata su FilmTv 24/2018

Mary e il fiore della strega


Regia di Hiromasa Yonebayashi

Per poter crescere e costruirsi un terreno florido su cui mutare la propria identità in fieri, le piccole donne di Hiromasa Yonebayashi devono sempre rinunciare a un’illusione. La microscopica rubacchiotta Arrietty abbandona il suo mondo segreto, il desiderio d’amore (e di altezza) per l’umano Sho; la solitaria Anna lascia andare Marnie, amica tenuta segreta e guscio protettivo, per provare ad accedere all’universo sociale dei coetanei; la «collezionista di fallimenti» Mary, preadolescente dotata di un’ingombrante zazzera arancione e troppi giorni di noia estiva da smaltire prima dell’inizio della scuola, s’intrufola nella seduttiva università magica Endor, dove è scambiata per strega superbamente potente, ma scopre che l’eccezionalità della propria persona può esistere anche senza convalide esterne, appropriazioni indebite o l’ennesimo travestimento. L’opera terza di Yonebayashi (pupillo di Miyazaki), che inaugura lo Studio Ponoc - precipitato di Ghibli - da lui co-fondato, ed è come i film precedenti tratta da un romanzo per ragazzi (in questo caso La piccola scopa dell’inglese Mary Stewart), è il suo lavoro più visivamente ambizioso (si veda a tal proposito la bellissima sequenza della fuga della mandria di animali rapiti: una gioia per gli occhi in quanto a ricchezza e fluidità d’animazione). È tuttavia anche quello narrativamente più semplice: linearità ariosa di trama, tematiche eco-friendly “ghibliane” a chiare lettere (l’hubris dei maghi-scienziati che vogliono riformare Madre Natura). Un percorso formativo grazioso, ma per l’autore pure un passo, se non incerto, un po’ impigrito.

I 400 colpi

FDM
6
Mary e il fiore della strega (2017)
Titolo originale: Meari to majo no hana
Regia: Hiromasa Yonebayashi
Genere: Animazione - Produzione: Giappone - Durata: 102'

Sceneggiatura: Hiromasa Yonebayashi, Riko Sakaguchi
Musiche: Takatsugu Muramatsu

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.


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