Animaphix - Intervista a Piotr Dumala

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La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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Animaphix - Intervista a Piotr Dumala


Terza edizione di Animaphix, evento siciliano dedicato al cinema d'animazione: noi c'eravamo e abbiamo intervistato Piotr Dumala, autore polacco celebrato in tutto il mondo.

In risposta a un'esigenza sempre più manifesta, si moltiplica l'offerta italiana di eventi e rassegne dedicate al cinema d'animazione. E si rinnova, quindi, l'appuntamento con Animaphix. Giunto alla sua terza edizione, l'evento siciliano (a Bagheria, Palermo, dal 27 al 30 luglio) offre un concorso di cortometraggi internazionale, con opere di elevata qualità artistica e sperimentazione - nelle parole della direttrice Rosalba Colla: «Un certo tipo di animazione che parte proprio dall’artigianalità, da matite, gessetti, chine, carboncini, pennelli, raschietti, plastilina, etc., per plasmare la materia che diviene arte in movimento» -, un approfondimento sulla storia del cinema d'animazione a cura del massimo esperto al mondo in materia Giannalberto Bendazzi (autore di Animation - A World History, opera monstre in tre volumi a cura dell'americana CRC Press, inspiegabilmente inedita in Italia) e un workshop condotto da Michele Bernardi. Ma, soprattutto, offre la presenza di Georges Schwizgebel e del maestro polacco Piotr Dumala, un autore celebrato e premiato in tutto il mondo. Il cinema di Dumala, che si serve di una tecnica inventata da lui stesso - incisione su lastre di gesso dipinte di nero che, graffiate con aghi e raschietti sottili, lasciano apparire linee bianche, a sua volta riverniciate di nero per restituire la sequenza successiva - è pieno di volti graffiati, di ombre, di piccoli gesti e dettagli che rimandano a un complesso mondo interiore, il mondo di Dumala stesso e dei protagonisti delle sue opere. La mente, i sogni, le pulsioni dell'uomo, di quel Franz Kafka che, nell'omonimo corto del 1991, ci mostra in soggettiva il suo interesse verso la sensualità dei corpi, dei movimenti, il suo desiderio di libertà che si realizza in una metamorfosi fluida. La stessa voglia che manifesta la gamba sinistra di Freedom of the Leg (1989) in cui un uomo sogna il proprio corpo frammentarsi e, al risveglio, scopre che una gamba ha preso letteralmente il volo. Secondo Dumala il cinema d'animazione, «il vero cinema», permette di mostrare emozioni altrimenti impossibili nella realtà, come un ragno che cresce in maniera spropositata, simbolo dell'inquietudine dell'anima, o un orologio che diventa una piazza nella visione nostalgica del protagonista di Lagodna (1985). Costante è il confronto di Dumala con la letteratura: oltre al già citato Kafka, Dostoevskij è l'altro grande oggetto di studio. Oltre a Lagodna, ispirato al racconto La miteZbrodnia i kara è l'adattamento di Delitto e castigo: «È come se qualcuno avesse letto Delitto e castigo e poi abbia avuto un sogno in merito», ha dichiarato Dumala. Il risultato è un ritratto psicologico per immagini tanto penetranti quanto le parole del romanzo. È il mistero che interessa a Dumala, il mistero della natura umana, della mente che quando chiudiamo gli occhi va per conto suo, dell'animalità che si impossessa di un corpo costretto dalla sua forma (da Franz Kafka agli aggressori diHipopotamy, 2009), dalla meccanicità del gesto. Per scoprire l'universo visionario di questo autore vi invitiamo allora a non perdervi la retrospettiva dedicatagli da Animaphix Festival, dove lo abbiamo intervistato.

Che cosa intendi per "animazione decostruttiva"?
È un genere che comprende tutte quelle tecniche di animazione in cui frammenti il disegno di una particolare fase di movimento per rendere il successivo - che si tratti di animazione con la sabbia, con il sale, pittura su vetro, con gessetto su carta o, nel mio caso, graffiando la superficie di blocchi in gesso verniciati.

Come e quanto incide la scelta della tecnica sulla tua visione del mondo? E come è avvenuto il passaggio al cinema live action (Las - The Forest, 2009, e Ederly, 2015)?
L'animazione è connessa al mio vedere il mondo come il prosieguo del movimento nella sua stessa forma. È un modo per collegarsi alla realtà, quando non puoi cambiare nulla di quello che è fatto. Nella mia tecnica è esattamente come nella vita, il movimento che continua e l'impossibilità di modificare ciò che è già stato animato. Era prima dell'era del computer. I miei lavori in live action derivano dal desiderio di un nuovo gusto della creazione, di lavorare con la vera sostanza degli attori e del resto della troupe, dell'ambientazione, della luce, del tempo. E la velocità è ben diversa quando devi girare un lungometraggio in 20 giorni. Poi il film viene proiettato al cinema, per pubblici diversi, e a svariati festival. Dopo 35 anni che faccio questo lavoro, per me si tratta di una nuova grande avventura, dell'inizio di una nuova carriera.

Hai definito i tuoi film "documentari interiori". Qual è la relazione tra questo personale aspetto e il costante confronto con la letteratura?
Se non fossi diventato un regista, sarei stato uno scrittore. Tutto quello che mostro nei miei lavori potrebbe essere descritto a parole. Provo sempre a raccontare quello che vedo nel mio mondo interiore per renderlo concretamente visibile.

I tuoi film sono molto sofisticati, opere di grande artisticità e artigianato conosciute in tutto il mondo grazie soprattutto a YouTube e a piattaforme analoghe, in versioni piratate a bassissima definizione. Come ti rapporti a questo fatto?
Non mi importa granché. Nella maggior parte dei casi è l'unico modo per vedere i miei lavori. D'altra parte questo può spingere qualcuno a ricercarli su grande schermo, come in questa retrospettiva!

Con quali animatori e registi trovi affinità, oggi?
Con Igor Kovalyov e con le favole dei manga giapponesi.

Ci parli del tuo prossimo progetto ispirato al cenacolo di Leonardo.
L'ultima cena di Leonardo è come un fermo immagine del film, ricco com'è di espressioni e qualità coreografica. Gli apostoli sono sotto una forte pressione emotiva, e questo si riflette sui loro strani gesti. L'opera mi ha spinto a realizzare un film che parla di un gruppo di uomini seduti a una tavola.

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