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David Soren: «Volevo dare vita all'immaginazione dei ragazzi con stili diversi»


Alla fine degli anni Novanta Dav Pilkey ha lanciato la serie di libri per ragazzi di Capitan Mutanda, considerata in alcune scuole americane una lettura pericolosa perché inviterebbe i bambini a ribellarsi all'autorità. Ci sono voluti vent'anni perché l'autore approvasse il progetto di una trasposizione sul grande schermo, ma la DreamWorks e il regista David Soren sono riusciti a convincerlo e hanno realizzato uno dei titoli mainstream più sorprendenti dell'anno.

Soren è stato intervistato da Deadline Hollywood e ha raccontato la genesi del progetto: «Sono un fan dei libri da molto tempo, mi ci sono imbattuto già vent'anni fa e ricordo come, quando li ho presi in mano la prima volta, mi sono detto che avrei voluto avere io quell'idea. Sapevo che lo Studio ne aveva opzionato i diritti e ne stava sviluppando un film, io avevo appena finito Turbo e quindi mi hanno chiesto di farlo. Non ci ho pensato due volte! Leggo quei libri anche ai miei figli!»

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La caratteristica più appariscente e originale del film è l'inclusione di diversi stili di animazione, che il regista racconta così: «Tutto è pensato per dare la sensazione dell'immaginazione dei ragazzi che prende vita in modi diversi. Per me uno degli aspetti più riusciti dei libri, che li fa amare di bambini, è come ogni pagina sia una sorpresa. L'azione può essere improvvisamente interrotta dai fumetti di George e Harold e da parti realizzate come "flip book"». Questi ultimi sono serie di disegni leggermente diversi, uno per pagina, che quindi girando velocemente le pagine sembrano animarsi e una sequenza in questa tecnica è infatti inserita anche nel film.

La prima tecnica diversa dalla solita animazione in CGI che hanno introdotto è stata quella dei sock puppet, ossia burattini realizzati con una calza in cui si infila una mano, una sorta di versione basilare dei Muppets insomma. «Stavo lavorando con l'artista degli storyboard e ho detto: "Fermiamoci a pensare per un secondo. C'è un modo in cui possiamo rendere questa scena maggiormente dal punto di vista di George e Harold? Sono nella loro casa sull'albero. Il tempo fuori è orribile quindi si saranno tolti scarpe e calzini. Uno di loro potrebbe mettersi la calza sulla mano e così possiamo entrare nella loro versione di questa scena, ma raccontata con i sock puppet". Lui mi ha guardato e mi ha chiesto: "Possiamo farlo?" e gli ho risposto "Proviamoci finché qualcuno non ci dice di no". È stata una delle cose più amate della prima proiezione di prova, anche dai dirigenti. Questo ha aperto la porta a sperimentare ancora di più e l'obiettivo è diventato fare in modo che questa varietà fosse davvero parte della storia e non solo qualche piccolo momento qua e là».

Il film si avvale di una canzone di Weird Al Yankovic [il video è qui sopra] ed è una collaborazione che il regista ha voluto fin dal principio: «Quando stavo rileggendo tutti i libri per prepararmi, mi sono accorto che nel primo volume uno degli scherzi dei ragazzi è inserirsi nell'interfono della scuola e sparare sei ore consecutive di musica di Weird Al Yankovic. Ho evidenziato quel passaggio e mi sono detto "Dobbiamo avere Weird Al” Poi ho continuato a ricordarlo a tutti nei successivi due anni di produzione e alla fine, quando siamo arrivati a sviluppare i titoli di coda, è arrivato il momento giusto. Abbiamo fatto la proposta a Weird Al e lui sapeva di essere citato nei libri e quindi era entusiasta di partecipare».

Il film ha un ricco cast vocale che comprende Kevin Hart, Thomas Middleditch, Jordan Peele, Ed Helms e Nick Kroll, e Soren ha raccontato quanto gli attori siano stati molto più coinvolti del solito nella realizzazione: «Normalmente gli si mostra il film quasi finito, quando non lo si può più cambiare, e si cerca di convincerli della qualità del prodotto perché partecipino alla promozione. Nel nostro caso invece, visto quanto erano stati cruciali nel dare corpo ai loro personaggi, li abbiamo invitati alle primissime proiezioni, realizzate ancora solo con lo storyboard. Da una parte era fantastico, perché volevo i loro consigli; dall'altra avevo paura che abbandonassero il film, perché ne stavano per vedere una versione ancora rudimentale. Ma l'abbiamo fatto comunque e loro si sono tirati su le maniche, dandoci diverse idea su come risolvere alcuni dei problemi più grossi che stavamo affrontando. Quindi alle sessioni successive di registrazione ci chiedevano cosa avessimo cambiato e come potessero aiutare. È stato meraviglioso. Sono diventati parte creativa del film anziché limitarsi a recitare il proprio ruolo».

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