Luca Guadagnino: «Abbiamo ricercato il dettaglio e la naturalezza»

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Luca Guadagnino: «Abbiamo ricercato il dettaglio e la naturalezza»


Ambientato nel 1983 in una villa nei pressi di Crema, Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino oltre ad aver vinto in queste settimane vari premi, per esempio i Gotham Awards e i Los Angeles Film Critics Association, è appena stato coperto di nomination dai Film Independent Spirit Awards, dove ha sei candidature, e dai Broadcast Film Critics Association Awards, dove ne ha otto. Il regista ha raccontato a Variety il ruolo del cast tecnico nella realizzazione del film.

«Volevo essere specifico e non volevo fare un film tipicamente mediterraneo o sugli anni 80. Tutti noi che ci abbiamo lavorato abbiamo sempre cercato di ricreare in modo discreto anche i dettagli. Abbiamo ricercato la naturalezza, ma è stato necessario molto lavoro per ricreare questo periodo e questo emozionante viaggio non avrebbe avuto luogo senza i miei collaboratori».

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Il direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom
Insieme a lui ho deciso di girare a maggio, ma appena abbiamo iniziato si è messo a piovere, così abbiamo sforato i piani di un paio di giorni e siamo dovuti ricorrere alla luce artificiale. È una testimonianza del suo lavoro che il pubblico pensi la luce sia naturale. Abbiamo evitato le luci dirette, Sayombhu faceva sempre in modo che fossero riflesse da qualcosa, e risultassero così soffuse. È stato laborioso ma il risultato è bellissimo.

Gli scenografi: Samuel Deshors, Roberta Federico, Violante Visconti di Modrone, Muriel Chinal, Sandro Piccarozzi
Vivo vicino a Crema e conoscevo la casa che avremmo usato. L'abbiamo affittata ma nessuno ci abitava, quindi abbiamo dovuto farla sembrare vissuta dalle personalità della famiglia Perlman, americani in Italia nel 1983. Persino i libri sullo sfondo sono stati scelti accuratamente, senza che ci fosse niente di successivo al 1982. Violante ha portato molti mobili da casa sua. Nei luoghi pubblici come le piazze invece abbiamo ricreato i cartelli del tempo, inoltre quell'estate c'erano i manifesti elettorali rimasti dall'elezione del maggio 1983 (il film è ambientato a luglio), quindi li abbiamo realizzati in modo che sembrassero scoloriti. 

Costumista: Giulia Piersanti
La amo. Avevo già lavorato con lei in A Bigger Splash, e qui abbiamo voluto evitare la nostra nozione moderna degli anni 80, con i capelli cotonati e le spalle imbottite. Giulia ha fatto una ricerca sulle immagini del tempo. Inoltre il film parla del desiderio e del liberare se stessi, quindi i vestiti di Oliver dovevano cambiare insieme a lui che diveniva via via più libero. 

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Montatore: Walter Fasano
Lo conosco dal 1993, ha montato tutti i miei film, inclusi molti che ho prodotto. Abbiamo cercato un equilibrio tra un flusso invisibile e un ritmo originale. Quando ci si innamora ci sono sempre speranza e frustrazione, prima che esploda la storia d'amore. Walter ha cercato quella spinta emotiva quasi a singhiozzo. Ci sono sequenze lunghe e poi uno stacco improvviso, quindi un'altra lunga sequenza. Inoltre con i dialoghi tra Mr. Perlman [Michael Stuhlbarg] e Oliver [Armie Hammer], che parlano di etimologia, c'era la sfida di renderli briosi per il pubblico e lui ci è riuscito creando come un ping pong tra loro ed Elio [Timothée Chalamet] che li ascolta.

Le canzoni: Mystery of Love e Visions of Gideon di Sufjan Stevens
Voleva un narratore onniscente che accompagnasse emotivamente il pubblico e ho pensato che un musicista contemporaneo potesse farne le veci. La voce di Sufjan comunica poesia e i suoi testi sono ruvidi, è un uomo di poche parole e di solito rifiuta di lavorare per il cinema. Gli ho parlato e gli ho fatto leggere il libro e la sceneggiatura, per un po' non si è fatto vivo, poi improvvisamente per mail mi ha detto di aver realizzato due canzoni. Quando le ho sentite ci ho trovato tutto il senso e il tessuto del film, le abbiamo avute prima delle riprese e sono state una fonte di ispirazione.

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Casting: Stella Savino
È stata lei a pensare a Esther Garrel, che viene da una grande famiglia di cineasti, per il ruolo di Marzia. Per la cameriera, Mafalda, ha convinto una donna che abbiamo visto passare in bicicletta mentre eravamo in campagna. Si chiama Vanda Capriolo, non aveva mai recitato prima ed è stata assolutamente perfetta. 

Grafica: Chen Li
Chen Li è una graphic designer di Milano e la calligrafia dei titoli di testa, che è come una lettera di invito agli spettatori, è sua. Volevo immergere il pubblico nel mondo di questa famiglia e così abbiamo giustapposto immagini di statue ai dettagli della loro vita di tutti i giorni dalla scrivania del Professor Perlman.

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