Speciale Lost Highway Kubrick - Kubrickiana

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Francesco Foschini dice che Non si sevizia un paperino è il film da salvare oggi in TV.
Su Italia1 alle ore 02:45.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Il motivo per cui Dio ci ha dato due orecchie e una bocca è per permetterci di ascoltare il doppio di quanto parliamo (Quincy Jones)»

scelta da
Emanuele Sacchi

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Servizio pubblicato su FilmTv 31/2018

Speciale Lost Highway Kubrick - Kubrickiana


Festeggiamo i 90 anni di Stanley Kubrick: 13 lungometraggi, 13 esperienze visive in cui perdersi ogni volta con nuove interpretazioni. Come quelle offerte dalle firme di Film Tv in questo speciale

Stanley Kubrick ha diretto quattro film di guerra, due thriller, due di fantascienza, due storici, un horror e due drammatici sulle relazioni amorose. Il suo è un «cinema di cervello» (Gilles Deleuze in L’immaginetempo), ma anche un cinema del corpo (il lavoro sugli interpreti non è mai stato analizzato come meriterebbe: «Gli attori sono strumenti per produrre emozioni», teorizzava Kubrick ricordando come Emil Jannings tirava fuori il fazzoletto e si soffiava il naso in L’angelo azzurro). Parliamo del (più?) grande poeta visivo che il 26 luglio 2018 avrebbe compiuto 90 anni. Non sempre perfettamente capito dalla critica dell’epoca, rivive qui e ora su queste nostre pagine, recensito nuovamente film per film. E se la chiave per entrare nel suo cinema è la sua contemplazione, il tempo gioca a suo favore. Kubrick è stato forse il più contemporaneo tra i cineasti, immerso completamente nello spirito del tempo - perché lo anticipava evidenziando il suo essere quantisticamente inesistente -, appare oggi in grado di parlarci come se avesse girato i suoi film l’altro ieri o domani. Come il monolite di 2001: Odissea nello spazio, che ricompare ad ampi intervalli per significare il raggiungimento del gradino evolutivo successivo, anche Kubrick per cinque decenni ha perfezionato il suo modo di mettere in scena la macchina cinema. A partire dal trucco del non detto: «L’essenza della forma drammatica è lasciare che un’idea arrivi agli spettatori senza essere chiaramente formulata. Una cosa detta in modo diretto non ha la stessa forza di ciò che le persone sono costrette a scoprire da sole» (da un’intervista a “Time” del 1975). Ma è pur vero che, probabilmente, di nessun altro cineasta esiste un tale ventaglio di immagini iconiche entrate direttamente nell’immaginario collettivo mondiale. Sarà la sua cura proverbiale sul set, sarà la sua tecnica che sfidava sempre lo stato dell’arte del presente (per salire ogni volta di un gradino nell’evoluzione delle macchine che lui definiva “sexy” e molto umane), sarà il suo saper ascoltare le storie degli altri (tutti i suoi film - eccetto Il bacio dell’assassino - partono da romanzi o racconti), fatto sta che siamo qui, ancora una volta, a fare i conti con un cinema che, come il monolite nero, è piantato nel nostro presente. E ci interroga.


Pedro Armocida

Nasco a Madrid nel 1971 quando ancora la Spagna non faceva parte della CE e qualche compagno litigioso alle elementari a Roma mi diceva: “Tornatene nel tuo paese”. Cosa che ho fatto spesso e con gioia. Ufficiale dell’Esercito mancato. Avvocato mancato, mi laureo in Lettere alla Sapienza con tesi sul cinema della Escuela de Barcelona, relatore Giovanni Spagnoletti, che nel Duemila mi chiama a organizzare www.pesarofilmfest.it, di cui dal 2015 sono il direttore artistico. Attualmente scrivo anche per Il Giornale, Ciak, 8½, dirigo le Edizioni dell’Altana e ho curato qualche libro tra cui Esordi italiani. Gli anni Dieci al cinema (2010-2015) (Marsilio) e, insieme ad altri, Romanzo popolare (Marsilio);  Cinema in Spagna oggi (Lindau), Oltre la frontiera. Il cinema messicano contemporaneo (Revolver), Il cinema argentino contemporaneo e l’opera di Leonardo Favio (Marsilio). Sogno un cimitero di campagna e io là. All'ombra di un ciliegio in fiore senza età. Per riposare un poco due o trecento anni. Giusto per capir di più e placar gli affanni.

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