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L'ultimo selvaggio


In occasione dell'uscita in sala del suo nuovo film Nemesi , il prossimo 27 luglio, rispolveriamo la nostra Lost Highway, firmata da un fan della prima ora, con filmografia ragionata. Correva l'anno 2012, quando il regista compiva 70 anni, produceva Prometheus di Ridley Scott e dirigeva Jimmy Bobo - Bullet to the Head con Sylvester Stallone

John Sturges, Don Siegel, Robert Aldrich, Walter Hill, John Frankenheimer. Trovate l’intruso. Ebbene: non c’è. Nascono tutti come artigiani (spesso con mansioni diverse dalla regia, soprattutto montatori o sceneggiatori) e caparbiamente continuano a esserlo film dopo film, pur sviluppando le caratteristiche poetiche che spesso ci fanno abusare del termine “autore”. Walter Hill, 70 anni il 10 gennaio 2012, è il più giovane del mucchio selvaggio, l’unico ancora vivo e in attività. Ma anche l’ultimo di una genìa destinata a scomparire: quella dei professional pensanti, al servizio delle major ma non disposti a barattare la propria solida idea di cinema. O, se preferite, il proprio stile. Un regista profondamente americano per come ha saputo sviluppare varianti diverse di un unico genere: il western (e in questo, il percorso è simile a quello di Michael Mann). Le sue storie possono essere ambientate durante la Grande Depressione (L’eroe della strada), nella giungla urbana di New York (I guerrieri della notte) o in un inesistente altrove metropolitano sospeso tra fiaba e musical (Strade di fuoco), eppure Hill riflette sempre sulla mitologia americana per antonomasia, sulle sue figure narrative e iconografiche. Lo spazio (di solito da percorrere di corsa, per schivare le pallottole), il tempo (da 48 ore in poi, quanti countdown nel suo cinema), l’esigenza di una visione manichea del mondo, con gli eroi belli, liberi e selvaggi e i cattivi vestiti di nero, trucidi, spietati. Il valore aggiunto sono naturalmente i confronti linguistici figli del proprio tempo. Walter Hill comincia nei primi anni 70 come sceneggiatore e scrive Getaway di Sam Peckinpah. Poi inizia a collaborare con il suo idolo John Huston (I trasgressori è un grande film hustoniano), sceneggiando L’agente speciale Mackintosh (1973), ma il rapporto con il maestro è conflittuale. Si mette in proprio e decide di dirigere da sé il copione successivo, L’eroe della strada. Ancora oggi il suo titolo più classico, perché da Driver l’imprendibile (1978) Walter Hill inizia una sfida tutta sua con la modernità, soprattutto linguistica. Anticipa per esempio la “Generazione 97” di Hong Kong utilizzando una inedita modalità di ralenti, non più elegiaco come in Peckinpah ma squisitamente grafico, una dilatazione dell’azione mai vista prima. Riflette su figure appunto mitiche, strappate da qualunque esigenza di realismo narrativo: i tre protagonisti di Driver l’imprendibile, Isabelle Adjani, Bruce Dern e Ryan O’Neal, tutte maschere melvilliane, sono senza nome; i “guerrieri” di Long Island indiani metropolitani immersi in un iperrealismo da fumetto; i cajun di I guerrieri della palude silenziosa solo ombre; addirittura la musica suonata in Mississippi Adventure (1986) è direttamente ispirata dal diavolo. Ma le forme del cinema americano che Walter Hill rilegge secondo la sua avventurosa sensibilità sono infinite. Per esempio: coniuga commedia, buddy movie e azione in titoli come 48 ore o Danko (1988, che è, lo ricordiamo, un remake camuffato di Ninotchka: Schwarzenegger come la Garbo...). Riprende il tema del pugilato come chiave di lettura della vita (difficile) con L’eroe della strada e Undisputed, il più sottovalutato dei suoi titoli; trasfigura melodrammi classici e favolistici come La bella e la bestia (Johnny il bello, 1989) o La bella addormentata nel bosco (Strade di fuoco, 1984). E continua a rilanciare la formula della coppia di opposti inventata con Nick Nolte (bianco poliziotto politicamente scorretto) ed Eddie Murphy (ladro nero e fanfarone). Il suo prossimo film, Bullet to the Head, vede schierati un sicario (Jason Momoa) e un poliziotto (Sylvester Stallone) costretti ad allearsi contro il cattivissimo Christian Slater. Anche solo per il cast, sarà una cosa becerissima e da non perdere. Walter Hill è anche un importante produttore. In questa veste ha realizzato la saga di Alien e sta adesso producendo Prometheus, l’atteso prequel della serie, diretto, come l’originale del 1979, da Ridley Scott.

Filmografia ragionata di Walter Hill

A cura di Mauro Gervasini

  • L'eroe della strada

    [Hard Times, Usa 1975]
    New Orleans, anni 30. Dietro gioco d’azzardo e boxe clandestina si scatenano gli appetiti della malavita. Il lottatore Charles Bronson e l’allibratore James Coburn scardinano il sistema. Esordio di Walter Hill dietro la macchina da presa (e di Roger Spottiswoode al montaggio): asciutto, nervoso, implacabile come il suo grande protagonista.

  • I guerrieri della notte

    [The Warriors, Usa 1979]
    Dopo l’uccisione del profeta delle gang di New York, i Guerrieri, ritenuti colpevoli, cercano di tornare a Long Island inseguiti dalle altre bande. Nowhere to Run, cantano alla radio: la dj e i suoni dell’etere sono il coro greco che riallaccia il film alla sua matrice classica, l’Anabasi di Senofonte. Cult movie e inatteso successo commerciale.

  • I cavalieri dalle lunghe ombre

    [The Long Riders, Usa 1980]
    La storia di Jesse James e della sua banda, tutta interpretata da veri fratelli (i Keach, i Carradine, i Quaid, i Guest...) al servizio di una rappresentazione amara della Frontiera e del suo crepuscolo. Indimenticabili le cavalcate con gli spolverini, le sparatorie in ralenti, la musica di Ry Cooder.

  • I guerrieri della palude silenziosa

    [Southern Comfort, Usa/Svizzera/Gb 1981] 
    Riservisti della Guardia Nazionale si esercitano tra le paludi della Louisiana. Sparano addosso ai cajun che rispondono, scatenando una guerra silenziosa. Il Vietnam in casa, la metafora è chiara. Un thriller d’azione pieno di fantasmi, umido e appiccicoso. Il miglior film sulla comunità francofona di ex acadiani e il capolavoro di Walter Hill.

  • 48 ore

    [48 Hrs., Usa 1982] 
    Direttamente dal Saturday Night Live un alieno chiamato Eddie Murphy sbarca sul grande schermo e lo conquista, diventando il più grande divo afroamericano dopo Micheal Jackson. Non il miglior titolo di Hill, ma ottimo gioco di squadra e incassi stellari (con un sequel, Ancora 48 ore, nel 1990).

  • Strade di fuoco

    [Streets of Fire, Usa 1984] 
    Un eroe arriva da chissà dove per salvare una principessa dalle grinfie di un cavaliere nero. Clamoroso flop, ma dal fascino indiscutibile. La musica doveva essere di Springsteen, poi sostituito dai Blasters, icone rockabilly al servizio del truce Willem Dafoe. Stivali, moto, fucili, Diane Lane al suo massimo. Quanto basta.

  • I trasgressori

    [Trespass, Usa 1992]
    Due avidi pompieri bianchi credono che in un palazzo fatiscente ci sia un tesoro, ma vengono assediati da una banda di black gangsta. Da una sceneggiatura di Zemeckis e Bob Gale, un Walter Hill d’annata, pura azione guardando all’attualità (le rivolte di Los Angeles). La colonna sonora originale di John Zorn, considerata troppo heavy, fu sostituita da quella di Ry Cooder.

  • Geronimo

    [Geronimo: An American Legend, Usa 1993]
    Biografia del più celebre guerriero apache scritta da John Milius, diretta da Hill, interpretata da Wes Studi, Gene Hackman e Robert Duvall. I presupposti per il capolavoro c’erano tutti ma qualcosa è andato storto (chiedere lumi a Milius...). Per il sottoscritto e pochi altri (Simone Emiliani, Giona A. Nazzaro...), comunque, un grande film, sempre difeso con i denti.

  • Wild Bill

    [Wild Bill, Usa 1995]
    Altro biopic, questa volta dedicato a Wild Bill Hickok, leggendario pistolero interpretato da Jeff Bridges. Per stile e ispirazione, quasi una continuazione di Geronimo, con una simile rappresentazione del Mito e delle sue origini, e anche, purtroppo, ulteriore flop. In Italia direttamente in home video.

  • Undisputed

    [Undisputed, Usa/Ger 2002]
    Il campione dei pesi massimi in carcere per stupro (Ving Rhames, di fatto Mike Tyson) combatte contro un altro pugile (Wesley Snipes) in un match segreto organizzato da Peter Falk. Esito non scontato. Riflessione “dal basso” su come sia impossibile, in America oggi, raccontare verità e miti tramite i media. Per Snipes un titolo suo malgrado profetico, visto che è stato in prigione per frode fiscale ed è tuttora in libertà condizionata. 

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