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Il discorso del Re


A quarant'anni dalla morte torniamo a raccontarvi di Elvis Presley, con un servizio che Film Tv gli dedicò in occasione della pubblicazione di Elvis Recorded Live on Stage in Memphis , il disco con la clamorosa esibizione nella sua città natale. Facciamo anche il punto sulla sua attività più dimenticata: il cinema!

Fosse un film lo definiremmo il “director’s cut”, intendendo un’edizione filologicamente corretta, e completa. Invece Elvis Recorded Live on Stage in Memphis è un disco, l’ultimo del Re “dal vivo” a non uscire postumo. La Columbia Sony lo riedita in queste settimane senza tagli, recuperando cioé i brani della scaletta del concerto tenuto esattamente 40 anni fa, il 20 marzo 1974, e poi esclusi dalla registrazione in vinile. Il risultato suona diversissimo rispetto al “dischetto” di allora e dimostra quale realmente fosse l’“indirizzo” della carriera di Elvis negli anni 70, sempre più rivolto verso una tradizione musicale americana che comprendesse artisti a lui contemporanei ma anche il country, il blues e persino lo swing dai 40 in poi. Un po’ come Johnny Cash dopo l’incontro con il produttore Rick Rubin, che peraltro molti fan sperano che in un futuro non troppo lontano possa incrociare anche il cammino di Bruce Springsteen. Elvis, intanto, è ancora vivo. Per alcuni, letteralmente. Oggi avrebbe 79 anni, e chissà che non abbia passato l’ultimo decennio a combattere contro demoni egiziani o sumeri come nel racconto di Joe R. Lansdale Bubba Ho-Tep, trasformato in film da Don Coscarelli nel 2002. Ma al di là del fatto che nel Tennesseee ci siano programmi radiofonici che quotidianamente ospitano le voci di chi ha “avvistato” il Re a pescare sul fiume o tra i bancali di un centro commerciale, Elvis vive nella musica, nell’ispirazione di chi è venuto dopo di lui, nel costume e persino nel cinema. Il fenomeno “Presley in celluloide” è in effetti quello finora meno studiato e storicizzato, anche in virtù della non eccelsa qualità delle pellicole da lui interpretate. Non sono niente male, e anzi andrebbero rivalutati, Il delinquente del rock’n’roll, Viva Las Vegas, La via del male (King Creole), forse il migliore, e il curioso Un uomo chiamato Charro, western crepuscolare non del tutto riuscito ma con Elvis lontano dal cliché del seduttore canterino, anzi figura tragica e con la barba. Un ruolo “ereditato” addirittura da Clint Eastwood, che dimostra come però ben prima dei quarant’anni il Re desiderasse mettere in discussione l’icona rockabilly che per quasi tutti gli anni 60 gli era andata stretta. Elvis ha interpretato 31 film dal 1956 al 1969; l’ultimo, Change of Habit, è inedito in Italia. Ma vale la pena ricordarlo, non tanto perché all’epoca gli spettatori nostrani si persero chissà cosa, quanto perché il suo personaggio si chiama John Carpenter. Non fa il regista ma il medico (innamorato di una suora), tuttavia è un segno del destino perché il miglior film sul King è proprio di Carpenter. Elvis - Il re del rock (1979), da vedere rigorosamente nella versione originale di 150 minuti, disponibile in dvd, è ottimamente interpretato da Kurt Russell e affronta la vita del cantante fino al 1970, sottolineando il suo legame con la madre Gladys (una grande e sempre inquietante Shelley Winters) e l’ambiente dello showbitz che determinò la sua ascesa, e di conseguenza la sua caduta.

  • Viva Memphis

    Un sottovalutato viaggio nel migliore songwriting americano, o solo un lungo capriccio di una star scoppiata? La disputa sul valore degli anni 70 del King Elvis Presley è sempre aperta, anche ora che tira aria di rivalutazione, e magari ci si vergogna meno a scrivere bene di un uomo che nel 1970 beveva il tè al fianco di Richard Nixon mentre il rock, quello “serio”, contestava nelle piazze. Certo, la nuova edizione rimasterizzata e ampliata di Elvis Recorded Live on Stage in Memphis (Sony) ci ricorda che nel 1974 il disco uscì esibendo senza ritegno la sfarzosa entrata della sua villa di Graceland, dimenticandosi di una nazione ridotta in rovine da una guerra persa e da un’economia in piena implosione. Sarà per quello che l’album non è mai stato troppo amato (unico suo live a non avere raggiunto lo status di disco di platino), vuoi anche per una scaletta sbrigativamente tagliata, vuoi perché per molti fu l’ultimo fuoco prima della discesa all’inferno. La nuova edizione però ripropone l’intero concerto, riportando alla luce alcune perle come Steamroller Blues di James Taylor, le sempre imperdibili Suspicious Minds e Polk Salad Annie, ed evergreen come Love Me Tender, Fever e Teddy Bear/Don’t Be Cruel. Nel secondo cd ci vengono invece offerte le prove del concerto e qualche spezzone di una quinta serata del tour. Chicche per collezionisti a parte, sentita nella sua versione completa la performance dimostra una volta di più quanto Elvis avesse ancora molto da dare come interprete, e come anche solo la scelta di affrontare An American Trilogy di Mickey Newbury (una piccola suite antirazzista sulla Guerra civile americana) era segno che non fosse proprio così rimbambito. Certo, il suo pubblico nel 1974 era ormai quello delle conservatorissime madri di famiglia e non più quello dei teenager affamati di rivoluzione, ma se oggi provate a contare i capelli bianchi a un qualsiasi concerto dell’altro rock, vi renderete conto di quanto la cosa fosse perdonabile già allora.

    Nicola Gervasini

Filmografia ragionata del Mito

A cura di Mauro Gervasini

  • Fratelli rivali

    [Love Me Tender, Usa 1956 di Robert D. Webb con Elvis Presley, Richard Egan, Debra Paget]

    Esordio di Elvis al cinema: è il fratello minore di Egan, un sudista che ha rubato i soldi all’Unione e per questo è ricercato. Western in CinemaScope non disprezzabile, dove a dire la verità le parti meno interessanti sono quelle cantate, un po’ pretestuose, anche se l’esibizione di Love Me Tender ha fatto storia. Successo notevole per un film a basso budget.

  • Il delinquente del rock'n'roll

    [Jailhouse Rock, Usa 1957 di Richard Thorpe con Elvis Presley, Judy Tyler, Dean Jones]

    Elvis (ma nel film si chiama Vince) è un poco di buono appena uscito di galera. Sa cantare, e se ne accorge Judy Tyler (attrice in ascesa che però morì in un incidente prima che il film fosse distribuito). Il più celebre titolo con Presley, con la leggendaria coreografia di Jailhouse Rock. Anche, per certi versi, una parabola profetica del cantante scavezzacollo “travolto” da fama e denaro.

  • La via del male

    [King Creole, Usa 1958 di Michael Curtiz con Elvis Presley, Carolyn Jones, Walter Matthau]

    Enorme successo prodotto dal grande Hal B. Wallis, che in origine aveva pensato a James Dean nel ruolo del protagonista. Con Elvis cambia tutto: solo lui poteva essere il delinquente del rock’n’roll che si redime cantando King Creole ma soprattutto lo splendido bluesaccio Trouble, dopo che Walter Matthau lo ha preso in giro chiamandolo «Caruso» (!). Un bel film girato tutto a New Orleans, con musicisti di Bourbon Street. 

  • Café Europa

    [G.I. Blues, Usa 1960 di Norman Taurog con Elvis Presley, James Douglas, Juliet Prowse, Robert Ivers]

    In Germania, dove Elvis fece il servizio militare, tre soldati decidono di aprire un locale una volta tornati a casa. Tutta una scusa per avere intorno ballerine. Su una in particolare, Juliet Prowse, Elvis scommette. Il Re in divisa fu per l’esercito Usa il più clamoroso spot propagandistico del Dopoguerra. Per questo il Pentagono finanziò la pellicola, che è deboluccia.

  • Stella di fuoco

    [Flaming Star, Usa 1960 di Don Siegel con Elvis Presley, Barbara Eden, Dolores del Rio]

    Elvis è un mezzosangue che a un certo punto deve decidere se stare dalla parte dei bianchi o dei kiowa, al cui popolo appartiene la madre Dolores del Rio. Sceglierà di ballare coi lupi. Insieme a Charro! il più ambizioso film di Elvis, da un soggetto del grande Nunnally Johnson e con la regia blindata di Don Siegel. Un ruolo amletico e drammatico per il Re, che comunque non sfigura. Ottimo cast.

  • Blue Hawaii

    [Blue Hawaii, Usa 1961 di Norman Taurog con Elvis Presley, Joan Blackman, Nancy Walters, Angela Lansbury]

    Elvis finisce il servizio militare. A sorpresa scopriamo che è figlio della “signora in giallo” Angela Lansbury, attrice inglese già star delle produzioni per famiglie, anche della Disney. Le Hawaii sono di plastica (e in parte il film è stato girato in Florida), Elvis fa innamorare le ragazze e canta l’immortale Can’t Help Falling in Love.

  • Pugno proibito

    [Kid Galahad, Usa 1962 di Phil Karlson con Elvis Presley, Gig Young, Lola Albright, Charles Bronson]

    Elvis è un pugile che non si lascia intimidire dai criminali che vorrebbero truccare i suoi match. Nonostante il regista sia Phil Karlson, grande artigiano della serie B americana, un film poco “scritto” e fortemente sbilanciato sulla magnetica presenza del Re. Sulla carta sarebbe il remake di L’uomo di bronzo con Bogart, ma non ci crede nessuno.

  • L'idolo di Acapulco

    [Fun in Acapulco, Usa 1963 di Richard Thorpe e con Elvis Presley, Ursula Andress, Alejandro Rey

    Elvis è un ex trapezista che soffre di vertigini (!) ma che accetta di gettarsi dalla celebre scogliera dei tuffi per amore di Ursula Andress, lanciata come star internazionale da 007 Licenza di uccidere. Deludenti numeri musicali (tra i quali l’agghiacciante esecuzione di No Room to Rhumba) per uno dei peggiori titoli di Elvis (che mai mise piede ad Acapulco!) 

  • Viva Las Vegas

    [Viva Las Vegas, Usa 1964 di George Sidney con Elvis Presley, Ann-Margret]

    Uno dei migliori film del Re, che interpreta un corridore sbarcato a Las Vegas per partecipare a una gara e finito senza soldi a bramare le attenzioni dell’ottima Ann-Margret (con cui si vociferava che Elvis avesse avuto un flirt). Lui in formissima, sfida improbabili coreografie come quella del finto saloon sulle note di Viva Las Vegas. Godibilissimo. George Sidney è una garanzia di qualità.

  • Pazzo per le donne

    [Girl Happy, Usa 1965 di Boris Sagal con Elvis Presley, Harold J. Stone, Shelley Fabares]

    L’ultimo grande successo di Elvis al botteghino. Interpreta un cantante incaricato dal proprietario di un club di tenere lontano dai guai la figlia scapestrata, di cui ovviamente si innamora. Technicolor MGM sfavillante, specie quando il Re veste camicie sgargianti, e ben 11 esibizioni canore (non male Puppet on a String, lentaccio che non fa prigionieri).

  • Voglio sposarle tutte

    [Spinout, Usa 1966 di Norman Taurog con Elvis Presley, Shelley Fabares, Diane McBain, Deborah Walley]

    Elvis è un cantante che alla passione per la chitarra antepone quelle per la donna e i motori. Di lui si innamora una sessuologa sui generis. Il crepuscolo del Re al cinema ha per la prima volta l’amaro sapore del flop, anche perché sono abbastanza trascurabili le canzoni e i siparietti sentimentali. Si salvano solo i numerosi caratteristi dei ruoli secondari.

  • Un uomo chiamato Charro

    [Charro!, Usa 1969 di Charles Marquis Warren con Elvis Presley, Ina Balin, Barbara Werle]

    Uno sceriffo dell’Arizona è in verità un ex fuorilegge al quale gli ex complici tornano a rompere le scatole. Un film scritto per Clint Eastwood che all’ultimo rifiutò la parte. Per la prima volta Elvis recita con la barba, e senza cantare dal vivo, dimostrando doti drammatiche inattese. Alcune scene violente furono tagliate (con suo disappunto). Resta un western irrisolto ma non disprezzabile.

Una dea clandestina

Roberto Andò

L’ appuntamento era a casa sua, a Parigi. Venne lei stessa alla porta. Era piccola di statura, minuta, ma elettrica nello sguardo, pronta a ipnotizzarti con i suoi occhi stregati. La voce, sgranata, da fumatrice, proiettava onde magnetiche...

FilmTv n° 32/2017

L’ultimo Samurai

Mauro Gervasini

«Sono nato a Palermo» si sente dire dalla voce over di Steven Seagal sui titoli di testa in bianco e nero di Nico. Ma non è vero. È nato a Lansing, nel Michigan, il 10 aprile 1952, da padre professore di matematica di Detroit e da madre...

FilmTv n° 15/2012

Bene comune

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Nostra signora dei turchi, un melodramma per gli occhi. L’infernale Capricci: l’insurrezione è barbara, si fa. Amleto, ma in abiti rossi. Don Giovanni «e la femminilità che gli è propria». Salomé, l’...

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Pour Elle - Intervista a Paul Verhoeven

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Paul Verhoeven è un uomo generoso, nel parlare di sé, del suo cinema, nel ribadire più volte che tante idee del suo ultimo film vengono dal romanzo di Philippe Djian (Voland Edizioni, 2013). Eppure, già dietro la sostituzione del titolo,...

FilmTv n° 12/2017

Brady Corbet - L’artista da giovane

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Brady Corbet, dopo sporadiche apparizioni televisive, debutta al cinema nel 2003 con l’apologo sulla trasgressione adolescenziale Thirteen - 13 anni di Catherine Hardwicke, ma è l’immersione nella profonda provincia americana di ...

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Cannes 2017: Un Certain Regard - Generazione perduta Annarita Zambrano 20 / 2017
Pesce che vai Alice Cucchetti 20 / 2017
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