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Studio Ghibli per continuare a volare


Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

Dietro a un grande uomo-mito (Hayao Miyazaki), a un grande uomo nell’ombra (il rimpianto Isao Takahata), e alla nascita di un colosso artistico che rima ormai con l’eccellenza animata non solo nipponica, c’è un fan della primissima ora. Ex reporter, produttore dal fiuto infallibile, patrono dei lavori del duo e con loro fondatore dello Studio Ghibli, Toshio Suzuki è anche colui che, rifiutata una partnership con Disney e Warner ai tempi di La città incantata, ha oggi persuaso Miyazaki, da sempre ostile alla distribuzione digitale («Finirà computerizzato anche il cervello degli animatori»), a cedere la distribuzione dei titoli Ghibli a Netflix. Un colpo di scena che Suzuki attribuisce a ragioni finanziarie (si avevano da coprire i costi produttivi per la nuova fatica del maestro, How Do You Live?) non senza un filo d’ironia («Hayao non possiede uno smartphone né un pc, figuriamoci se sa cosa sia una piattaforma streaming!»). Quindi: 14 opere (vedi filmografia; altre 6 arriveranno ad aprile) disponibili su scala mondiale, un’accessibilità che funzionerà da ulteriore megafono, strumento celebrativo e di diffusione per una fabbrica di sogni già irreversibilmente penetrata nell’immaginario e inesorabilmente saccheggiata da plurimi vertici d’Hollywood (vedi alla voce Avatar, con una Pandora alias di Laputa e della Valle di Nausicaä; mentre i pixariani Up e WALL•E rimandano all’estetica e alla filosofia di parecchi Miyazaki). Universale, Ghibli, perché sempre in equilibrio fra integrità poetico-intellettuale (contro ogni compromesso: leggenda vuole che Weinstein, reo di voler rimontare Principessa Mononoke, si vide recapitare una katana di ammonimento) e abilità nel carpire opportunità extrafilmiche (videoclip, videogame, merchandising), mandar a segno collaborazioni forti (doppiatori noti, star come Hideaki Anno e fuoriclasse come il compositore Joe Hisaishi) e intercettare nuovi talenti (alcuni prematuramente venuti a mancare: Yoshifumi Kondo). D’altronde l’obiettivo è sempre stato quello di portare un vento nuovo nell’animazione giapponese: Ghibli è il nome un vento secco del Sahara, ma anche quello di un aereo bimotore dall’azienda del Gianni Caproni oniricamente omaggiato in Si alza il vento. Ed è un nome che (ac)coglie l’anima dello studio, il suo slancio, il desiderio di andare oltre, poeticamente e visivamente, verso un altro mondo ove preservare la bellezza della natura e dei sentimenti, superando quello dell’Uomo, perché in Ghibli non esistono veri mostri né effettivi villain ma tendenze interne, vizi innati di un’umanità distruttrice e consumatrice. Allora il cielo non è un limite ma una risorsa, a cui anelare e da raggiungere con mezzi ingegnosi, velivoli, aeronavi, dirigibili, ma pure ali fatate, magie, affetti: il fantasy in Ghibli è questo, un lavoro collettivo, manuale e una questione di maturità e amore, una missione che parte dal quotidiano degli ultimi, dai rottami che non si fanno rottamare (minatori, pirati, contadini), da ribelli e da bambini versus dirigenti, funzionari, neri visir dell’ordine. È sì una rivoluzione spesso femminile, ma anche una lezione su una mascolinità permeabile alla vulnerabilità (Il castello nel cielo, Arrietty) e alla guarigione da interiorizzate modalità oppressive (Il castello errante di Howl). A oggi lo Studio è fermo da sei anni, e altre realtà gli stanno fiorendo attorno (come lo Studio Ponoc, co-fondato dall’ex regista Ghibli Hiromasa Yonebayashi), ma proprio il 2020 dovrebbe segnare il suo ritorno: un altro film, un nuovo volo, un necessario monito, a ricordarci come vivere.

  • Lost in translation

    In Neon Genesis Evangelion giganteschi robot guidati da adolescenti umani combattono contro immense creature aliene; nella realtà, quando la serie anime è sbarcata su Netflix, lo scorso giugno, si è scatenata una battaglia ben più virulenta: quella tra gli inorriditi spettatori italiani e il direttore del nuovo doppiaggio Gualtiero Cannarsi. Ma per i fan dei film Ghibli questo scontro non è una novità: da anni in moltissimi si lamentano online delle sue discutibili scelte di adattamento (cercate su Facebook la pagina Gli sconcertanti adattamenti italiani dei film Ghibli). Scelte che sono talmente aderenti alle costruzioni sintattiche giapponesi, che prediligono termini aulici e desueti, che conservano i tanti anglicismi utilizzati in originale, al punto da risultare assurde, al limite dell’incomprensibile o banalmente ridicole: cose come «circostanza di follia», «faccia di demenza», «il predisporre l’invio dell’indomani s’è protratto», oltre all’abuso di diminutivi, di «per benino» e «di converso», fino al celeberrimo e blasfemo «dio bestia», per fare solo alcuni dei numerosi esempi (per un’analisi approfondita segnaliamo gli speciali sul sito DimensioneFumetto.it). Cannarsi si occupa degli adattamenti Ghibli dal 2005 di Il castello errante di Howl, e ha curato la riedizione di tutti i titoli precedenti: come spiega la stessa casa di distribuzione italiana Lucky Red, era stato ingaggiato in seguito al suggerimento spontaneo di un gruppo di fan, e da allora la collaborazione è stata sempre proficua. D’altronde, dice sempre Lucky Red, i film ridoppiati al cinema sono stati un successo, i dvd e i Blu-ray si vendono bene, qual è il problema? Fingendo d’ignorare che, a meno che non parlino giapponese o non conoscano un’altra lingua abbastanza bene da poter vedere i film in altre versioni, un’alternativa all’edizione cannarsiana non esiste. Cannarsi si difende sostenendo che il proprio adattamento sia il più fedele possibile, e che non sia compito dell’opera andare incontro al pubblico, come se i capolavori Ghibli non fossero straordinari esempi d’arte popolare, in molti casi pensati per i bambini. Le furiose proteste attorno a Neon Genesis Evangelion hanno convinto Netflix a eliminare la versione cannarsiana (la serie anime oggi si può vedere solo in originale sottotitolata), ma l’arrivo sulla piattaforma dei film Ghibli ha riacceso la polemica, anche se l’ipotesi di un riadattamento è davvero improbabile. Peccato: è vero che nella traduzione, per dirla con Robert Frost, va smarrita tutta la poesia, ma in questo caso rischiamo di perdere, tutti, molto di più.

    Alice Cucchetti

14 capolavori su Netflix

A cura di Alice Cucchetti

  • Nausicaä della valle del vento

    Tecnicamente non ancora un film Studio Ghibli, praticamente ne costituisce la fondazione: Miyazaki dirige e scrive, trasponendo un suo manga, Takahata produce, e dentro non solo c’è già tutto, ma al meglio (musiche di Joe Hisaishi comprese). A 1.000 anni da una catastrofe, i rimasugli dell’umanità si fanno una guerra inutile mentre una foresta tossica sommerge ogni cosa: solo la principessa Nausicaä, a bordo di un minuscolo aliante e col cuore spalancato di curiosità e compassione, accende una speranza di futuro.
    Alice Cucchetti

  • Il castello nel cielo

    Il vento di Nausicaä (e della serie Conan - Il ragazzo del futuro, con cui costituisce un’ideale trilogia) soffia nell’opera terza di Miyazaki, che ruba la città volante Laputa ai viaggi di Gulliver (e qualche somiglianza di plot a Nadia - Il mistero della pietra azzurra, diretta dall’erede Hideaki Anno). L’avventura celeste dei piccoli Sheeta e Pazu mescola steampunk, pirateria, mito di Atlantide e un veemente antimilitarismo contro il villain Muska, unico vero “cattivo” della filmografia miyazakiana.
    Alice Cucchetti

  • Il mio vicino Totoro

    La speranza che la madre guarisca da una malattia si tramuta, per due sorelline, nel più strano degli incontri: quello con Totoro, enorme spirito buono dalle fattezze animali. Il complesso e contraddittorio rapporto tra uomo e natura di Nausicaä nella valle del vento raggiunge qui il suo apice, in una fiaba destinata a divenire simbolo dello Studio Ghibli e un classico contemporaneo per ragazzi (e non solo). Totoro diviene icona, pelouche gigante e nume tutelare del nostro fanciullino interiore.
    Emanuele Sacchi

  • Kiki consegne a domicilio

    Potrebbe sembrare la storia in minore di un “semplice” coming of age per teenager, e invece è uno dei Miyazaki più amati, anche perché in qualche modo preveggente di un sentire comune diffuso nel nuovo millennio: la giovane strega Kiki - scopa volante e gatto nero d’ordinanza - diventa adulta in una città indaffarata e distante, tenendosi stretta la propria magia (e sogni, e amicizie, e fiducia in se stessa) in una quotidianità sfiancante e precaria. Finale ottimista, intriso di lancinante nostalgia.
    Alice Cucchetti

  • Pioggia di ricordi

    Taeko, lavoratrice di città, ritorna in campagna, come attratta da una forza invisibile. Ed è pioggia di ricordi, che giungono impetuosi dall’età più difficile, quando la famiglia non ti può né vuole comprendere e la socialità è una sequela di imbarazzi e mezze verità. Quasi una poesia bucolica, un film sull’avvicinamento al proprio io più profondo e sul distacco definitivo dalla tormentata età dell’adolescenza, raccontata con il tocco agrodolce di Takahata, per cui nulla è mai di troppo.
    Emanuele Sacchi

  • Porco rosso

    «Meglio porco che fascista» risponde il protagonista a un ex commilitone, e intende letteralmente: il fenomenale aviatore Marco Pagot (omaggio ai fratelli animatori italiani), unico sopravvissuto del proprio battaglione durante la Grande guerra, ha assunto sembianze suine. E ora, nell’Italia del ventennio, si oppone al regime e va a caccia di pirati. La passione per l’aeronautica di Miyazaki esplode in strepitose sequenze di volo, e il consueto sfondo di malinconia guarda al cinema classico in stile Casablanca
    Alice Cucchetti

  • Si sente il mare

    Due ex compagni di scuola si incontrano di nuovo e i non detti di un tempo ritornano impetuosi. Ancora presente e passato, con adolescenze e amori irrisolti, ma la scrittura è, per la prima volta nella produzione dello Studio Ghibli, affidata interamente a giovani e nuovi autori. Quel che si smarrisce in lirismo, si guadagna in vitalità. Un esperimento di produzione per la televisione mai più ripetuto da Ghibli: doveva essere un modo economico e rapido di realizzare un film, ma non si rivelò tale.
    Emanuele Sacchi

  • Principessa Mononoke

    Un’idea maturata fin dagli anni 70, cinque anni di lavoro, 144 mila fotogrammi disegnati a mano e approvati uno a uno dal maestro: il kolossal di Miyazaki è un’epopea dai contorni storico-mitologici, ambientata alle origini del Giappone moderno, nel profondo e irrisolvibile scontro tra civilizzazione e natura. Ed è dunque anche un western, inaspettatamente violento per gli standard Ghibli, ma distante dalla sensibilità occidentale grazie al suo rifiuto di ogni manicheismo. Qui si può dire: capolavoro.
    Alice Cucchetti

  • I miei vicini gli Yamada

    Vita quotidiana di una famiglia qualunque: fratello e sorella con mamma, papà, nonna e cagnolino. Almeno in apparenza, perché sotto la patina del minimalismo si nasconde la poetica di Takahata, intrisa di nostalgia e malinconia. Il tratto del disegno rivela la radice manga e l’approccio estetico differente rispetto allo standard dello Studio Ghibli, ma matrice colta e gusto pop si intersecano continuamente, con esiti sorprendenti. Il pubblico, però, non apprezzerà la svolta rispetto al canone.
    Emanuele Sacchi

  • La città incantata

    A 12 anni da Kiki, un altro coming of age rivela l’arte di Miyazaki e di Ghibli al pubblico di tutto il mondo, un successo sancito dall’Oscar come miglior film d’animazione (che il maestro non ritirò, in protesta contro la guerra in Iraq): l’iniziazione alla vita adulta della giovane Chihiro attraverso il paese degli spiriti è una stupefacente esplosione di fantasia che fonde ispirazioni narrative occidentali (tra il Paese delle meraviglie e il regno di Oz) e il folklore shintoista e buddhista giapponese.
    Alice Cucchetti

  • La ricompensa del gatto

    Haru, timida e impacciata, salva un gatto magico: il Regno dei gatti ora è in debito con lei. Un raro caso di spinoff interno al mondo Ghibli, che espande due personaggi fugaci ma molto amati - Baron e Muta, da I sospiri del mio cuore, capolavoro di Yoshifumi Kondo - e li rende protagonisti di un fantasy breve e strampalato. A Morita manca lo spessore psicologico dei venerabili maestri Ghibli, ma supplisce con l’inventiva, traendo spunto da Il principe schiaccianoci e Alice nel Paese delle meraviglie
    Emanuele Sacchi

  • I racconti di Terramare

    Un ragazzo compie il suo destino sotto la guida spirituale di uno stregone, prendendo consapevolezza del proprio ruolo nel mondo. Escursione dello Studio Ghibli nel fantasy puro e occidentale del ciclo letterario di Earthsea di Ursula K. Le Guin (il film è basato sui primi quattro romanzi). Hayao Miyazaki affida il progetto a Goro e il banco di prova mostra tutti i limiti narrativi e stilistici del figlio d’arte. Ma se il film arranca, i fondali concepiti dallo staff Ghibli sono tra i migliori di sempre.
    Emanuele Sacchi

  • Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento

    Nel mondo millimetrico in cui vive Arrietty, ogni scarto degli uomini, come una foglia o una zolletta, può tornare utile e vivere una nuova vita. Una parabola sul riuso, pensata da Yonebayashi prima che l’ondata ecologista si facesse tsunami. Ma Arrietty parla anche di apertura all’altro da sé, contro chi costruisce confini su paura e ignoranza. Come da tradizione Ghibli, la protagonista è una giovane donna: liberazione vuol dire - prima di qualsiasi #MeToo - erodere le fragili mura del patriarcato.
    Emanuele Sacchi

  • La storia della principessa splendente

    L’ultimo meraviglioso film del cofondatore dello Studio Ghibli è stato in incubazione per 55 anni (dai tempi della Toei) e in lavorazione per otto: ispirato a un racconto popolare giapponese, segue la prodigiosa principessa Kaguya, dalla culla dentro un fusto di bambù all’ascensione verso la Luna, suo luogo d’origine. Takahata le dà vita su uno sfondo/foglio bianco, con dinamici schizzi in carboncino mescolati alla delicatezza dell’acquarello. Disegnando insieme alla sua eroina il più struggente degli addii.
    Alice Cucchetti

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14 capolavori su Netflix

A cura di Emanuele Sacchi

  • Nausicaä della valle del vento

    Tecnicamente non ancora un film Studio Ghibli, praticamente ne costituisce la fondazione: Miyazaki dirige e scrive, trasponendo un suo manga, Takahata produce, e dentro non solo c’è già tutto, ma al meglio (musiche di Joe Hisaishi comprese). A 1.000 anni da una catastrofe, i rimasugli dell’umanità si fanno una guerra inutile mentre una foresta tossica sommerge ogni cosa: solo la principessa Nausicaä, a bordo di un minuscolo aliante e col cuore spalancato di curiosità e compassione, accende una speranza di futuro.
    Alice Cucchetti

  • Il castello nel cielo

    Il vento di Nausicaä (e della serie Conan - Il ragazzo del futuro, con cui costituisce un’ideale trilogia) soffia nell’opera terza di Miyazaki, che ruba la città volante Laputa ai viaggi di Gulliver (e qualche somiglianza di plot a Nadia - Il mistero della pietra azzurra, diretta dall’erede Hideaki Anno). L’avventura celeste dei piccoli Sheeta e Pazu mescola steampunk, pirateria, mito di Atlantide e un veemente antimilitarismo contro il villain Muska, unico vero “cattivo” della filmografia miyazakiana.
    Alice Cucchetti

  • Il mio vicino Totoro

    La speranza che la madre guarisca da una malattia si tramuta, per due sorelline, nel più strano degli incontri: quello con Totoro, enorme spirito buono dalle fattezze animali. Il complesso e contraddittorio rapporto tra uomo e natura di Nausicaä nella valle del vento raggiunge qui il suo apice, in una fiaba destinata a divenire simbolo dello Studio Ghibli e un classico contemporaneo per ragazzi (e non solo). Totoro diviene icona, pelouche gigante e nume tutelare del nostro fanciullino interiore.
    Emanuele Sacchi

  • Kiki consegne a domicilio

    Potrebbe sembrare la storia in minore di un “semplice” coming of age per teenager, e invece è uno dei Miyazaki più amati, anche perché in qualche modo preveggente di un sentire comune diffuso nel nuovo millennio: la giovane strega Kiki - scopa volante e gatto nero d’ordinanza - diventa adulta in una città indaffarata e distante, tenendosi stretta la propria magia (e sogni, e amicizie, e fiducia in se stessa) in una quotidianità sfiancante e precaria. Finale ottimista, intriso di lancinante nostalgia.
    Alice Cucchetti

  • Pioggia di ricordi

    Taeko, lavoratrice di città, ritorna in campagna, come attratta da una forza invisibile. Ed è pioggia di ricordi, che giungono impetuosi dall’età più difficile, quando la famiglia non ti può né vuole comprendere e la socialità è una sequela di imbarazzi e mezze verità. Quasi una poesia bucolica, un film sull’avvicinamento al proprio io più profondo e sul distacco definitivo dalla tormentata età dell’adolescenza, raccontata con il tocco agrodolce di Takahata, per cui nulla è mai di troppo.
    Emanuele Sacchi

  • Porco rosso

    «Meglio porco che fascista» risponde il protagonista a un ex commilitone, e intende letteralmente: il fenomenale aviatore Marco Pagot (omaggio ai fratelli animatori italiani), unico sopravvissuto del proprio battaglione durante la Grande guerra, ha assunto sembianze suine. E ora, nell’Italia del ventennio, si oppone al regime e va a caccia di pirati. La passione per l’aeronautica di Miyazaki esplode in strepitose sequenze di volo, e il consueto sfondo di malinconia guarda al cinema classico in stile Casablanca
    Alice Cucchetti

  • Si sente il mare

    Due ex compagni di scuola si incontrano di nuovo e i non detti di un tempo ritornano impetuosi. Ancora presente e passato, con adolescenze e amori irrisolti, ma la scrittura è, per la prima volta nella produzione dello Studio Ghibli, affidata interamente a giovani e nuovi autori. Quel che si smarrisce in lirismo, si guadagna in vitalità. Un esperimento di produzione per la televisione mai più ripetuto da Ghibli: doveva essere un modo economico e rapido di realizzare un film, ma non si rivelò tale.
    Emanuele Sacchi

  • Principessa Mononoke

    Un’idea maturata fin dagli anni 70, cinque anni di lavoro, 144 mila fotogrammi disegnati a mano e approvati uno a uno dal maestro: il kolossal di Miyazaki è un’epopea dai contorni storico-mitologici, ambientata alle origini del Giappone moderno, nel profondo e irrisolvibile scontro tra civilizzazione e natura. Ed è dunque anche un western, inaspettatamente violento per gli standard Ghibli, ma distante dalla sensibilità occidentale grazie al suo rifiuto di ogni manicheismo. Qui si può dire: capolavoro.
    Alice Cucchetti

  • I miei vicini gli Yamada

    Vita quotidiana di una famiglia qualunque: fratello e sorella con mamma, papà, nonna e cagnolino. Almeno in apparenza, perché sotto la patina del minimalismo si nasconde la poetica di Takahata, intrisa di nostalgia e malinconia. Il tratto del disegno rivela la radice manga e l’approccio estetico differente rispetto allo standard dello Studio Ghibli, ma matrice colta e gusto pop si intersecano continuamente, con esiti sorprendenti. Il pubblico, però, non apprezzerà la svolta rispetto al canone.
    Emanuele Sacchi

  • La città incantata

    A 12 anni da Kiki, un altro coming of age rivela l’arte di Miyazaki e di Ghibli al pubblico di tutto il mondo, un successo sancito dall’Oscar come miglior film d’animazione (che il maestro non ritirò, in protesta contro la guerra in Iraq): l’iniziazione alla vita adulta della giovane Chihiro attraverso il paese degli spiriti è una stupefacente esplosione di fantasia che fonde ispirazioni narrative occidentali (tra il Paese delle meraviglie e il regno di Oz) e il folklore shintoista e buddhista giapponese.
    Alice Cucchetti

  • La ricompensa del gatto

    Haru, timida e impacciata, salva un gatto magico: il Regno dei gatti ora è in debito con lei. Un raro caso di spinoff interno al mondo Ghibli, che espande due personaggi fugaci ma molto amati - Baron e Muta, da I sospiri del mio cuore, capolavoro di Yoshifumi Kondo - e li rende protagonisti di un fantasy breve e strampalato. A Morita manca lo spessore psicologico dei venerabili maestri Ghibli, ma supplisce con l’inventiva, traendo spunto da Il principe schiaccianoci e Alice nel Paese delle meraviglie
    Emanuele Sacchi

  • I racconti di Terramare

    Un ragazzo compie il suo destino sotto la guida spirituale di uno stregone, prendendo consapevolezza del proprio ruolo nel mondo. Escursione dello Studio Ghibli nel fantasy puro e occidentale del ciclo letterario di Earthsea di Ursula K. Le Guin (il film è basato sui primi quattro romanzi). Hayao Miyazaki affida il progetto a Goro e il banco di prova mostra tutti i limiti narrativi e stilistici del figlio d’arte. Ma se il film arranca, i fondali concepiti dallo staff Ghibli sono tra i migliori di sempre.
    Emanuele Sacchi

  • Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento

    Nel mondo millimetrico in cui vive Arrietty, ogni scarto degli uomini, come una foglia o una zolletta, può tornare utile e vivere una nuova vita. Una parabola sul riuso, pensata da Yonebayashi prima che l’ondata ecologista si facesse tsunami. Ma Arrietty parla anche di apertura all’altro da sé, contro chi costruisce confini su paura e ignoranza. Come da tradizione Ghibli, la protagonista è una giovane donna: liberazione vuol dire - prima di qualsiasi #MeToo - erodere le fragili mura del patriarcato.
    Emanuele Sacchi

  • La storia della principessa splendente

    L’ultimo meraviglioso film del cofondatore dello Studio Ghibli è stato in incubazione per 55 anni (dai tempi della Toei) e in lavorazione per otto: ispirato a un racconto popolare giapponese, segue la prodigiosa principessa Kaguya, dalla culla dentro un fusto di bambù all’ascensione verso la Luna, suo luogo d’origine. Takahata le dà vita su uno sfondo/foglio bianco, con dinamici schizzi in carboncino mescolati alla delicatezza dell’acquarello. Disegnando insieme alla sua eroina il più struggente degli addii.
    Alice Cucchetti

Commedia all'italiana istruzioni per l'uso - Intervista a Enrico Vanzina

Rocco Moccagatta

Con le sue due coppie fedifraghe e recluse per pandemia, Lockdown all’italiana non è un cinepanettone sul COVID-19, né un atto di sciacallaggio sulle sofferenze degli italiani. Invece, è un piccolo, prezioso documento su ciò che siamo...

FilmTv n° 41/2020

Bene comune

Roberto Silvestri

Nostra signora dei turchi, un melodramma per gli occhi. L’infernale Capricci: l’insurrezione è barbara, si fa. Amleto, ma in abiti rossi. Don Giovanni «e la femminilità che gli è propria». Salomé, l’...

FilmTv n° 11/2017

La storia nel sangue - Intervista a Christopher Nolan

- a cura della Redazione -

«Come la maggior parte degli inglesi, anch'io sono cresciuto con il mito dell'evacuazione di Dunkirk, un'impresa prima di tutto umana di portata eccezionale, una vittoria nata nella morsa della sconfitta. Quello che è accaduto su quella spiaggia...

FilmTv n° 35/2017

Esordi - Intervista a Carlo Sironi

Matteo Marelli

Premio FEDIC, Premio Lanterna magica, premio Nuovoimaie talent (a Claudio Segaluscio): questi sono i riconoscimenti ottenuti, all’ultima Mostra del cinema di Venezia, da Sole, film presentato nella sezione Orizzonti, che per noi...

FilmTv n° 43/2019

[Venezia 74 - Giornate degli Autori] Oltre le regole

Roberto Manassero

Qual è il fil rouge della selezione 2017?
otrei dire la ricerca dell’identità, ma suonerebbe come una frase fatta. Il filo rosso, in realtà, lo trovi a lavori in corso, quando ottieni i film che desideravi o rinunci a quelli che...

FilmTv n° 35/2017

Archivio Servizi

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Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1952: Lo sceicco bianco Mauro Gervasini 02 / 2021
Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1953: Agenzia matrimoniale, episodio di L'amore in città Caterina Bogno 02 / 2021
Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1953: I vitelloni Emanuele Sacchi 02 / 2021
Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1954: La strada Fiaba Di Martino 02 / 2021
Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1970: I clowns Simone Emiliani 02 / 2021
Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1972: Roma Emanuela Martini 02 / 2021
Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1973: Amarcord Eddie Bertozzi 02 / 2021
Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1976: Il Casanova di Federico Fellini Sara Martin 02 / 2021
Ciascuno, a suo modo, bergmaniano Matteo Marelli 01 / 2021
Cronaca vera Alice Cucchetti 01 / 2021
fareaStream - The Beast Stalker Nicola Cupperi 01 / 2021
Feuilleton #16 - Piccoli racconti d'appendice Carolina Crespi 01 / 2021
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Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1979: Prova d'orchestra Giulio Sangiorgio 01 / 2021
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