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La nascita dell’amore


Tra i film in concorso alla Berlinale 70 c'è Le sel des larmes di Philippe Garrel, autore che amiamo molto e di cui spesso abbiamo parlato sulla rivista, come in questo lungo "racconto" di Rinaldo Censi.

UNO
Sono a Venezia. Immerso nel buio della sala. È uno dei primi anni che frequento la Mostra del cinema. Mostro con orgoglio il mio accredito da studente alle maschere. In sala viene proiettato un film francese. Non so chi sia il regista. Mi imbatto così in J’entends plus la guitare di Philippe Garrel. E, come le grandi storie d’amore al loro nascere, lo detesto. Con tutte le mie forze. Rido durante la sequenza in cui Johanna ter Steege è seduta sul water, piscia, e Benoît Régent è lì, la fissa, le tiene la mano, completamente imbambolato. Io rido. Capisco dopo, mi ci vogliono anni per capirlo, che quello era solo un riso di difesa. È chiaro (mi è diventato chiaro in seguito) che in quel momento, nel 1991, non ho proprio nessuna idea di cosa significhi essere innamorati. A Venezia c’è il regista; un tipo con la testa simile a Napo orso capo. Lo vedo in conferenza stampa, un po’ perduto, malinconico. Parla di cinema, di arte, farfuglia anche qualcosa riguardo a Freud e il cinema: ricorda di aver avuto la fortuna di crescere sincrono con i film di Jean-Luc Godard. Insomma, ha questa buffa testa di capelli lunghi e ricci, però mi affascina. Soprattutto perché è impacciato, chiaramente a disagio, lì. In fondo, mi dico, non è che se ne trovino poi molti di registi in grado di mettersi così paurosamente a nudo. Lo squadro e mi chiedo cosa ci abbia trovato Nico in lui. Perché il film racconta la storia della sua relazione con Nico. È dedicato a lei. Da poco deceduta. E io adoro i Velvet Underground. E lei nel loro primo album canta in tre canzoni. Così, qualcosa comincia a lavorarmi dentro. Ma è solo un attimo. Poi non ci penso più. Però, come una maledizione, o un segno del destino, il film vince inspiegabilmente il Leone d’argento e enrico ghezzi lo proietta subito dopo a Fuori orario. Io lo registro ma non lo riguardo.

DUE
All’università frequento un magnifico corso sulla nouvelle vague. Mi si apre un mondo. Una sera infilo la VHS nel videoregistratore e mi rivedo J’entends plus la guitare. Ora mi è tutto più chiaro. C’è quel primo piano su Anouk Grinberg verso la fine del film, di profilo: è un ritratto, ed è chiaro che basta un attimo per accostargli quello di Anna Karina in Vivre sa vie. È un po’ come se improvvisamente si sbucasse da un tunnel. Cerco altri film di Garrel. Non è facile trovarli. Qualcuno l’ha passato ghezzi. Vedo così, su nastro, I baci di soccorso, con quella strana grana in bianco e nero: la luce che entra dalle finestre dell’appartamento della coppia e mangia i volti degli attori insieme ai sottotitoli. Scopro che Garrel e Brigitte Sy sono davvero stati una coppia. E che il piccolo figlio è davvero loro figlio: Louis Garrel. 

L’ARTE È INSEPARABILE DALLA VITA
Accade tutto davvero inconsciamente. Mi ritrovo a cercare ogni possibile notizia su Garrel. Scopro che ha iniziato a fare film giovanissimo (nel 1964). Dunque ne ha già girati parecchi. Passano due o tre anni e, nel 1994, al 12° Festival cinema giovani di Torino, c’è la retrospettiva dei suoi film. Li vedo, ma subito dopo, a Bologna. Guardo tutti quelli che vengono proiettati, però controllando la filmografia e ascoltando Garrel, scopro che ha deciso di mutilare la sua opera, togliendo quasi tutte le opere che ha girato con Nico. È sempre malinconico. Chiedo di poter fare la tesi su di lui.

TRE
Per poter vedere i suoi film mi reco all’archivio della Cinémathèque française, a Fort de Saint Cyr. Incrocio un tipo simpatico. Sono lì per vedere i film di Garrel, gli dico. Rimane basito. Anche lui l’adora. Il mondo è piccolo. Molti anni dopo, scriverà un libro bellissimo su di lui: Philippe Garrel en substance (Capricci, 2013). È Philippe Azoury. Finisce che vedo tutti i film, anche quelli con Nico. Li vedo alla moviola. Prendo un fiume di appunti. Vedo i primi, poi Athanor, La concentration, Le berceau de cristal, Un ange passe, Les hautes solitudes, Voyage au jardin des morts, Le bleu des origines, Droit de visite, Le lit de la vierge, La cicatrice interieure. Sono film girati tra gli anni 60 e 70. All’epoca non sono stati quasi mai mostrati, se non alla Cinémathèque, grazie a Henri Langlois. Gli altri, più recenti, li vedo al Forum des images di Parigi. Garrel viene spesso accostato a Rossellini. Non capisco. Io direi Warhol. Per vampirismo. E ai surrealisti, per l’amour fou. Tutto Garrel è in questa frase di Robert Desnos: «Le ferite d’amore sono vere ferite; ed è con orgoglio che si mostrano le cicatrici». La seconda parte della sua filmografia, quella più accessibile, è una specie di anamnesi della prima. Da L’enfant secret (1979), Garrel fa i conti con la sua vita passata, e con quei film che non mostra più. Scrivo la tesi.

2018
Da allora, di film, Garrel ne ha girati parecchi. Il suo modo di lavorare è cambiato. I primi film sono folgorazioni di un mangiatore d’oppio. Quelli di oggi sono cristalli di memoria trasfigurati, basati sul gioco d’attore, e la medesima economia filmica. Trovo sempre feroce la secchezza dei suoi finali. Insomma, forse si è capito, non lo detesto più.

Philippe Garrel - Filmografia malinconica

A cura di Rinaldo Censi

  • Les enfants désaccordés

    Un ragazzo e una ragazza scappano di casa. Raggiungono un castello. Rifiutano la realtà della società. Li ritroviamo cresciuti in Marie pour mémoire (1967). Un computer unisce male due coppie. Una è votata al suicidio. L’altra al lirismo più puro. Qualcuno grida: che la follia giunga in fretta! 

  • Le révélateur

    Mentre il Maggio parigino esplode, Garrel è in Germania a girare Le révélateur in bianco e nero, una torcia, in un’atmosfera livida: ne esce un film quasi espressionista. Un uomo, una donna, un bambino. Uno dei tre è sempre nella posizione sbagliata. Ma come si fa un figlio? E un film?  

  • La cicatrice interiore

    Una donna (Nico) urla all’uomo che la trascina (Garrel): dove mi stai portando? Inizia un doppio movimento circolare nella depressione della Death Valley, mentre risuona Janitor of Lunacy. La cicatrice intérieure è un UFO. Girato tra la Death Valley, l’Egitto, l’Italia e i paesaggi islandesi.  

  • Les hautes solitudes

    Per un periodo, Garrel frequenta Jean Seberg. Passano molto tempo insieme. Hanno una relazione. Lui le chiede di poterla filmare. Ne esce un film strabiliante. Una specie di psicodramma alla Warhol. Ritrovate parte della loro storia trasfigurata in Rue Fontaine (1984) e La frontière de l’aube (2008).

  • Le bleu des origines

    Uno dei film più poveri e disperati di Garrel. Girato con una camera a manovella («Sentivo la polvere insinuarsi dentro la mia macchina da presa mentre giravo»), muto, interamente dedicato a Nico. Ma è il punto di arrivo della loro storia. Nel film appaiono anche Jean Seberg e Zouzou.

  • L'enfant secret

    Garrel inizia a voltarsi, cerca di mettere ordine nel caos degli anni che ha vissuto, soprattutto quelli passati insieme a Nico. Autobiografico era già Droit de visite. Qui, interi episodi della sua vita vengono “romanzati”. Per la prima volta lavora con una sceneggiatrice, Annette Wademant. 

  • Elle a passé tant d'heures sous les sunlights...

    Il cinema, la vita. La realtà, la finzione. In Elle a passé tant d’heures sous les sunlights... c’è un film che è dentro al film. Emerge ancora l’autobiografismo. E l’amore per il cinema. Garrel lavora con attori che sono indicatori di una famiglia: Anne Wiazemsky, Jacques Bonnaffé, Lou Castel.

  • Les ministères de l'art

    Già in Elle a passé tant d’heures sous les sunlights... Garrel aveva intervistato alcuni registi suoi contemporanei. Jacques Doillon e Chantal Akerman ritornano in Les ministères de l’art. Filma anche Leos Carax. Inserisce una vecchia intervista a Jean Eustache. Jean-Pierre Léaud spiega che cos’è un attore. 

  • J'entends plus la guitare

    Nico muore a Ibiza. Garrel racconta di nuovo la loro storia. Tra Positano e Parigi. L’amore, il desiderio di essere eroi, l’eroina, l’angoscia della separazione (tutta negli occhi di Régent). Ricominciare quando tutto sembra perduto. Il fantasma del passato. 

  • Les amants réguliers

    Les amants réguliers è la radiografia delle attese e delle sconfitte del Sessantotto. Una banda di amici col tempo si sfalda. Ognuno prende la propria strada: arte, droga, violenza. Garrel ricostruisce gli scontri che hanno anticipato il Maggio. Sono gli stessi che aveva filmato all’epoca, in Actua 1 (1968).  

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