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Il mondo dei Robot


Dal 22 marzo nelle sale Pacific Rim 2 - La rivolta , seguito di Pacific Rim 3D di Guillermo Del Toro che riportò in auge il genere dei “robottoni”. Ecco una piccola galleria dei più celebri e indimenticabili automi animati del piccolo schermo...

Guillermo del Toro, classe 1964, appartiene alla “manga generation”. Classificazione che inventiamo qui e ora per indicare un’affinità generazionale. Bambini e ragazzini di mezzo mondo cresciuti tra gli anni 70 e gli 80 leggendo manga (fumetti giapponesi) e soprattutto guardando animeshon (da cui “anime”: ma è la giapponesizzazione fonetica dell’inglese animation). L’avanguardia di questo immaginario sono certamente stati i robot (o mecha), usciti un po’ in ordine sparso e con atrocità filologiche piuttosto clamorose (una per tutte: l’amico di Actarus/Goldrake, Alcor, in realtà sarebbe Koji Kabuto, il pilota di Mazinga Z, chissa perché “tradito” dall’edizione nostrana), ma anche in Italia capaci di raccogliere un consenso che all’epoca si sarebbe definito di massa. Punta di diamante proprio Atlas Ufo Robot, serie della Toei Animation del 1975 scritta da Go Nagai, autore dell’omonimo fumetto (di due anni prima). Ufo Robot Goldrake, insomma, che in Italia sbarca nel 1978 su Rai2 e ha subito un successo clamoroso spinto anche da una sigla memorabile («si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole...») di Vince Tempera (disco d’oro). Le bambine si innamorano di Actarus, i bambini di sua sorella Maria, pilota della “trivella spaziale” e i genitori rosicano perché la novità di quei cartoni (resta il nostro termine preferito) è troppo avanti per loro, abituati alle animazioni di Carosello. Fioccano assurde colpevolizzazioni e i robot giapponesi vengono accusati di ogni nefandezza, dal bullismo nelle scuole alla perdita di valori tra i più piccoli, ma l’ondata è per fortuna inarrestabile. Il nostro favorito è Jeeg Robot d’acciaio sempre di Go Nagai (Tatsuya Yasuda ai disegni), anche lui anticipato da una canzone («corri ragazzo laggiù, vola tra lampi di blu...») secondo la vulgata popolare eseguita da Piero Pelù, che però all’epoca, nel 1979, aveva 17 anni. Pacific Rim 3D di Del Toro subisce un’altra benefica influenza, forse la principale. Infatti i Jaeger, vale a dire i robot, devono contrastare l’invasione dei mostri, ovvero i kaiju, che in giapponese significa “strane bestie” o appunto “mostri”, protagonisti di un filone popolarissimo del cinema nipponico, il kaiju eiga, noto anche alle nostre latitudini per averci regalato le imprese di Godzilla e Gamera. Come ogni sincero appassionato sa, non sono mostri di per sé cattivi, o almeno non tutti. Per esempio: la cosa fantastica di Godzilla è che lui mica vuole nuocere a nessuno, solo che è così grosso e così potente da distruggere tutto anche solo passando o respirando. La sola civiltà umana ad avere conosciuto gli orrori dell’apocalisse nucleare ha elaborato anche attraverso questo immaginario una ferita irriducibile dell’identità collettiva nazionale. Da una parte, per la prima volta nell’intrattenimento per bambini e adolescenti, l’impiego diverso, a volte pericoloso, della tecnologia (robot, astronavi) ma anche la “convivenza” con la minaccia della distruzione e i suoi effetti. Dall’altra il recupero di maschere, riti e simboli che appartengono alla tradizione (anche marziale, i robot come i samurai: il Kabuto da cui prende nome Koji è l’elmo dei guerrieri) o ad antiche civiltà, come gli Yamatai della regina Himika di Jeeg, per la quale abbiamo sempre parteggiato.

  • Il Vangelo della Nuova Genesi

    Serie di culto per eccellenza, la fantascientifica Neon Genesis Evangelion approderà nella sale italiane a settembre 2013 con una trilogia di lungometraggi animati.

    Timido orfano di madre e dominato da un padre gelido e privo di scrupoli, Shinji Ikari è la figura cristologica al centro della serie animata Neon Genesis Evangelion. Sulla sua fragile psiche si riversa un fiume di desideri e progetti, dai freddi calcoli del genitore Gendo Ikari, ai piani della misteriosa organizzazione Seele, fino all’amicizia del maggiore Katsuragi, cui è affidato il compito di fargli da mentore. Shinji Ikari è il “Third Children”, il terzo bambino capace di entrare in sintonia con i giganteschi robot della serie Eva. Gli Eva però non sono davvero robot, ma entità tecnorganiche capaci di evolversi, nel caso dell’unità 01 addirittura in forma divina. L’Eva 01 ha infatti un segreto: custodisce la coscienza della madre di Shinji, da cui Gendo ha ricavato una legione di cloni, ossia le varie ragazze anaffettive chiamate Rei Ayanami che combattono al fianco del figlio. Il tutto sullo sfondo di uno scenario apocalittico, dove l’umanità cerca di riprendersi da una catastrofe ma è attaccata da forze pressoché metafisiche: gli enormi ed enigmatici angeli. Ricco di riferimenti alla Bibbia e alla Torah e di così tanti misteri e cospirazioni che a confronto Lost è una passeggiata, Neon Genesis Evangelion reinventa il genere mecha, quello dei “robottoni”. Riprende sia l’idea del robot più o meno unico e potentissimo, sia la visione militarizzata ma intrisa di pacifismo di Gundam, e coniuga il tutto allo spirito del tempo, con personaggi trafitti da una profonda angoscia esistenziale. Ragazzi che si chiedono il senso della vita, dei sentimenti, e cercano di definire la propria identità contro le iperboliche pressioni cui sono sottoposti: quando è giusto compiere il proprio dovere e quando è invece sacrosanto ribellarsi? Questi elementi hanno reso l’anime Neon Genesis Evangelion del 1995 un enorme successo... almeno fino agli ultimi due episodi. La virata sperimentale, con molte parti non animate (anche per ristrettezze di budget), e l’azione interamente calata nella mente di Ikari vengono infatti rifiutate dai fan. L’esasperato autore Hideaki Anno realizza quindi due film con una chiusura alternativa della vicenda, Death & Rebirth e The End of Evangelion, che concepisce però come una ripicca verso gli otaku (i fan maniacali), a cui dà in pasto un finale iperviolento ed esoterico. Nel 2006 Anno si dice pronto per una versione finalmente compiuta e personale in quattro film: il progetto Rebuild of Evangelion. I primi due, 1.01 You Are (Not) Alone e 2.22 You Can (Not) Advance sono usciti in Italia direttamente in dvd rispettivamente nel 2008 e nel 2010. Il terzo, Evangelion 3.0 You Can (Not) Redo, arriva nelle nostre sale il 25 settembre 2013 grazie a Nexo Digital e Dynit, mentre l’uscita del quarto non è ancora stata annunciata in Giappone. Intanto, a gennaio 2013, è giunta a termine anche la pubblicazione italiana del manga, a opera di Yoshiyuki Sadamoto, che presenta un finale aperto e ibrido tra i due precedenti. Nonostante ben tre conclusioni, Neon Genesis Evangelion ancora oggi rifiuta tenacemente la parola Fine.

    Andrea Fornasiero
  • Angeli caduti

    Il primo dei lungometraggi Rebuild of Evangelion ripercorreva territori noti, riassumendo l’inizio della serie, ma già il secondo premeva l’acceleratore e arrivava alla conclusione comune alle varie versioni, con Shinji che per proteggere Rei scatena l’apocalisse. Quando il terzo film comincia ci si trova dunque in zone del tutto inesplorate della mitologia della serie. Lo scenario è simbolicamente una Terra devastata, inondata da un Mar Rosso punteggiato di gigantesche croci, e Shinji, terrificato da quel che ha provocato, accetta l’amicizia e il conforto dell’androgino ragazzo angelo Kaworu. Se i primi due film, You Are (Not) Alone ovvero (Non) sei solo e You Can (Not) Advance ovvero (Non) puoi avanzare, trattavano fin dal titolo il dramma di essere unici anche insieme agli altri e la difficoltà di crescere, il terzo, You Can (Not) Redo ovvero (Non) puoi rifare, introduce il tema della redenzione. Ancora una volta la spettacolarità dei combattimenti tra mecha e le ambizioni metafisiche si fondono così all’introspezione, confermando Evangelion come un’opera fantasticamente Umana.

    Andrea Fornasiero
  • Gundam

    Se state pianificando una gita a Shizuoka, a 150 chilometri da Tokyo, è bene evitare spiacevoli sorprese: a essere troppo distratti si potrebbe sbattere contro gli ultra tecnologici alluci della riproduzione a grandezza naturale di un Mobile Suit Gundam, anche se 18 metri di mastodonte robotico non dovrebbero passare inosservati. Go Nagai ha ha avuto l’intuizione di trasformare, metaforicamente, Gamera e Godzilla in macchine da guerra guidate da eroi umani, esplorando una fantascienza futuristica; ma la casa di produzione Sunrise (Daitarn 3I cinque samuraiCity HunterCowboy Bebop e Inuyasha), con la prima serie di Mobile Suit Gundam nel 1979, ha portato il genere a un livello ulteriore, più maturo e compiuto. Quella di Gundam è fantascienza vera, adulta e compiuta: Yoshiyuki Tomino e il suo team creativo, raccolto sotto lo pseudonimo di Hajime Tatame, hanno costruito con dovizia di particolari un futuro plausibile, in cui fantasiose invenzioni (le particelle di Minovsky che impediscono l’uso dei radar e costringono i robottoni della Federazione Terra a battagliare a vista contro quelli del ribelle Ducato di Zeon) convivono con concetti reali come i punti di Lagrange; e toni tipicamente da anime (al netto di molti degli stereotipi della generazione precedente di mecha) si sovrappongono alle influenze di padri nobili letterari (su tutti Robert Anson Heinlein). Un futuro ambientato nello Universal Century, linea temporale comune alla maggior parte delle svariate incarnazioni di Gundam, universo narrativo ampio e complesso, simile per longevità e profondità – per intensità di dibattito provocato e di livello di nerdismo dei fan: in Giappone un gruppo di accademici ha fondato l’International Gundam Society – a quello di Star Trek. 12 serie tv, 10 Oav (Original Anime Video, lungometraggi animati straight to video), 1 Ona (Original Net Anime, distribuito in streaming online), un cortometraggio in Imax, un film tv in live action, romanzi, manga e un numero incalcolabile di videogiochi: la galassia Gundam è sterminata e intricata, il suo successo meritato e duro a morire.

    Nicola Cupperi

Il mondo dei Robot

A cura di Mauro Gervasini

  • Mazinga Z

    Creato da Go Nagai nel 1972, è il primo mecha e la sua saga apre la “trilogia di Mazinga” di cui fanno parte anche le storie di Il grande Mazinga e Goldrake. Il termine Mazinga deriva dal giapponese majin che significa entità demoniaca o fantastica. Storico nemico di Mazinga Z il tedesco Dottor Inferno che “rianima” i mecha della civiltà micenea (!).

    Mauro Gervasini

  • Getter Robot

    In principio, 1972, fu Mazinga Z: il primo robottone partorito dal genio di Go Nagai. Le cui creazioni più celebri, Jeeg Robot e Goldrake, arriveranno solo tre anni più tardi. Ma l’altro vero pezzo di storia dei mecha, Nagai lo crea nel 1974: Getter Robot è il primo automa componibile, formato dall’Aquila rossa di Ryo, il Giaguaro bianco di Hayato e l’Orso giallo di Musashi. Con caschi, tutine e sciarpe d’ordinanza, i tre combattono, chiaramente urlando, i Megazaus del Regno dei dinosauri.

    Nicola Cupperi

  • Goldrake

    Primo robot visto in Italia, il più amato. Actarus finisce sulla Terra mentre il suo pianeta è in guerra con il perfido Vega, ma i guai lo inseguono. Combatterà con il suo robot disco volante. Dato l’eclatante successo dei due Mazinga, in Giappone vollero mantenere anche per Atlas Ufo Robot la presenza di Koji Kabuto, personaggio comune a tutte e tre le saghe animate.

    Mauro Gervasini

  • Devilman

    Demone scagliato sulla Terra, deve spianare la strada per la conquista da parte del Regno delle tenebre. Uccide e possiede il giovane Akira, ma si innamora di Miki e difende le sorti del pianeta. Del manga di Go Nagai, capolavoro dai toni adulti, l’Europa riceve una versione anime edulcorata, ma non abbastanza da evitare le proteste di associazioni di genitori.

    Nicola Cupperi

  • Il grande Mazinga

    Seconda serie della saga di Go Nagai quella dedicata alle gesta del Grande Mazinga, il robot che alla fine di Mazinga Z giunge in suo soccorso e ne raccoglie il testimone. A pilotarlo il mitico Tetsuya, personaggio ben più complesso di Koji in quanto orfano, e per questo ossessionato dal complesso di inferiorità. Il robot è molto potente, può volare da solo e usa la spada. Fronteggia i Mikenes (micenei) e le loro creature. 

    Mauro Gervasini

  • Danguard

    L'unica occasione in cui il venerabile maestro Leiji Matsumoto (Capitan Harlock, Interstella 5555) ha messo il suo umanesimo ammantato di tristezza, fascino e tragicità al servizio dei robottoni. È il primo anime di mecha a essere trasmesso in Italia, nel 1978, da un consorzio di reti private. I Danguard lottano a colpi di cannone Balkan contro i mechastan di un’organizzazione nazistoide per raggiungere il pianeta Prometeo. La sigla italiana è cantata da Veronica Pivetti.

    Nicola Cupperi

  • Daitarn 3

    Il solo robot ad avere in Italia contrastato il successo di Goldrake è Daitarn 3, trasmesso da noi nel 1980. A crearlo è Yoshiyuki Tomino, lo stesso di Gundam. Tra i segreti del successo una animazione più dinamica, un protagonista, Haran Banjo, eroe affascinante, la sua famiglia disfunzionale e indimenticabili cattivi (i Meganoidi che mutano in Megaborg). Daitarn tutto distrugge con l’energia solare.

    Mauro Gervasini

  • Jeeg - Robot d'acciaio

    Hiroshi Shiba si trasforma in Jeeg Robot d’acciaio (o meglio: nella sua testa) per combattere contro un’antica civiltà sepolta che vuole riconquistare la Terra. La regina Himika subisce anche una guerra interna ed è a un certo punto rimpiazzata dall’imperatore del Drago, di cui si ricorda il luogotenente, generale Flora... Tra le migliori creature di Go Nagai, con una storia molto articolata.

    Mauro Gervasini

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