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Oggi Free
Mauro Gervasini dice che Spider è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 23:30.

Dove sono finite le sex symbol? Dal nostro archivio, una riflessione del 2012 di Roy Menarini.

Rick Alverson (in concorso a #Venezia75 con The Mountain ) è un comico da prendere decisamente sul serio. Lo avevamo segnalato negli Scanners.

Manca poco per la quinta stagione (su Netflix dal 14 settembre). Il cavallo più (o meno) famoso di Hollywoo sta per tornare.

Tra i 30 registi italiani più votati del nostro sondaggio pubblicato su FilmTv n° 34 c'è lui. Noi lo conosciamo bene, e voi?

Per festeggiare David Cronenberg che verrà premiato con il Leone alla carriera a Venezia 75 abbiamo pensato di rendere disponibili tutti gli articoli archiviati nella nostra collezione Locandine. A partire da La zona morta.

La citazione

«All work and no play makes Jack a dull boy»

In edicola: Martedì, 18 Settembre, 2018

Intervista a Laura Morante, interviste a regista e attori di Sulla mia pelle, I migliori film italiani: Roma città aperta, Speciale Venezia 75: la terza parte delle recensioni, Scanners di Zama, Serial Minds di Jack Ryan, locandina di Ready Player One di Steven Spielberg e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Un volto nella folla

Pigiata fra un’idiota accusa di gender indifference (per la presenza di una sola regista in Concorso) e demenziali shitstorm da social, questa Venezia 75 è stata costretta suo malgrado a subire l’aria dei tempi. È difficile capire come funzionano i dietro le quinte dei festival, per chi li vive dalla platea; e la critica, giustamente, deve fregarsene. Ma i sistemi sono anche fatti per essere messi in crisi e piegati, non soltanto lusingati. La coerenza è un credo a doppio taglio: ammirevole fino a quando non interviene il mercato, cioè nel momento in cui iniziano i calcoli. La Mostra ha razzolato il razzolabile, come un aspirapolvere: ha fatto bene, non poteva agire diversamente (benché l’assenza di Claire Denis e del suo High Life sia stata assordante e imperdonabile). È proprio per questa ragione che la ricerca, in mezzo al noto e al prevedibile, spicca ancora di più. Facile costruire un festival a suon di Chazelle, Coen, Cuarón e Reygadas, ma se fra loro compare Gonzalo Tobal è emblematico e una traccia a cui è impossibile guardare con noncuranza. La forza della Venezia di Alberto Barbera è l’identità anagrafica: bisogna accettarlo, non c’è niente di male a dare ciò che tutti chiedono (anche perché bisogna essere in grado di dare, e Barbera a tal proposito s’è dimostrato un gigante). I virgulti indefessi invocano Guadagnino e Lanthimos? Pronti! I cinefili nostalgici auspicano Assayas, Leigh e Martone? Eccoli! E mentre un’ondata poco rassicurante di opere seconde conferma il vecchio adagio della promessa non mantenuta e anzi diventata già maniera, a lasciare perplessi è la legittimazione cocciuta di nomi e immaginari da “integralismo politico” (continuo a credere che S. Craig Zahler sia una sòla). Però anche qui si vede una firma artistica, nell’insistenza e nella determinazione, quindi va bene, ognuno ha le proprie manie. Poi si può discutere di tutto, della tenerezza ideologica di alcune scelte (Oelhoffen) e dell’insipienza di certe scommesse (Alverson), ma sarebbe gioco scontato e francamente inutile: di Venezia contano il volto sui documenti ufficiali, i tratti somatici, il segno lombrosiano, tutte caratteristiche “inevitabili” e - a conti fatti - onorevoli. Questo deve fare un direttore di polso e di potere, dare l’impronta, seguirla, rispettarla. La critica, da par suo, non può che mettersi al servizio di se stessa, rinunciando all’invettiva fanzinara (purtroppo ancora diffusissima) e, nel migliore dei casi, abbandonando i propri luoghi comuni. Soltanto così potrà accettare Opera senza autore di Von Donnersmarck quale capolavoro.

Sta arrivando un bastimento

Andrea Segre, Gianfranco Rosi, Abderrahmane Sissako, Jonas Carpignano e Daniele Gaglianone. Abbiamo raccolto in uno speciale le voci dei cineasti che maggiormente si sono occpuati del tema delle migrazioni, mescolando racconti ed esperienze ma soprattutto inseguendo sguardi che non fossero necessariamente (solo) i loro, ma di chi parte. Oltre alle interviste, 17 recensioni di film che nel corso degli anni hanno raccontato i viaggi più diversi, con lucidità e urgenza. Numeri, percezioni, fatti ma soprattutto storie, quelle che era necessario raccontare attraverso il cinema.

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