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Alice Cucchetti dice che Shame è il film da salvare oggi in TV.
Su Cielo alle ore 01:15.

Se vi sono piaciuti Forza maggiore e The square , c'è un invisibile di Ruben Östlund che vi consigliamo di recuperare, presentato alla Quinzaine 2011.

Gianni Amelio racconta I nuovi mostri e riflette sull'Italia e sulla commedia all'italiana. Rileggete la locandina del 2005, il film è in streaming su RaiPlay.

Il 3 dicembre arrivano su Prime Video le prime 5 stagioni di questa serie Marvel. Curiosi? Scoprite di che parla nella nostra recensione.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Il cinema è come un uomo a cavallo che arriva in una cittadina del West, e noi non sappiamo niente di lui. (Jean-Claude Carrière)»

scelta da
Marianna Cappi

In edicola: Martedì, 4 Dicembre, 2018

Tutti i personaggi di Corrado Guzzanti, intervista a Alexandria Bombach (Sulle sue spalle), intervista a Gian Luca Farinetti (direttore della Cineteca di Bologna), decimo appuntamento con la rubrica Mancia competente, Omaggio a Nicolas Roeg, Lost Highway su Topolino, I migliori film italiani: Ossessione, Serial Minds di The Purge, locandina di Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Dopo la rivoluzione

C’è un’immagine che torna con insistenza nella mia memoria visiva ogni volta che in questi giorni ripenso a Bernardo Bertolucci. Non è una delle sue immagini “iconiche”, come possono essere - per esempio - quella del piccolo Pu Yi che si affaccia sul cortile centrale della Città proibita in L’ultimo imperatore, o quella di Marlon Brando e Maria Schneider nudi e abbracciati in Ultimo tango a Parigi o, ancora, quella dei tre protagonisti di The Dreamers che corrono liberi per i corridoi del Louvre come se fossero in un film di Godard. No, a me torna in mente il finale di Piccolo Buddha: l’immagine del monaco buddista che, dopo aver impiegato una vita per dar forma a un bellissimo mandala, con un gesto della mano lo distrugge e lo disperde nell’aria. Estetica dell’impermanenza. Consapevolezza dell’impermanenza: credo che una delle più evidenti differenze fra Bertolucci e tanti altri Maestri del cinema stia proprio qui. Loro, gli altri, molti degli altri, credono di essere eterni. Si pensano tali. Pensano di aver costruito col cinema un monumento a se stessi e alla propria gloria imperitura. Lui, Bertolucci, ha invece sempre nitida la consapevolezza del tempo. Sa che in ogni cosa c’è sempre un prima (prima della rivoluzione, prima della maturazione, prima dell’amore) ma anche un dopo (quando le rivoluzioni falliscono, le maturazioni abortiscono, gli amori finiscono). C’è, in lui, la consapevolezza della nostra transitorietà. Della precarietà del nostro vivere. Del nostro e anche del cinema. Ho capito ora - forse davvero solo nel momento in cui se n’è andato - che quello che ce l’ha fatto amare così tanto è che, anche quando si è inerpicato nel respiro potente dell’epica (Novecento) o si è immerso nel fuoco incandescente del mélo (La luna, Ultimo tango a Parigi, Io ballo da sola), lo ha fatto avendo sempre ben chiaro il sentimento del limite, della finitezza, della fragilità del vivere. Se fare cinema è dare forma al mondo, il mondo vivendo distrugge inevitabilmente le forme che gli abbiamo dato. Nessuno ce l’ha detto come Bertolucci. Nessuno ha continuato come lui a costruire forme pur nella consapevolezza della loro impermanenza. In pochi hanno notato che lo stesso giorno di Bertolucci se n’è andato anche Tomás Maldonado, il grande teorico della cultura del progetto. Non credo si conoscessero di persona, anche se so che Maldonado conosceva i film di Bertolucci. È singolare che se ne siano andati insieme. Bernardo, la passione. Tomás, la ragione. Due pilastri del nostro Novecento che ci lasciano contemporaneamente. A significare, forse, che quel mondo, dopo di loro, è davvero finito.

Novecento anno zero

Restaurato dalla Cineteca di Bologna, Novecento Atto I torna in sala dal 16 aprile. Uno dei film centrali del cinema italiano, epopea che fa i conti con la nostra storia lungo un secolo di furibondi conflitti. Anche, per noi, il pretesto per tornare a riflettere su un un grandissimo cineasta, Bernardo Bertolucci, riproponendo diversi materiali pubblicati nel corso del tempo da Film Tv, a partire da un ampio servizio curato da Marcello Garofalo e da un'intervista esclusiva di Monica Stambrini, autrice del documentario Sedia elettrica dedicato al making of di Io e te. Buona lettura!

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