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Alberto Pezzotta dice che La sottile linea rossa è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 21:10.

Detroit di Kathryn Bigelow è in streaming su Netflix

Fra alti e bassi, fra neorealismo, critofilm e prodotti calligrafici, il rapporto tra pittura e cinema nei film italiani.

Al Sudestival, il festival lungo un inverno che si tiene tutti i fine settimana dal 10 gennaio al 13 marzo 2020 a Monopoli (Ba), anche l'omaggio a Dino Risi nell'ambito di un "laboratorio" sulla commedia all'italiana con gli studenti, organizzato in collaborazione con Film Tv, media partner della manifestazione. Come film più rappresentativo, Mauro Gervasini ha scelto Il giovedì , che era anche il preferito dal regista milanese. Riproponiamo la locandina con il commento.

Avete già scoperto le due nuove piattaforme di cui stiamo recensendo serie originali, di recente? Una di queste è StarzPlay, su cui vi suggeriamo di cercare questa commedia.

Il numero 50 di Film Tv è tutto dedicato alle donne, in uno speciale che attraversa ruoli e media diversi. Uno dei nomi femminili fondamentali per il cinema è Chantal Akerman, di cui vi riproponiamo questo inedito.

La citazione

«Tutti i travestimenti del mondo non coprono la puzza di marcio. (Zatōichi)»

scelta da
Nicola Cupperi

In edicola: Martedì, 10 Dicembre, 2019

Feuilleton #6: la prima parte di Mysterium di Stefano Trinchero, speciale Lost Highway donne e cinema: intervista a Teona Strugar Mitevska, attrici e registe emergenti, serie tv e stand-up comedy al femminile, Serial Minds di Vida e Dickinson, locandina di Cléo dalle 5 alle 7 di Agnès Varda e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Appunti di volontà radicale

«Sono andata diverse volte al cinema con Susan Sontag e il risultato è che adesso soffro di torcicollo: sedeva rigorosamente in terza fila, al centro, perché voleva che l’immagine fosse ampia, totalizzante, così da sentirsene completamente rapita». Più luminosamente di tanti altri ritratti, la bonaria lamentela della giornalista Joan Acocella restituisce la fame di visioni, di letture, di mondo che marcò come un basso continuo la vita e l’opera dell’amica. Sontag è stata critica, filosofa, scrittrice, regista e attivista; un insostituibile a parte nella cultura novecentesca, per la varietà dei ruoli che ha incarnato, per la vastità dei suoi interessi e per la gelosia con cui ha custodito l’indipendenza del proprio pensiero - così presente al suo tempo (dagli anni 50 alla fine dei suoi giorni) e insieme così radicato nell’Ottocento europeo. A cinque anni, ansiosa di emanciparsi da un’infanzia parca di affetti, annuncia ai famigliari il proposito di vincere il Nobel. Vuol diventare famosa - dice - «per avere accesso agli altri». Anche se non si è mai aggiudicata il premio, ha scritto pagine e pagine che parlano ancora: sul cinema, sul camp - si deve risalire fino al suo saggio del 1966 per capire oggi l’abito-lampadario di Katy Perry o la testa decapitata di Jared Leto all’ultimo Met Gala -, sulla malattia e sulla sua metaforizzazione, sulla fotografia e sul proliferare delle immagini - da rileggersi adesso, tra un selfie e l’altro. Il mese scorso è uscito per nottetempo La coscienza imbrigliata al corpo (pp. 600, € 25), secondo di tre volumi di diari e taccuini, che, dal 1964 al 1980, copre l’arco della maturità: un’operazione a cui si è dedicato con cura devota David Rieff dopo essersi trovato per le mani, alla morte della madre nel 2004, un’enorme mole di materiale che ha scelto di pubblicare pressoché integralmente, senza escludere pagine «imbarazzanti» per lei o «dolorose» per lui. Pagine che fanno del lettore il testimone privilegiato della mentelaboratorio di Sontag, convinta che «le cose non esisterebbero» se lei non esprimesse il proprio interesse per loro «almeno annotandone i nomi» e impegnata, quindi, a compilare liste di aggettivi a uso futuro; ad appuntare compulsivamente visioni e letture. A radiografare la propria esistenza con severità e schiettezza esemplari: «alta; bassa pressione sanguigna; dolori mestruali trascurabili; le piace vedere persone deformi (voyeurista)» scrive di sé in una sorta di bizzarra auto-anamnesi. Ma a colpire, leggendo questi diari che traboccano di note dolcissime, amare, disperate, è soprattutto il legame tra l’intellettuale e la donna, la donna e l’intellettuale: se parla del suo lavoro lo fa con il trasporto di un’innamorata, se parla delle donne che ha amato disseziona le relazioni alla luce abbagliante della sua intelligenza. Con la sua inesausta difesa del formalismo, lei, che nella vita non voleva essere ridotta alla sua opera e nell’opera non voleva essere ridotta alla sua vita, ci ha insegnato a non mettere noi stessi, genere incluso, davanti a ciò che guardiamo e leggiamo. Per questo, e per il suo progetto di stabilire «un’erotica dell’arte in luogo di un’ermeneutica», questo numero sulla rappresentanza e la rappresentazione delle donne nel cinema e nella televisione lo dedichiamo a Susan Sontag, una donna che ci rappresenta, come già avevamo fatto quasi un anno fa (vedi Film Tv n. 4/2019) con l’indomita Goliarda Sapienza.

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