Il figlio di Saul di László Nemes - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 03/2016

Il figlio di Saul


Regia di László Nemes

Nel romanzo di Martin Amis La zona d’interesse (Einaudi), pubblicato nell’agosto del 2014 e da noi arrivato nell’autunno 2015, un membro dei sonderkommando (le squadre di prigionieri ebrei che aiutavano i nazisti nella gestione dei campi di concentramento) inizia così il suo racconto: «C’era una volta un re, e questo re incaricò il suo mago prediletto di fabbricare uno specchio magico. Questo specchio non ti mostrava il tuo riflesso. Ti mostrava la tua anima - ti mostrava chi eri realmente» (trad. Maurizia Balmelli). Il figlio di Saul, presentato a Cannes 2015, costruito anch’esso attorno alla figura di un sonderkommando, sta incredibilmente racchiuso in quelle parole: Saul Ausländer è quasi sempre ripreso in primissimo piano, al centro di elaborati piani sequenza, come una figura immobile, per quanto in costante movimento, dentro un mondo vorticoso. L’orrore è tenuto in profondità, sfocato, fuori campo o solamente udito: uno scandalo così grande da essere concepibile solo attraverso il filtro di una presenza umana. Saul guarda in macchina, ma in realtà guarda nello specchio magico, rimandando non il suo riflesso, bensì la sua anima. Nell’inferno di un lager rappresentato come una fabbrica, nel caos di ordini, lavori ed esecuzioni, Saul è l’ultimo uomo sulla Terra, un uomo già morto che però, di fronte al cadavere di un ragazzo che gli ricorda il figlio, prova a recuperare un appiglio di umanità e a dare a quel corpo una degna sepoltura. Fra le due forme possibili di rivolta, quella armata e quella documentaria di fotografie e testimonianze scritte (elementi che collegano il film alla riflessione filosofica sull’Olocausto, a Didi-Huberman e Claude Lanzmann), Saul ne trova un’altra: quella religiosa e spirituale. E la sua anima umiliata ma non uccisa, i suoi occhi spenti e imploranti, non chiedono altro che una reazione da parte dello spettatore. László Nemes, 38 anni, già assistente di Béla Tarr, usa lo stile per imprigionare lo sguardo nell’inquadratura: non si può sfuggire a Il figlio di Saul, non si può guardare altrove. In scena ci sono la morte e la sua negazione - e forse solo così era possibile chiudere una volta per tutte i conti fra il cinema e la Shoah.

 

I 400 colpi

PA
8
MCA
8
AC
8
SE
5
IF
8
AF
9
AG
9
RM
10
GAN
7
GS
9
MS
8
media
8.1
Il figlio di Saul (2015)
Titolo originale: Saul fia
Regia: László Nemes
Genere: Drammatico - Produzione: Ungheria - Durata: 107'
Cast: Géza Röhrig, Levente Molnár, Urs Rechn, Todd Charmont, Jerzy Walczak, Gergö Farkas, Balázs Farkas, Sándor Zsótér, Marcin Czarnik, Levente Orbán

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