Pieces of a Woman di Kornél Mundruczó - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 01/2021

Pieces of a Woman


Regia di Kornél Mundruczó

Pieces of a Woman, pezzi di una donna. Di più donne: i frammenti di un discorso interrotto, frainteso, amaro sulla maternità e sul femminile compongono lo specchio crepato in cui si riflettono i volti di Martha, Elizabeth e Eva. La prima (Vanessa Kirby, Coppa Volpi a Venezia 2020 per una prova viscerale che echeggia la Gena Rowlands cassavetesiana) sfugge alla necessità di affrontare i postumi emotivi di un parto casalingo terminato con la morte improvvisa della figlia appena nata, e scansa i cocci della relazione in deterioramento con il partner Sean (Shia LaBeouf, sempre efficace nel suo tormento in replay). La madre Elizabeth (Ellen Burstyn, ovviamente straordinaria), con la quale Martha ha un proverbiale ma non per questo meno frustrante rapporto conflittuale, pretende che la figlia guardi in faccia quei brandelli di rabbia e disperazione (come ha fatto lei, sopravvissuta all’Olocausto) affinché non divengano ostacoli definitivi, spettri onnipresenti. La incalza, in un accorato monologo in camera, cercando di persuaderla a recarsi in tribunale per testimoniare contro Eva (Molly Parker), l’ostetrica a cui è attribuita la responsabilità del decesso e che quella notte ha visto andar in pezzi anche la propria esistenza. I quasi 30 minuti iniziali di Pieces of a Woman, ottavo film dell’ungherese Kornél Mundruczó (il primo di co-produzione internazionale, sotto l’egida di Scorsese), sono compressi in un virtuoso pianosequenza, un tour de force attoriale e un’iperrealistica ed estrema, finanche respingente, full immersion nell’odissea del travaglio, dalle doglie al parto. Un prologo letteralmente mozzafiato, quasi un mediometraggio a sé stante, che sul piano della vertiginosa forma richiama i lavori passati del regista, però rinunciando (diversamente dall’ultimo Una luna chiamata Europa e dal bellissimo White God - Sinfonia per Hagen) a immissioni di realismo magico ai quali affidare un riposo temporaneo dal serrato verismo. I restanti 100 minuti Mundruczó e la sceneggiatrice di fiducia e compagna di vita Kata Wéber - che adatta una sua omonima pièce - li impiegano documentando il sofferto processo d’elaborazione del lutto da parte di Martha, assediata non soltanto dal dolore privato ma anche da un’illegittima narrativa operata da esterni (i familiari, i media, il pubblico) che s’impossessano e riscrivono impropriamente lo spazio tutto personale della tragedia e di quei frammenti, la loro complessità e contraddittorietà. Ma la via crucis della protagonista è anche materia d’esorcizzazione del medesimo trauma vissuto in prima persona dagli stessi autori: il rigore e il controllo dello sguardo s’intrecciano così a una crescente empatia verso la finzione, e il racconto arriva a socchiudersi su un prefinale liberatorio (il segmento processuale) e successivamente a spalancarsi su un epilogo allegorico e conciliatorio a un passo dalla ridondanza. Ma è, questa, una sbavatura veniale - e umanissima - in un’opera tanto impeccabile quanto straziante.

I 400 colpi

AA
5
PA
7
PMB
5
CBO
8
MC
6
MSC
8
ADG
6
FDM
8
SE
6
IF
8
RM
6
MM
7
EM
5
FM
6
RMO
7
GAN
6
LP
8
ES
8
GS
7
RS
6
media
6.7
Pieces of a Woman (2020)
Titolo originale: Pieces of a Woman
Regia: Kornél Mundruczó
Genere: Drammatico - Produzione: Canada/Ungheria - Durata: 128'
Cast: Vanessa Kirby, Shia LaBeouf, Ellen Burstyn, Sarah Snook, Molly Parker, Iliza Shlesinger, Benny Safdie, Jimmie Fails, Vanessa Smythe, Tyrone Benskin
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura: Kata Wéber

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