A Chiara di Jonas Carpignano - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 40/2021

A Chiara


Regia di Jonas Carpignano

Metà italiano, metà Barbados, cultura cinematografica Manhattan, Jonas Carpignano, che dal 2010 vive in Italia, tra Calabria e Sicilia, è un casseur estetico. Rompe le barriere posticce, e ci invita a partecipare alla gran festa. È un saldatore specializzato nell’ibridare soavi melodie mediterranee e ritmi tropicali conturbanti; dark e light; cultura alta e bassa; globalizzazione e localismi; nomadismo e stanzialità; doc e fiction (quella gara a chi scopre più cose vere possibili, per via diretta o indiretta). Se non è l’unico a portare il caos dell’horror (il suo primo film rendeva omaggio a Bava e Argento) nell’ordine dei valori guasti e dominanti, provate però a spezzare il muro che divide lo sguardo impressionista da quello espressionista, tra velocità di pennellata e deformazione “cubista” d’oggetto, provocata dal saggio riflettere sul tempo e sulla storia. Pochi ci riescono nel cinema d’oggi (uno è Scorsese, che gli ha prodotto A Ciambra) ed è per questo che nel tempio di Cannes l’ultima parte della sua decennale trilogia “land art” sul microcosmo Gioia Tauro e dintorni ha colpito gli occhi più liberi e vinto l’Europa Cinema Label alla Quinzaine, che aiuta la distribuzione continentale (e poi il premio SNCCI). A Chiara sembra già visto e più tradizionale, rispetto alle provocazioni dei primi due capitoli, dal punto di vista della narrazione: la relazione tra la figlia minorenne del titolo e suo padre adorato, che a un certo punto gli sembrerà un mostro, e non perché ‘ndranghetista. Un film sulla famiglia italiana vera, dove appare perfino un assistente sociale, ha finanziamenti statali sicuri. Mediterranea (2015), invece, nasceva dal corto A Chjàna sulla sommossa dei migranti dopo il pestaggio razzista di due di loro, e il lavoratore africano Koudous Seihon, novello Ulisse, ne era l’anima bella, proprio come vorrebbe essere il piccolo rom Pio di A Ciambra (2017), con non pochi problemi di identità e di fuga frustrata, visto che il magnetismo comunitario e la povertà ereditata son troppo potenti. Personaggi che intrecciano qui i loro percorsi con quelli di un’altra anima centrifuga, Chiara Guerrasio, che già nel 2019 era stata la protagonista quindicenne di un corto omonimo, A Chiara - sempre attorniata dalla sua vera famiglia - riproposto dalle Giornate del cinema di Venezia 2021. Se la narrazione (il rapporto azione/reazione tra papà e cocca di papà) pare poco originale antropologicamente, è il racconto (il design e la dinamica dell’inquadratura e della sequenza) a infrangere alcuni tabù e cliché del nostro cinema, con inaspettati incroci tra pubblicità progresso e scoppi cormaniani (i fuochi improvvisi nella notte, la festa incestuosa e bambocciona da clan dei Barker) e addirittura “pugnalate comiche” alla John Landis. Quando, nella fitta brughiera nebbiosa che nasconde il covo dove papà prepara le confezioni da spacciare, Swamy Rotolo (l’attrice protagonista, capace di maneggiare almeno sette tipi di ambiguità con una sola espressione) si rende conto che quell’impiegatuccio ‘ndranghetista, banalità del male, mente. E potrebbe farle di peggio. Azzannarle il collo per amore, per esempio, come David Naughton in Un lupo mannaro americano a Londra con l’amata Jenny Agutter.

I 400 colpi

PA
9
MC
10
ADG
7
IF
8
MG
8
RM
5
MM
7
FM
8
RMO
8
GAN
7
LP
7
GS
7
RS
10
media
7.8
A Chiara (2021)
Titolo originale: -
Regia: Jonas Carpignano
Genere: Drammatico - Produzione: Italia/Francia - Durata: 121'
Cast: Swamy Rotolo, Claudio Rotolo, Grecia Rotolo, Carmela Fumo, Giorgia Rotolo, Antonio Rotolo
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura: Jonas Carpignano

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Humour
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo

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