Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 41/2017

Blade Runner 2049


Regia di Denis Villeneuve

(Il regista prega di parlare del film senza rivelare la trama, e noi ci proviamo). La prima buona notizia è che Blade Runner: 2049 non è un reboot, non ci sono aggiornamenti e revisionismi a uso delle giovani generazioni, ma è un vero sequel. E presuppone la conoscenza minuziosa del film di Ridley Scott. Per alcuni si tratta di un difetto: ma se un ignaro quindicenne non prova uno strano senso di vertigine nel vedere Sean Young resuscitata digitalmente, con quelle orribili spalline anni 80 - be’, non è colpa di Villeneuve. È anche un film pienamente autoriale, ben inserito nel mondo tematico del regista del Québec - i cui due primi lungometraggi, Un 32 août sur terre e Maelström, ruotavano attorno ai temi del concepimento e dell’aborto. Ma questo possiamo anche ignorarlo. C’è aria di familiarità, ma nessun effetto remake: Blade Runner: 2049 parte da immagini del film del 1982 diventate proverbiali (la megalopoli noir, piovosa, sporca e multietnica), le arricchisce e le perfeziona. 35 anni (che nel mondo narrativo del film sono 30) non sono passati invano. Nel frattempo c’è stata anche una mezza apocalisse, la vegetazione non esiste più (anche se compare un fiorellino, religiosamente raccolto come in Wall•E, e poi dimenticato: sarà lo spunto per un terzo capitolo?). E c’è aria di fine della civiltà, da Museo Terra, per citare il titolo di un vecchio progetto di Jodorowsky: a casa di Deckard convivono Michelangelo, Turner, Frank Sinatra ed Elvis Presley, gli ultimi due come ologrammi di varie dimensioni. Tra cinquant’anni la cultura occidentale, probabilmente, sarà ridotta a questo pot-pourri. Gli ologrammi sono una della novità iconografiche e narrative del sequel. Sono replicanti-app al momento innocui, commercializzati per fare compagnia; e paiono progressivamente dotati di coscienza, anche se non di corpo (da cui una sequenza erotica che cerca di evitare l’ovvio). Visto che il film è stato girato nel 2016, c’è anche molta realtà virtuale interattiva. Mentre sullo sfondo rimangono ben saldi i vecchi dilemmi filosofici: io è un altro? Esse est percipi? Chi mi ha creato? La drammaturgia, questa volta, si allarga a includere la cara vecchia tragedia greca, con un Edipo senza mamma alla ricerca del babbo (spero di non spoilerare troppo). Nulla di inedito, forse, anche rispetto all’universo dei supereroi, dove agnizioni e paternità problematiche sono all’ordine del giorno. Ma l’abilità perfida di Villeneuve sta nell’usare le rassicuranti mitologie occidentali per ribaltarle, e costruire un eroe la cui tragicità non è quella che ci si aspetta. C’è anche un sottointreccio messianico, ma non è la chiave della storia: non siamo mica a Matrix. E alla fine, tra neve e lacrime, prevale il mélo. Gli occhi dei personaggi sono spesso umidi, come in un film di Christopher Nolan: è il neoclassicismo degli anni 10? In ogni caso, un film come se ne facevano una volta, pop quanto basta, e con un cuore. Perché il cuore ce l’hanno anche gli esseri sintetici. 

I 400 colpi

AA
8
PA
8
PMB
10
MC
7
AC
8
SE
9
IF
8
AF
10
MG
7
RM
7
FM
7
RMO
6
GAN
7
GS
7
RS
6
FT
9
Blade Runner 2049 (2017)
Titolo originale: Blade Runner 2049
Regia: Denis Villeneuve
Genere: Fantascienza - Produzione: USA - Durata: 163'
Cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Dave Bautista, Robin Wright, Jared Leto, Ana de Armas, Mackenzie Davis, Edward James Olmos, Sylvia Hoeks, Lennie James

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