Bronx di Olivier Marchal - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 45/2020

Bronx


Regia di Olivier Marchal

Nel frattempo Olivier Marchal è diventato un personaggio pubblico. Ex poliziotto, si schierò dalla parte dei colleghi durante la stagione calda dei gilet gialli con una lettera aperta, ha partecipato a qualche talk show, porta avanti la sua battaglia politica affinché il ruolo di ministro dell’interno sia ricoperto obbligatoriamente da funzionari di polizia o gendarmi. Questo è Marchal, non altro, non altri. I suoi film sono lo specchio dell’anima. Bronx non fa eccezione, anzi è il manifesto di un pensiero e di uno sguardo. Solo che Marchal questa volta non è solo, c’è Marsiglia che ha un codice tutto suo. La storia criminale della città focese è stratificata, in origine i còrsi, poi gli italiani, adesso i magrebini, ma i còrsi son tornati, e gli italiani forse non se ne sono mai andati... E c’è la polizia. Una sola? No: quella che fa affari con i còrsi, quella che tratta con i magrebini e così via, fino agli onesti, rovinati e marci dentro, mortificati da una catena di comando che è solo far carriera, dalla burocrazia corrotta e dalla stoltezza dei decisori. Bronx è il luogo delle viscere, l’invisibile cuore nero della città perché tutt’intorno e sopra la bellezza è abbagliante, ma la cattedrale di Sainte-Marie-Majeure può trasformarsi nel luogo di una contesa sacrilega, la Baie des singes diventare all’improvviso il teatro di una guerra. Quella tra bande, i còrsi (guidati dalla regina nera Claudia Cardinale e da suo figlio Alain Figlarz, vecchia e truce conoscenza) contro tutti, con quattro sbirri a cercare di sparigliare le carte. Commettono un errore uccidendo un collega infiltrato, e da lì tutto precipita. A inseguire la coerenza della storia, o a soppesare le situazioni più o meno verosimili (uno come Nadal non entrerebbe mai in un’auto ostile con un passeggero dietro senza assicurarsi che sia disarmato, suvvia) non si va da nessuna parte, il cinema di Marchal è atmosfera, facce e sensazioni. Quelle fatali appiccicate ai personaggi che per proprietà transitiva finiscono per stropicciare gli occhi dello spettatore. Marchal è la prima, formidabile sequenza, quella con il Vecchio (Gérard Lanvin) in ospedale scortato da Vronski, il capo dell’anti gang, un detour irregolare sancito da un unico sguardo. Gli è bastato guardarsi per capire che uno non fregherà l’altro. Marchal è la sparatoria sulla spiaggia, la violenza inesorabile e cieca, in questo caso quasi alla lettera perché si finisce per non capire più a chi si sta sparando. Marchal è la percettibile fatica dei suoi uomini piegati dagli eventi, lo spirito di corpo trionfante, l’urlo della notte cupa che squarcia il sole del Panier, la vendetta come unico valore condiviso dai buoni e dai cattivi. Marchal è il suo cast. Poco noti i quattro interpreti dei flic, tranne Kaaris, star francese del rap, mentre oltre ai comprimari di lusso sopra citati si muovono all’ombra della luce marsigliese Jean Reno, Catherine Marchal nei panni dell’agente degli affari interni, l’ottimo Francis Renaud con occhio di vetro e il grande Moussa Maaskri (Costa). Tutto qua. Niente di più, ma neanche niente di meno.

I 400 colpi

AB
6
PMB
4
MC
5
ADG
4
SE
5
IF
5
MG
7
FM
3
RMO
7
LP
5
ES
4
GS
5
RS
5
FT
5
media
5.0
Bronx (2020)
Titolo originale: Bronx
Regia: Olivier Marchal
Genere: Azione/Gangster - Produzione: Francia - Durata: 116'
Cast: Lannick Gautry, Stanislas Merhar, Kaaris, David Belle, Jean Reno, Claudia Cardinale, Patrick Catalifo, Moussa Maaskri, Catherine Marchal, Francis Renaud, Erika Sainte
Distribuzione: Netflix
Sceneggiatura: Olivier Marchal

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