City Hall di Frederick Wiseman - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 42/2021

City Hall


Regia di Frederick Wiseman

Sfacciato e partigiano più del solito, il novantenne Wiseman, oggi residente a Parigi, torna nella capitale del suo Massachusetts per dimostrare che un municipio funziona efficacemente anche se opera per la giustizia sociale. Concepito come antitesi a Trump, il film contrappone all’«America First» un modello di sviluppo antirazzista, capace di azzerare la disoccupazione senza penalizzare i quartieri poveri, le minoranze LGBTQ e gli ultimi tra gli immigrati. Wiseman non girava a Boston dal 1989, quando in Near Death aveva raccontato il Beth Israel Hospital. City Hall lo ha prodotto, diretto nelle immagini e nei suoni e montato, tra il 2018 e il 2019. Migliore film del 2020, secondo i “Cahiers du cinéma”. Il film sorprende. Non siamo abituati all’endorsement appassionato di un politico da un cineasta considerato “oggettivo” e che considera il documentario «un ottimo rilevatore di stronzate». City Hall è un puzzle - ritmato da poche canzoni, molte sequenze di vita quotidiana e istantanee architettoniche - che imbastisce riunioni e incontri, pubblici o privatissimi, retorici o tecnici, nei quali la dinamica giunta democratica del sindaco Marty Walsh si sforza di attivare le comunità più dimenticate, discute questioni amministrative alte, sfiora le tradizioni storico-culturali che hanno reso l’Atene d’America così invidiata (e odiata) dal resto del paese. Il tutto circondato dai piccoli grandi problemi apparentemente insignificanti e noiosi. Dal budget vivisezionato e protetto dai tagli federali si passa al derattizzatore, dal corteo per festeggiare l’ennesima vittoria alle World Series dei Boston Red Sox alla manutenzione dei giardini e alla raccolta dell’immondizia, dalle tradizioni culinarie esotiche da salvaguardare ai veterani e agli anziani da rimotivare. Uffici trasparenti e accessibili a tutti per contestare multe ingiuste, ampliare l’edilizia scolastica, aprire negozi di cannabis, coinvolgere Amazon ad assumere, sposarsi se si è gay o, se si è donna e ispanica, non farsi decurtare del 40% lo stipendio rispetto ai maschi. Attratto irresistibilmente dal funzionamento “interiore” delle istituzioni sociali, sin dal manicomio radiografato nell’esordio, Titicut Follies (1967), questa volta Wiseman più della città, traumatizzata dall’attentato alla maratona del 15 aprile 2013, trova la sintesi di una struttura complessa in un corpo solo, nel sindaco obamiano (oggi promosso da Biden a ministro del lavoro). Un politico, un baby kisser come dicono in America, sì, ma capace in cinque anni anni di attivare dal basso e rendere inclusiva una metropoli multietnica “resiliente” (e seviziata da Washington). Origini operaie, sangue irlandese, sfuggito al cancro da piccolo, alcolista anonimo in un certo punto della vita, Walsh amministra le 4 ore e 32 minuti del film da prestidigitatore: la “democrazia formale” diventa “democrazia in azione”. Dal viso rubicondo e affabile, con l’accento tipico di Beantown, Walsh è statista franco e carismatico, ascolta attentamente, è costruttivo. Nell’happy end dichiara: «Quello che facciamo a Boston può cambiare il paese. Abbiamo dimostrato che le differenze non devono dividerci. Quando siamo insieme, tutto è possibile».

I 400 colpi

AA
8
PA
8
AB
8
MC
10
MSC
8
FDM
9
SE
8
IF
9
MG
8
RM
6
MM
8
FM
9
GAN
7
ES
8
GS
9
RS
9
media
8.3
City Hall (2020)
Titolo originale: City Hall
Regia: Frederick Wiseman
Genere: Documentario - Produzione: Usa - Durata: 252'
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Montaggio: Frederick Wiseman
Fotografia: John Davey

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