Cold War di Pawel Pawlikowski - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 51/2018

Cold War


Regia di Pawel Pawlikowski

Se ogni storia d’amore può essere raccontata come una guerra, allora ogni guerra può essere raccontata da una storia d’amore. Europa, metà del Novecento, nel cuore della Guerra fredda: dal 1949 al 1964, da una parte e dall’altra della cortina di ferro, tra la Polonia stalinista e la Berlino est del socialismo reale, il Check Point Charlie e la Parigi esistenzialista, la Zagabria di Tito e poi ancora Parigi e Varsavia; la relazione fra i due protagonisti di Cold War, il pianista Wiktor e la cantante Zula - lui intellettuale e lei irruenta, lui scuro di capelli e lei bionda, lui traditore e lei spia - diversi in tutto ma uniti dalla musica e dalla passione nasce, muore, risorge e si autodistrugge passando attraverso le grandi macchinazioni della Storia. Seguendo il destino di Wiktor e Zula, che si conoscono nelle campagne polacche durante le prove per la creazione di un coro di canti popolari, si amano e si lasciano quando lui fugge in Francia e lei sceglie invece di restare in patria, salvo ritrovarsi, perdersi e ancora ritrovarsi nel corso degli anni, Pawlikowski e i suoi sceneggiatori Janusz Głowacki e Piotr Borkowski seguono passo dopo passo l’evoluzione musicale e culturale del loro paese e dell’Europa intera, nei decenni che ridefiniscono il mondo dopo la guerra e sanciscono la nascita della modernità. Dal repertorio folkloristico studiato già da Kodály e Bartók alla creazione di un’epica operaia per assecondare il regime filosovietico; dalla gigantografia di Stalin ai club della Parigi esistenzialista; dal jazz che saccheggia ogni tradizione alle balere rock degli anni 60, la nuova identità degli europei si forma all’insegna della contaminazione e del tradimento. Il mondo è diviso in due, ma le traiettorie degli individui e dell’arte sono percorsi ininterrotti e intrecciati. E il cinema stesso, figlio, testimone e cantore del Novecento, ruba anch’esso dal contesto in cui si trova: cita Casablanca, Hitchcock, Freda, Bresson, Antonioni, Forman, Polanski, Tarkovskij, contribuendo come la musica e la politica alla costruzione di un immaginario. Con il formato 4:3 e un bianco e nero luminoso o a tratti contrastato, a Pawlikowski bastano poche calibratissime inquadrature (per esempio, quando racconta la fuga a Berlino ovest di Wiktor o immortala gli anni 50 nell’arredo delle case parigine) per sintetizzare un passato nel quale poggiano le radici della cultura pop in cui siamo ancora immersi. In Cold War il cinema è un modo di guardare la realtà; una forma d’arte ripiegata su se stessa, che supera l’idea di citazione e grazie a una narrazione per ellissi e suggerimenti offre allo spettatore il piacere dell’epifania - lo svelamento del passato attraverso le immagini. «L’ideale sarebbe non mostrare nulla», diceva Bresson. «Siccome è impossibile, però» aggiungeva «allora bisogna mostrare le cose da un angolo che evochi tutti gli altri». Pawlikowski ha scelto l’angolo del cinema stesso, traducendo nelle sue immagini derivative e per questo modernissime la forza nascosta dell’amore come motore della Storia.

I 400 colpi

AA
8
PA
6
PMB
6
SE
6
IF
6
MG
7
RM
10
MM
6
EM
9
FM
6
RMO
7
EMO
8
GAN
7
LP
6
ES
6
GS
6
media
6.9
Cold War (2018)
Titolo originale: Zimna wojna
Regia: Pawel Pawlikowski
Genere: Drammatico - Produzione: Francia/Gb/Polonia - Durata: 84'
Cast: Joanna Kulig, Tomasz Kot, Borys Szyc, Agata Kulesza, Cédric Kahn, Jeanne Balibar, Adam Ferency, Adam Woronowicz, Adam Szyszkowski, Giorgio Rayzacher
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski, Janusz Głowacki

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