Cosa resta della rivoluzione di Judith Davis - la recensione di FilmTv

Recensione pubblicata su FilmTv 34/2020

Cosa resta della rivoluzione


Regia di Judith Davis

«Ci avete mangiati! Eravamo buoni?» tuona Angèle ai suoi capi, brava gente di sinistra che la licenzia perché uno stagista sottopagato è più conveniente. Indignata per l’ignavia della sua generazione (la sorella sottomessa al sogno borghese) e per l’impigrimento di quella precedente (il padre ex sessantottino), incapace di tramandare l’impegno politico e dar corpo agli ideali socialisti, la Michela Apicella parigina di Judith Davis (protagonista, regista e co-sceneggiatrice) cerca una nuova lotta dentro un piccolo collettivo di sconosciuti (la parte migliore del film), poi s’innamora di un buffo preside (la sottotrama più debole, alla Amélie Poulain), infine si confronta con la ferita d’abbandono materno. Irruente, piena d’ardore e fino all’ultimo irrisolta, proprio come il suo film.

Cosa resta della rivoluzione (2019)
Titolo originale: Tout ce qu'il me reste de la révolution
Regia: Judith Davis
Genere: Commedia drammatica - Produzione: Francia - Durata: 88'
Cast: Judith Davis, Malik Zidi, Claire Dumas, Simon Bakhouche, Mélanie Bestel, Nadir Legrand, Mireille Perrier, Yasin Houicha, Pat Belland, Samira Sedira
Distribuzione: Wanted Cinema
Sceneggiatura: Judith Davis, Nadja Dumouchel, Cécile Vargaftig

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