Detroit di Kathryn Bigelow - la recensione di FilmTv

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Recensione pubblicata su FilmTv 47/2017

Detroit


Regia di Kathryn Bigelow

La più classica delle costruzioni drammatiche: tre atti. Il primo introduce il contesto e innesca la miccia; il secondo va al cuore del racconto, isolando i personaggi principali e le loro dinamiche; il terzo tira le fila della storia. Si sviluppano così, con rigore potente, le due ore e 23 minuti di Detroit, il film che Kathryn Bigelow ha diretto su una sceneggiatura di Mark Boal (già autore di The Hurt Locker e Zero Dark Thirty) e con la fotografia di Barry Ackroyd (già direttore della fotografia di The Hurt Locker e dei film di Paul Greengrass). Dalla loro collaborazione paiono sprigionare pura energia e un deciso approccio alla Storia. Parlare del passato con la consapevolezza che questo si rispecchia nel presente; isolare segmenti minori e, come in questo caso, misconosciuti, per dare un senso al quadro generale. Aperto da una breve sequenza animata che, attraverso i dipinti di Jacob Lawrence, ricostruisce i passaggi dell’emigrazione interna, da sud a nord, degli afroamericani, Detroit racconta di quella notte del 23 luglio 1967 in cui la polizia fece irruzione in un club senza licenza nel quartiere nero, causando, durante gli arresti per strada, l’esplosione di uno dei tanti disordini che infuocarono quell’estate le metropoli americane. Durò cinque giorni e fu uno dei più violenti della storia degli Stati Uniti. Dal prologo quasi documentaristico (dove le nervose riprese di Ackroyd si fondono con i newsreel d’epoca che la Bigelow ha utilizzato), emerge Larry, giovane afroamericano del gruppo dei Dramatics, la cui esibizione pubblica viene interrotta dai moti, che con l’amico Fred si rifugia in un hotel dove tutto pare tranquillo e dove alcuni ragazzi neri e due ragazze bianche stanno facendo festa, bevendo, scherzando. Ahimé, anche con una pistola giocattolo. E da qui parte il secondo atto, lungo e terribile, ambientato all’interno dell’Algiers Motel, dove un giovane poliziotto razzista con un paio di colleghi, per ore, tortura, picchia, uccide alcuni dei clienti dell’albergo. Una pistola che non esiste, un gioco sadico che può andare solo in crescendo, la paura, l’impossibilità (per gli ostaggi immobilizzati faccia al muro, ma anche per i poliziotti) di vedere l’intero quadro, di capire, di reagire. Chiusi là dentro, viviamo con loro l’angoscia e il terrore. Cui fa da corollario, nel terzo atto (processuale), l’ingiustizia di condanne mai comminate, appunto per mancanza di testimoni oculari. Una posizione chiarissima dell’autrice non solo nei confronti di quell’episodio, ma dell’intera storia (attualità compresa) della questione afroamericana. Ma c’è di più, in Detroit: c’è, amarissima, la fine del “Sogno”, quello di riscatto e civiltà della popolazione di colore e quello personale, umano, americano, del successo e della possibile realizzazione dei desideri. Larry Reed, traumatizzato dalla notte all’Algiers e dagli esiti processuali, non canterà mai più con i Dramatics, né su un palcoscenico: la sua voce si leva solo nella chiesa di Detroit della quale guida il coro.

I 400 colpi

PA
8
PMB
5
MC
10
AC
8
SE
10
IF
7
AF
9
MG
8
RM
6
EM
8
FM
7
RMO
8
GAN
10
LP
7
GS
7
RS
10
Detroit (2017)
Titolo originale: Detroit
Regia: Kathryn Bigelow
Genere: Storico - Produzione: Usa - Durata: 143'
Cast: John Boyega, Anthony Mackie, Algee Smith, Will Poulter, Jacob Latimore, Jason Mitchell, Hannah Murray, Jack Reynor, Kaitlyn Dever, Ben O'Toole, John Krasinski

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Detroit sotto assedio» Servizi (n° 47/2017)

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